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25/11/09

Piano piano, a fatica

Piano piano, a fatica, riemergo dall'inferno.

Nessuna influenza, nessun imprevisto o accidente incidentale. Solo lei: la fibromialgia. E' tornata più rabbiosa che mai, colpendomi all'improvviso durante il sonno. Mi sono semplicemente girata su un fianco allungando un braccio per spegnere la sveglia e una scossa mi ha attraversato il cervello, come una scarica elettrica. Tutto qui. Semplice. Ma tanto è bastato per impietrirmi dal dolore, dal collo giù giù fino alle gambe. A nulla sono valsi i miorilassanti, gli analgesici, i bagni caldi. Il dolore non mollava e contraeva tutti i muscoli. Un colpo di tosse, un sorso d'acqua bastava per farmi vedere le stelle. Mai prima d'ora la fibro aveva colpito così duramtente. Ho tenuto duro un giorno, in attesa che arrivasse lui, il fisioterapista dalle manine d'oro, forti come morse d'acciaio. Quelle mani sono la mia salvezza anche se mi fanno piangere dal dolore. Ma resisto perché so che dopo starò meglio. Oggi è tornato, stupito di vedermi ancora rigida e allora giù un'altra sgranocchiata di mani: «Domani vedrai starai meglio.» Lo spero.

Un grazie dal cuore a voi che avete notato la mia assenza e preoccupati avete scritto. Non potevo rispondere ma ho letto le vostre e-mail e mi sono commossa. Sì, mancate molto anche a me. Questo mutuo scambio fra voi e me oramai appartiene al mio quotidiano. E un grazie anche alla mia amica Anna che sta scrivendo queste righe sul blog divertendosi come una matta perché - dice - con le mani sulla mia tastiera si sente "gasata" e forte come un'acqua minerale. Non riesco ancora a scrivere da sola perché le nevralgie sono forti, ma domani, come disse qualcuno, è un altro giorno.


Zoe è tornata - 24.09.2009


E' uno di quei giorni in cui vorrei essere un'altra. Senza dolore, senza crampi o bruciori. La fibromialgia è tornata all'attacco, all'improvviso. Con tutta la sua crudeltà. Da due giorni sono piegata da nevralgie lancinanti che mi bloccano i muscoli dellla schiena e delle gambe. Devastante. Non so nemmeno più quante gocce di analgesico ho preso. Il magnesio fa quel che può. Certamente non i miracoli. L'unico desiderio è che passi al più presto. Ma sembra un dolore senza fine. Mi spiace solo non essere più presente sul blog, scrivere per voi. Ma in questi momenti, pur volendo, il cervello è annebbiato. Difficile mettere a fuoco qualcosa che abbia senso. Così, cammino su e giù cercando di non pensare. Domani, forse, sarà un giorno migliore.


Un nuovo attacco di fibro - 06.06.2009

Avevo un sacco di cose da fare, idee e post da scrivere sul blog... invece da giovedì pomeriggio ho il collo bloccato dalla fibro e sono tutta un dolore. Il fisioterapista ha consigliato riposo e allontanamento "fisico" dal lavoro. No, non è il blog a crearmi queste tensioni ma le dichiarazioni dei redditi! Mannaggia a loro.


Convivenze - 16.03.2009


E' primavera.
Sarà anche una bella stagione, ricca di profumi e colori brillanti, ma potendo... salterei direttamente all'estate. Sì, perché con tutta 'sta natura in "movimento" mi sta vendendo un catalogo assortito di dolori e doloretti: torcicollo, contratture, lombalgia, infiammazione dei crociati... persino una tendinite da mouse. Che cazz! E l'allergia da pollini? E quella dell'acaro bastardo? E le reazioni incrociate fra alimenti e infiorescenze? Tutto 'sto tripudio di germogli mi sballina. Già ne ho le palle piene di convivere con Zoe aggrappata con le unghie e con i denti alla mia schiena! Già combatto ogni giorno con lacrimazioni e occhi gonfi tanto che la mattina evito di guardarmi allo specchio altrimenti prendo paura. E' sufficiente? Ma no, non basta. Adesso è arrivato anche l'attacco di prurito! Son sette giorni che mi gratto furiosamente l'avambraccio destro. E di notte la tortura aumenta e m'impedisce di dormire. Cazzo c'ho adesso? Che novità è questa? Sarà mica che Zoe ha preso le pulci?

12/11/09

Perché scrivere sul blog?

L'altra sera ero a una cena di lavoro. In questo periodo se ne fanno diverse. C'erano molti colleghi più qualche infiltrato occasionale: un marito, un'amica, due mogli. Parlando del più e del meno spunta l'argomento blog: il mio, ovviamente. Devo dire che fra i presenti nessuno è multimediale quanto me, anzi. Molti di loro usano il portatile come una macchina da scrivere, evitando di complicarsi la vita con conoscenze tecniche. Però sono curiosi come scimmie e fanno domande. Un sacco di domande. Oltre a leggere avidamente tutto ciò che scrivo. Credo che l'aspetto che fanno più fatica a comprendere sia il motivo per cui non uso il blog per pubblicizzare il mio lavoro.

«Senti Gin... ma con il blog guadagni qualcosa?» Esordisce Chiara, una brunetta piuttosto sveglia.
«No. Almeno per ora non m'interessa.»
«E allora, scusa la domanda, perché lo fai? Perché scrivere sul blog? Non è una perdita di tempo?»
«No, non direi. Lo faccio perché mi piace e lo faccio volentieri. Tu non fai altrettanto quando crei le scatoline con il decoupage? Mentre tu fai scatoline io scrivo. Non lo considero una perdita di tempo. Tu si?»
«No, certo che no. Ma è diverso!» E' stupita.
«Oh, sentiamo, perché è diverso?»
«Perché quello che fai tu è complesso, difficile...» Parla a fatica, quasi cercasse le parole migliori. «Scrivere, amministrare un blog, controllare i commenti. Voglio dire, è un casino.»
«Oddio, forse per te è un casino. Ma per me potrebbe essere difficile quello che fai tu, non pensi? Sono punti di vista diversi.» Chiara scuote la testa, non è convinta. Luigi interviene.
«Ok, ma potresti usare il blog per pubblicizzare il tuo lavoro di consulente! Almeno porti a casa qualcosa.»
«Sì, potrei. Ma non è il motivo per cui ho deciso di aprire il blog.»
«Questo l'ho capito, ma non è meglio trovare nuovi clienti, invece di raccontare...» Lascia la frase in sospeso.
«Invece di raccontare?» Lo incalzo, perché so dove vuole arrivare. Ne abbiamo discusso altre volte.
«Aspetti della tua vita privata, ad esempio. Io non lo farei mai, ecco. Espormi, intendo dire. Non sai mai come va' a finire... con quello che si sente in giro! Non hai paura che qualcuno ti aspetti sotto casa?»
Sorrido indulgente. «Luigi, le tue paure sarebbero fondate se non avessi esperienza del mezzo. Se mi buttassi così, allo sbaraglio, senza sapere quello che sto facendo. Ma non è così, tranquillo. Tutto quello che scrivo e pubblico lo decido io e so perfettamente quale immagine mostrare di me e quale messaggio veicolare. Sempre. Non mi sfugge nulla inconsciamente. Altrimenti non saprei fare il mio mestiere, non credi?»
Lui non si rassegna alla mia risposta.
«Sì, lo so che sei brava e sai il fatto tuo. Ti conosco. Ma proprio perché sei così brava, fossi in te impiegherei il mio tempo libero in altro modo. Magari pubblicando su cartaceo.»
«Intendi dire un libro?»
«E perché no? Non c'era quel giornalista di Roma, di cui mi parlavi tempo fa, che ti avrebbe aiutato a pubblicare la storia della Regina?»
La tavolata mi fissa senza capire che piega abbia preso il discorso. Accanto a me qualcuno chiede: «Chi è 'sta Regina?» Ma io non gli bado.
«E chi ti dice che non stia facendo pratica per poi pubblicare un libro?» Ribatto maliziosa con l'aria di chi sta tramando qualcosa. «Scrivere non è solo un'arte, ma soprattutto un mestiere. E ci vuole pratica.»
«Ah, be' allora è diverso! Se è così, mi piace. L'idea è ottima.»

Luigi pare soddisfatto. Il fine adesso è nobilitato; più vicino alla sua idea di business. Del resto è un imprenditore, non un consulente d'immagine! E mentre mi versa del vino mi chiede se ho pensato anche a dei gadgets legati al blog, perché lui potrebbe essere interessato a investire. Pensa un po'.

09/11/09

Il grigio è di moda

GRIGIO FORMALEIl grigio è di moda. Colore formale per eccellenza, usato ampiamente nella vita lavorativa per comunicare professionalità, serietà e competenza, è di fatto il colore simbolo dell'intelletto, della conoscenza e della saggezza.

Perché impazzi nelle vetrine dei negozi, francamente non lo capisco. E' senza dubbio una tinta classica, che non passa mai di moda, ma sentirlo definire dai giornali "un colore autunnale che emana suggestione, cangiante e mutevole" mi sembra eccessivo e fuorviante. E ditelo che siete alla frutta! In autunno ci sono tinte bellissime, altro che grigio, basta guardare fuori dalla finestra.

Il grigio è un colore neutro, per nulla appariscente, perfetto per parlare in pubblico - così i presenti si concentreranno sul messaggio e non sull'abito - adatto alla carriera, ma da lasciare rigorosamente nell'armadio durante il tempo libero o per una cena romantica, dando spazio a colori più emotivamente vibranti. Fra l'altro, bisogna sapere che non dona a tutte le carnagioni. Una nuance sbagliata spegne non solo le bionde dorate o chi ha i capelli grigi, ma anche le castane naturali più vicine al cenere che al cioccolato.

Quali colori abbinare?
Se siete delle modaiole sfrenate e non volete sentir ragioni abbinatelo almeno a una tinta accesa che valorizzi e riscaldi il vostro viso. Via libera allora a camicie, magliette e accessori in rosso, fucsia, rosa acceso, verde e bianco. No assoluto al viola che spegne e intristisce.

30/10/09

Una verità imbarazzante

Sul caso Marrazzo si è detto ormai di tutto. TV, radio e giornali da giorni non parlano d'altro. E continueranno fino al prossimo scandalo, purtroppo, quando la vita privata di qualcun'altro sarà sbattuta in prima pagina!

Non starò a discutere sui gusti sessuali del giornalista perché ognuno nel suo privato può fare ciò che vuole. Tanto meno criticherò il suo operato politico - anche perché non essendo di Roma, non lo conosco. Né giudicherò il comportamento dei ricattatori; lascio questo compito alla Giustizia.  Quello di cui invece vorrei parlare è l'immagine di Marrazzo, quell'immagine fatta di fiducia e credibilità che il giornalista si è costruito giorno dopo giorno in vent'anni di RAI. Lavorando per la gente e fra la gente. Un'immagine sociale e pubblica rovinata in un attimo da questioni strettamente private. Chi ha sbagliato? Indubbiamente lui. Che doveva tenere un comportamento ineccepibile nei confronti dell'opinione pubblica (senza entrare in merito a quella famigliare). E che invece si è comportato con troppa leggerezza.

Chiunque abbia un incarico pubblico, che si tratti di politica o di spettacolo, dev'essere consapevole del confine che sta fra i comportamenti tenuti nella vita privata e quelli tenuti nella vita pubblica. E se c'è qualche scheletro nell'armadio o qualcosa che potrebbe suscitare scandalo è meglio che non accetti l'incarico o che si dimetta. Come ha fatto Marrazzo, anche se troppo tardi. L'immagine sociale è pubblica in quanto soggetta al giudizio del pubblico, che osserva e si fa un'idea personale. E chi è il pubblico di Marrazzo? E' quello di Mi manda Rai Tre, gente comune, che in lui ha visto il paladino della giustizia, l'uomo tutto d'un pezzo, che difende i deboli e combatte i soprusi. Molto diverso dall'uomo che si è rivelato nello scandalo a luci rosse. Come reagirà il suo pubblico? Riuscirà a comprendere che dietro i gusti sessuali trasgressivi c'è sempre lo stesso uomo "integro" di cui aveva fiducia? E cosa farà adesso Marrazzo per ricostruire l'immagine distrutta? Non sarà facile metterci una pezza, però si può giocare ancora la partita. Ritirandosi per un periodo di riflessione, facendo pubblica ammenda delle proprie debolezze umane (un modo per scendere dal piedistallo del personaggio pubblico che alla gente piace) e lasciando che il fattaccio venga dimenticato. Ci vorrà del tempo e sarà faticoso, anche economicamente. Ma non impossibile. Auguri Marrazzo! Mi sei sempre piaciuto e hai tutta la mia comprensione.

Papà è tornato a casa

L'ambulanza è mattiniera: oggi alle 7:30 papà è rientrato a casa, dopo 2 settimane d'ospedale. La broncopolmonite acuta è passata, ma è molto indebolito a causa degli antibiotici. Negli ultimi giorni ha avuto pochi momenti di lucidità, ma adesso, con le amorevoli cure di mamma tornerà piano piano a ristabilirsi.

Una cosa di questa vicenda mi ha però stupito: la pazienza e l'amore di mia madre.
Nonostante le incomprensioni e le difficoltà di un matrimonio faticoso, durato negli anni più per inerzia che per sentimento - lo accudisce con la stessa dedizione di una madre con il suo bambino. Tanto di cappello. Non so se sarei capace di fare altrettanto. Appartengo alla stessa famiglia, mi ha cresciuta lei, ma sono una donna diversa. Profondamente diversa. E nonostante alla fine di un percorso abbia "capito" mio padre, non riesco a provare per lui l'amore che dovrei. Ma mi accetto così. Purtroppo, se non si semina amore amore non si raccoglie.

21/10/09

Un figlio sa quando è arrivato il momento?

A volte capitano settimane dure. Più dure di altre.
Lunedì mattina abbiamo chiamato l'ambulanza: papà sputava sangue. E' tornata la polmonite. Così, all'improvviso. Certo, nei giorni scorsi aveva avuto febbre alta, per un giorno. La dottoressa aveva detto che era sempre il solito problema della vescica e gli aveva prescritto l'antibiotico ad ampio spettro. Un malato di Parkinson fermo a letto non ha mai vita facile. Ma da lì a pensare fosse di nuovo polmonite...

Invece ora è all'ospedale. L'hanno bucato da ogni parte, persino sotto i piedi, perché non trovavano le vene. E' l'età. Pare che dopo gli 80 sia così. La mamma fa la pendolare per i pasti, le pastiglie a orario e assicurarsi che gli cambino il pannolone. Lei con i suoi 76 anni, la sua invalidità, un braccio poco efficiente conseguenza di un carcinoma dalla quale l'abbiamo salvata per i capelli. Lei così piccola e minuta che riesce ad alzare un marcantonio d'uomo di un metro e ottanta, senza aiuti, a peso morto. Lei persa chissà dove nei suoi pensieri. Lei che non chiede niente per non disturbare. E io che mi incazzo perché devo correr dietro ai medici per sapere qualcosa.

Un figlio sa quando è arrivato il momento? Forse no. Ma io lo so. Lo sento. Lo leggo nei suoi occhi. Papà si sta spegnendo. Non ha più voglia di vivere in quello stato.

20/10/09

Capelli elettrici?

Si sa, questo è il periodo dei capelli elettrici e intrattabili. Spazzolarli o metterli in piega è praticamente impossibile: sembra d'aver messo le dita nella 220! E più son lunghi, secchi e trattati - da colore, colpi di sole o permanente - e più son dolori. Ci sono dei rimedi? C'è chi propone di usare la lacca ma sbaglia perché questa contiene sostanze che seccano ancora di più il capello. Meglio allora optare per uno shampo idratante e nutriente, che toglie l'elettrostaticità e fare di tanto in tanto un leggero impacco d'olio per capelli. Ottimi il mandorle dolci - spremuto a freddo - l'olio di ricino e l'olio di semi di lino. Ne basta una piccola quantità distribuita sulle lunghezze - per intenderci, quanto basta a fare un effetto gel, non olio che goccia - tenendolo in posa qualche ora se non addirittura tutta la notte. La mattina dopo un normale shampo sarà sufficiente per togliere ogni residuo. Ma se ancora non fosse sufficiente, oppure se non avete tempo di farvi un impacco, il rimedio rapido c'è: prendete un po' di crema idratante viso (da giorno), mettetene un po' sul palmo delle mani e passate i capelli. Risultato assicurato.
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