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29/08/08

Shopping

Nel pomeriggio ho fatto la cattiva.
Ho dato fondo alla mia carta di credito! Ormai aveva le ragnatele.

Non che mi mancasse la voglia di fare shopping; mancava l'offerta. Giravo, giravo e non trovavo nulla. Anche quando ne avevo disperatamente bisogno.

Ma oggi no. Oggi è un giorno diverso. Sono passata davanti a quel negozio che conosco bene. Lo stesso negozio dove negli ultimi anni entravo, facevo un giro sui tacchi e uscivo. A mani vuote.

Perché non c'era niente che mi rappresentasse: solo tanta robaccia. Ma oggi no. Oggi è un giorno diverso.

Sono entrata e già nell'ingresso ho notato qualcosa d'insolito. Ma cos'è successo qua dentro? E' tutto cambiato.

Abitini sfiziosi, colori giusti. Taglie giuste! Non credo ai miei occhi.
Carina questa tuta in ciniglia grigio perla. La provo... Mi sta proprio bene, vero? In quanti colori ce l'ha? Blu? Ok, la prendo anche blu.
E marrone c'è? Ma vi arriva? Me la metta pure da parte.

E questi pantaloni? Avete la mia taglia? Perfetti. Oddio sto per emozionarmi. Mi stanno daddio!
Mi dica che li ha anche neri... E' la mia giornata fortunata.
Camice da abbinare? Sì, queste sono perfette. Ovviamente prendo entrambi i colori.
Posso dare uno sguardo alle giacche? Perché se trovo gli abbinamenti...
Maglie scalda-cuore? No, le ho già e non le metto mai. Ma se ne ha di semplici e molto scollate... Queste vanno bene.
Ma quanto caldo fa? Era da un pezzo che non mi eccitavo tanto.

Uh, com'è tardi! Facciamo così: torno martedì che ho il pomeriggio libero. Se lei intanto trova la giacca della mia taglia, la metta pure da parte. E' stata davvero gentile ad aiutarmi (e te credo!).

Arrivo in cassa carica come un mulo. Paga in contati o con carta?
Non sento neanche il prezzo: non mi interessa.

Però... son soddisfazioni!

20/08/08

Otto giorni

Avete visto il film "Una vita quasi perfetta" con Angelina Jolie? La storia è molto semplice: Lanie (la Jolie), giornalista di una TV locale, sta intervistando un barbone con il dono della profezia. Mentre parlano di previsioni sul football lui se ne esce con una frase tipo: Giovedì morirai. Giovedì: fra soli otto fottutissimi giorni! Ci pensate? E' come se qualcuno oggi mi dicesse: "Saluta tutti (baci e abbracci), chiedi scusa, chiedi perdono, fai in fretta le cose che non hai fatto e dì, se puoi, le cose importanti che non hai detto. E buona notte. Anzi, buona eternità!

Cazzo! (ndr: articolo per signora) Credo che per buoni cinque minuti - anzi facciamo anche un quarto d'ora - resterei lì. Secca come un albero bruciato dal sole. Ma ci pensate? Otto giorni. Non qualche mese o un anno. Otto giorni! Ok, è un film. E pure a lieto fine (altrimenti che film sarebbe?). Ma mettiamo per un attimo che tutto questo sia REALE. Noi non siamo eterni. Non abbiamo il dono dell'immortalità: siamo fottutamente mortali. Quindi, la morte non è un fatto straordinario: è quotidiano. Basta accendere la TV per sentire quanto è banalmente e straordinariamente familiare a tutti noi. E allora, chi stabilisce quando? Per qualcuno: nessuno. Per i credenti: Dio. Comunque sia, credenti o no, siamo arrivati al capolinea. Wow! E' uno choc cosmico. E la domanda che segue potrebbe essere: E adesso?

All'improvviso tutto si fa piccolo. Tutto si annienta. Resta solo un bombardamento di emozioni nella testa. Un senso di disorientamento totale. Un susseguirsi di domande che non vorresti mai sentire e alle quali è difficile rispondere. La mia vita ha avuto un senso? Quello che ho fatto, quello che ho avuto, è veramente quello che volevo? O volevo fare altro? O volevo essere altro? I bilanci, per me, non sono fattori estranei. Fanno parte della mia evoluzione, della mia crescita come individuo. Quindi, dovrei saper rispondere.

C'è qualcuno che vuoi salutare? Sicuramente gli amici. Quelli che vorrei accanto negli ultimi giorni. Ma già li ho. Ci sono anche due o tre persone che hanno fatto parte della mia vita, che sono state importanti e che non vedo da tanto tempo: mi piacerebbe poterle riabbracciare. Eppoi, vorrei salutare il mio pubblico, gli allievi, gli amici "della rete" e tutti quelli che hanno interagito con me in questi anni (Dio come sono funerea).

C'è qualcuno a cui vuoi chiedere scusa o perdono? No. Non devo scusarmi e non ho da farmi perdonare nulla. Sono sempre stata me stessa in ogni situazione. E se per qualcuno sono stata "scomoda" pazienza. Tutto ha un senso. Tutto quadra nella vita (almeno per me). So perfettamente che ogni mia parola, ogni mia azione influenza il percorso di altri. Per questo sono sempre stata attenta ad essere solo me stessa: nel bene e nel male.

C'è qualcosa che non hai fatto e che vorresti fare? Questa è una domanda difficile. D'istinto risponderei no. Ho fatto così tante cose, tra l'altro anche molto diverse fra loro, che mi posso ritenere soddisfatta. Mi piace sperimentare, mettermi alla prova. E sono anche molto curiosa. Ma considerato che l'altro giorno qualcuno mi ha definita "metodica compulsiva e ossessiva" mi fermerò a riflettere per un istante. In questo caso, qualcosa che non ho fatto e mi piacerebbe fare, lo trovo. Be', lo ammetto, quello che mi roderebbe sarebbe non essere riuscita a raccontare sul blog tutte le mie "esperienze". Perché ho inaugurato questo diario virtuale proprio per mettere nero su bianco, e poi su carta (spero), quello che è stata la mia vita fino ad oggi: un piatto di ciliege. Dolci, succose, a volte acerbe, spesso golose. Ma mai insipide! Però, farlo in una settimana sarebbe dura!

Quello che vorrei è "lasciare un segno" del mio passaggio. Ma non è quello che desiderano tutti? Essere ricordati dopo la morte. Trovare un modo per sconfiggerla. Per essere "immortali". C'è chi lo fa concependo un figlio. Ma io non ne ho, di figli. E non credo che riuscirò a concepirne e partorirne uno in otto giorni... Però ho un blog! E anche se non è la stessa cosa (di un figlio) vi ripongo delle aspettative. Quindi, non posso accettare il pensiero di avere solo otto fottutissimi giorni da vivere. Possiamo patteggiarne 30? Mettendomi d'impegno in trenta giorni... Ma che accidenti dico? Non credo riuscirò a raccontarvi di me in trenta giorni. Francamente non ho la più pallida idea di quanto tempo mi ci voglia. Non ho una meta prefissata. Forse è questo il segreto della longevità? Non avere un unico punto di arrivo, ma piuttosto tanti frazionati? Andiamo avanti con la prossima domanda.

C'è qualcosa d'importante che non hai detto? Oh, un sacco. Ma solo per mancanza di tempo o perché non c'è stata l'occasione. Vorrei dire ai miei che li ho perdonati. Ma probabilmente mi guarderebbero come una fuori di testa. Perdonarci? Per cosa? E diventerebbe difficile (sempre a causa di quei maledetti otto giorni) raccontargli degli abissi profondi che ho lambito - a causa loro - durante l'infanzia e l'adolescenza e dai quali sono risalita grazie alla forza di volontà e all'autostima, pregi personali e non certo eredità di famiglia. Li ho perdonati e li ringrazio: senza di loro non sarei diventata quella che sono. Poi, vorrei dire a mia sorella di fermarsi e di guardarsi dentro. E chiedersi perché è sempre così tesa, nervosa e incazzata con tutti. Non è normale. Che razza di vita sta facendo? Ma ci vorrebbe troppo tempo per spiegare. E io non ne ho. Credo che ognuno debba fare il proprio percorso, quindi, anche se non dico le cose importanti che vorrei dire, il mondo andrà avanti ugualmente. Altre cose? No. Lui sa che è la cosa più importante della mia vita. E sa anche che verrò a "trovarlo" tutti i giorni dall'al di là. Tanto per non smentirmi. Arrivederci.

- 3 alle ferie

Manca poco, anzi, pochissimo. Ed ho il fiato sul collo.
Credevo di riuscire a risposare in questi pomeriggi prima della partenza. Pie illusioni. Vi capita mai di non riuscire a star ferme spaparanzate sul divano, ma anzi, proprio nei momenti in cui potreste farlo di sentire un'irrefrenabile voglia di metter tutto in ordine? Sì, forse sono da ricovero immediato... Tant'è che nel week end di Ferragosto ho messo in moto la mia magica super lavatrice - insieme ad un marito molto volenteroso - e rinfrescato tutte le tende di casa. Gridavano pietà ogni volta che gli passavo davanti. Ormai avevano assunto un colore indefinibile fra il grigio polvere e l'azzurro carta da zucchero. Necessitavano un ripristino agli antichi splendori. Adesso hanno un aspetto decisamente migliore. Ma il demonio del mettituttoaposto non si è placato così facilmente. Il massimo l'ho raggiunto quando, cercando il cavetto per caricare il mio lettore MP3 con le hits del momento, ho messo mani in un groviglio di cavi, riduttori, caricatori e cd di installazione che stavano mettendo radici in uno scomparto della libreria.

- Amoooreee! Vieni che ho un lavoretto per te!

La mia voce dolce e seduttiva ha rimbombato nella palazzina vuota di inquilini in vacanza. E lui lento è arrivato borbottando qualcosa che ho deciso di non sentire. Due orette dopo avevamo un bel contenitore con tutti i libretti d'istruzione di ogni tipo di elettrodomestico, dal più grande al più piccolo e ogni tipo di sacchetto di plastica etichettato con descrizione particolareggiata del contenuto e del diretto proprietario. Comodo, no? Ma non ero ancora paga.

- Amore, che ne dici se andiamo a bagnare le piante a casa della zia?

La zia non è una zia - anche se noi l'abbiamo sempre chiamata così - ma è un'amica di famiglia morta da poco. Noi abbiamo il compito, un po' increscioso, di sgomberare l'appartamento dove viveva. Cosa che faremo rientrati dalle ferie. Erano le sette di sera e fuori c'era ancora un bel sole caldo. Siamo usciti da quella casa alle dieci, con il buio. Premetto che le piante sono normalissimi gerani da terrazzo e un paio di piante verdi da appartamento. Nulla di più. Il guaio è che mi sono messa a curiosare un po', tanto per vedere se si poteva recuperare qualcosa prima di chiamare lo sgombero. Ho visto cose che voi umani...

La donna lavorava all'uncinetto e faceva cose bellissime. Ne sono usciti almeno una ventina di centri e centrini in ogni dimensione - che terrò per ricordo ma che non metterò MAI sopra un mobile minimalista - e addirittura delle tende per il bagno e la cucina in finissimo filet. Se penso quante ore della sua vita ha passato su quell'uncinetto mi vengono i brividi. Io non potrei mai. E che dire delle maglie in cotone finemente ricamate? E gli scialli da sera? Capi vintage di indiscusso pregio. Tutto in ordine, ben piegato e imbustato. Maniaca dell'ordine molto organizzata: c'è da imparare!

Sul suo comodino ho trovato un recente saggio di politica. Nonostante l'età e i problemi alla vista si teneva aggiornata su tutto. Aveva un cervello perfettamente funzionante, senza necessità di revisione, come purtroppo accade a molti giovani di mia conoscenza! E leggeva anche molto. In salotto ho trovato moltissimi libri classici che risalgono almeno agli anni '50 o '60 compresa un'intera collezione del Reader's Digest.

- Ma come si fa a buttare tutta sta roba? E' un peccato mortale.
- Ma non possiamo nemmeno perdere mesi di tempo fra annunci economici a cercare probabili interessati. L'affitto costa!
- Ok, ci limiteremo a tenere qualche ricordo di lei e della sua storia. Amore, andiamo a prenderci un gelato?
- Sarà il caso perché non abbiamo nemmeno cenato!

Eh, già. Un altro giorno di ferie partime è passato.
Mancano 3 giorni alla partenza per l'isola d'Elba, siamo cotti come due maialini sullo spiedo, io ho un maldischiena biblico (sempre in agosto e sempre prima di partire per le vacanze... chissà perché?) e devo ancora preparare la valigia.

Sarà il caso di darmi una regolata!

13/08/08

L'importanza del camice

Un giorno venne da me per una consulenza un medico che conoscevo di fama ma non avevo mai visto di persona. Quando entrò in studio rimasi basita: era estate e faceva molto caldo, lui era abbronzatissimo e aveva un look da tamarro in vacanza, piuttosto insolito per un uomo di quella levatura. Occhiali da vista verde acido alla "Mughini", camicia hawaiana a fiori rossi e bianchi, bermuda verde militare stampate con la bandiera americana di traverso "a stelle e strisce", scarpe da rapper. Saltando i preamboli  mi raccontò subito il motivo di quella visita. Negli ultimi anni la sua credibilità era andata diminuendo; i colleghi non gli portavano più il rispetto di una volta e i pazienti erano diventati difficili da gestire. Gli feci qualche domanda chiedendo di descrivermi le sue giornate lavorative nei particolari. Ne uscì un quadro preoccupante. Lo guardai fisso negli occhi per qualche istante. Lui abbassò lo sguardo ed io azzardai chiedendo se quello era il suo look abituale. Mi mostrò una fila di denti, rinfrancato (era molto sexy quando sorrideva) e annuì. Gli chiesi da quanto tempo vestiva così eccentrico e se prima vestisse in modo diverso. Mi raccontò del suo difficile rapporto con le donne e disse che per uscire dalla timidezza aveva iniziato a vestire in modo eccentrico e originale, più libero da convenzioni. E lo stratagemma funzionava nelle relazioni amorose! Peccato che in ospedale questo atteggiamento avesse minato la sua professionalità. Gli spiegai con calma cosa pensavo del suo look e cosa significava "vestire professionale" nel mondo del lavoro e "casual" nel tempo libero. Capì immediatamente l'errore "strategico" e si mise a scrivere sul suo taccuino la lista dei capi che poteva indossare e quella dei capi da evitare. L'uomo era meticoloso! Lo incontrai casualmente un paio di mesi dopo proprio nel reparto accanto al suo: indossava un bel camice bianco - ben abbottonato - e trasmetteva un'aria professionale e sicura. Anche questa volta avevo portato a casa un risultato. Ero fiera di me!

E' importante sapere che gli abiti sono una parte visiva del sé. Essi sono i vocaboli e lo stile è il modo che ognuno di noi ha per esprimersi. Ogni volta che ci vestiamo inventiamo noi stessi. Gli abiti che indossiamo forniscono a chi ci sta di fronte indizi preziosi sulla nostra personalità e possono aumentare o diminuire il grado d'intelligenza, di successo e di seduzione. Il modo di vestire, inoltre, può attirare le persone che vestono in modo simile e quindi favorire nuove amicizie. Ma anche i colori che scegliamo hanno una grande importanza. Quando incontriamo qualcuno, prima di notare gli abiti, notiamo i colori che indossa. Se i colori sono forti e brillanti possono darci una bella botta d’energia, oppure stordirci; se invece sono morbidi diventano rilassanti. Ma di questo parleremo in un altro articolo.

Problemi d'immagine

Un giorno venne da me per una consulenza un medico che conoscevo di fama ma non avevo mai visto di persona. Quando entrò in studio rimasi basita: era estate e faceva molto caldo, lui era abbronzatissimo e aveva un look da tamarro in vacanza, piuttosto insolito per un uomo di quella levatura. Occhiali da vista verde acido alla "Mughini", camicia hawaiana a fiori rossi e bianchi, bermuda verde militare stampate con la bandiera americana di traverso "a stelle e strisce", scarpe da rapper. Saltando i preamboli  mi raccontò subito il motivo di quella visita. Negli ultimi anni la sua credibilità era andata diminuendo; i colleghi non gli portavano più il rispetto di una volta e i pazienti erano diventati difficili da gestire. Gli feci qualche domanda chiedendo di descrivermi le sue giornate lavorative nei particolari. Ne uscì un quadro preoccupante. Lo guardai fisso negli occhi per qualche istante. Lui abbassò lo sguardo ed io azzardai chiedendo se quello era il suo look abituale. Mi mostrò una fila di denti, rinfrancato (era molto sexy quando sorrideva) e annuì. Gli chiesi da quanto tempo vestiva così eccentrico e se prima vestisse in modo diverso. Mi raccontò del suo difficile rapporto con le donne e disse che per uscire dalla timidezza aveva iniziato a vestire in modo eccentrico e originale, più libero da convenzioni. E lo stratagemma funzionava nelle relazioni amorose! Peccato che in ospedale questo atteggiamento avesse minato la sua professionalità. Gli spiegai con calma cosa pensavo del suo look e cosa significava "vestire professionale" nel mondo del lavoro e "casual" nel tempo libero. Capì immediatamente l'errore "strategico" e si mise a scrivere sul suo taccuino la lista dei capi che poteva indossare e quella dei capi da evitare. L'uomo era meticoloso! Lo incontrai casualmente un paio di mesi dopo proprio nel reparto accanto al suo: indossava un bel camice bianco - ben abbottonato - e trasmetteva un'aria professionale e sicura. Anche questa volta avevo portato a casa un risultato. Ero fiera di me!

E' importante sapere che gli abiti sono una parte visiva del sé. Essi sono i vocaboli e lo stile è il modo che ognuno di noi ha per esprimersi. Ogni volta che ci vestiamo inventiamo noi stessi. Gli abiti che indossiamo forniscono a chi ci sta di fronte indizi preziosi sulla nostra personalità e possono aumentare o diminuire il grado d'intelligenza, di successo e di seduzione. Il modo di vestire, inoltre, può attirare le persone che vestono in modo simile e quindi favorire nuove amicizie. Ma anche i colori che scegliamo hanno una grande importanza. Quando incontriamo qualcuno, prima di notare gli abiti, notiamo i colori che indossa. Se i colori sono forti e brillanti possono darci una bella botta d’energia, oppure stordirci; se invece sono morbidi diventano rilassanti. Ma di questo parleremo in un altro articolo.

Questione di età

Giulia è una ragazza molto carina, minuta, look acqua e sapone, 35 anni compiuti ma all'apparenza una ventenne. Anche lei è medico (ho diversi clienti in questo settore). Non c'è bisogno di tanti discorsi; quando mi racconta che i pazienti dai 50 anni in su la prendono sotto gamba e chiedono di poter parlare con un dottore più "anziano" ho già focalizzato il problema: questione di età! Apparente. Il mio compito sarà quello di farla sembrare più vecchia e quindi con più "esperienza".

Via l'aria da ragazza acqua e sapone senza trucco, sì ad un make up leggero ma sofisticato che punterà a valorizzare gli occhi sottolineati da una sapiente bordura scura. Sì agli occhiali con la montatura importante - anche se ci vede benissimo - che danno quel tocco professionale che non guasta mai. Via la coda di cavallo legata alta che fa tanto adolescente e sì ad una piega sciolta e mossa che la invecchierà di qualche anno. No a jeans e maglietta, sì ai pantaloni classici con le pinces e alle camice con collo a bowling, femminili ma non seducenti. Ok anche alle gonne in tinta unita, in colori sobri e con lunghezza sotto il ginocchio. Via alle scarpe con il tacco basso e alle ballerine, sì a calzature con tacco da 6/7 cm - grosso - e alle decolleté classiche con punta rotonda. Gioielli pochi, solo l'indispensabile e scelti nei metalli preziosi. Mani e unghie sempre curate: vietatissimi i rosicchiamenti vari. Profumo? Solo se discreto e preferibilmente fragranze unisex. Ed ora un occhio alla postura. Per apparire professionali bisogna trasmettere sicurezza. Quindi, spalle e schiena diritte, pancia in dentro, bacino allineato e movimenti fluidi. I gesti dovranno essere sempre lenti e misurati. Sguardo fisso negli occhi dell'altro e sorriso abbozzato. Vai e colpisci duro!

08/08/08

- 14 alle ferie

Mancano 14 giorni alle ferie e ho ancora un sacco di cose da fare. Fra le mie priorità c'è la lista delle cose da mettere in valigia... So già che mi ci vorrà una settimana di ragionamenti per fare 15 giorni di ferie! Tutto normale. Mio marito ci impiega un'oretta. Che rabbia! Ma come fa? Io mi porto dietro praticamente la casa. E non parlo solo dei vestiti, ovvio! Mica sono una star che viaggia con il guardaroba nei bauli. Parlo dei miei medicinali: antidolorifici, miorilassanti, analgesici, antinfiammatori e antistaminici (quest'anno mi rifiuto di pensare anche a quelli di mio marito, deve imparare ad arrangiarsi da solo!) e di tutti gli integratori che prendo per la maledetta fibro; parlo delle mie molteplici allergie alimentari che mi costringono a girare con la spesa appresso - sia mai che all'Elba non trovo la pasta al mais o il formaggio senza solfiti - e con gli omeopatici salvavita! Parlo dei cosmetici senza parabeni che mi servono per lavarmi nel quotidiano - ho un beauty che farebbe invidia a Miss Italia - saponi, bagnoschiuma, shampoo, creme e solari di diverso tipo. Senza contare il peso che mi porto dietro... Eppoi ci sono i libri. Come faccio a partire senza libri? Ce ne vogliono almeno 3. Anzi, facciamo direttamente 4, va'. E la musica? Ah, in spiaggia senza musica non ci posso stare...
Partire per le vacanze è un lavoro. Credete a me.

06/08/08

Le mie ferie partime

Il primo agosto sono iniziate le mie ferie partime.
E' da gennaio che lavoro dodici, anche quindici ore al giorno e oramai sono alla frutta! Non vedevo l'ora di staccare un po'... Così, da quest'anno, d'accordo con mio marito, si lavora per tre settimane solo la mattina, chiudendo i pomeriggi, e poi, dal 23, si parte per le agognate vacanze: destinazione Isola d'Elba. Un sogno.

Dal primo agosto è successo di tutto. Nell'ordine:

- si è rotto il mio monitor per la terza volta consecutiva... e per fortuna che è ancora in garanzia! Dovevano ritirarlo venerdì mattina entro le 13:00 - orario in cui chiudiamo lo studio - e invece sapete quando è arrivato il corriere? Nel pomeriggio, mio primo pomeriggio di ferie, alle 17:30. Risultato? Pomeriggio sputtanato di brutto!

- un'amica di famiglia - che è stata ricoverata d'urgenza in rianimazione il 18 luglio in condizioni gravi - è passata dal reparto di rianimazione alla terapia intensiva, ha avuto un aggravamento, un arresto cardiaco, è stata rianimata e da lì è spirata nella notte del 2. Sapete dove abbiamo trascorso il pomeriggio del 2 agosto?

- abbiamo organizzato il funerale (il giorno dopo), litigato con i parenti serpenti - a dire il vero pochi perché l'amica era piuttosto anziana, ma sufficientemente velenosi da rovinarci la giornata - letto il testamento e annunciato gli eredi - ovviamente nessuno di loro - e indovinate un po' chi è stato nominato? Tutto fra il 3, 4 e 5 agosto!

Adesso i prossimi pomeriggi, che dovevano essere le nostre agognate ferie partime, li trascorreremo svuotando un appartamento dai ricordi di una vita! Fa caldo, la pressione mi è scesa nei piedi ed è impressionante quanta roba sia stivata in un buco di 60 mq.

Sono basita dalla velocità degli eventi... Cosa succederà domani? Tremo al pensiero...


04/08/08

Rimini 1988 - capitolo 3

In questo bel clima c'era costante il problema dell'affitto troppo alto. Anche in tre la cifra era notevole. Urgevano seri provvedimenti. Anche perché il mese di agosto ci sarebbe costato la bellezza di due milioni e mezzo di lire! Quando un nostro PR mi disse che aveva fatto amicizia con un bagnino della spiaggia davanti alla disco, che oltre a darci una mano con le pubbliche relazioni cercava casa, non persi tempo. Feci una riunione lampo fra le inquiline, decidemmo la quota e lo tirammo in casa. Eravamo veramente matte! E non solo perché era praticamente uno sconosciuto ma anche perché la camera da letto era una e i posti letto tre: un matrimoniale e un singolo. Ma una vicina volenterosa ci venne in aiuto e ci prestò una rete. Così diventammo quattro inquilini in un bilocale. Il ragazzo - ho scordato il suo nome - di giorno faceva il bagnino e di notte lavorava con noi. Quando dormiva? Quelle poche ore che lo separavano fra la notte e il turno in spiaggia. Ma per noi era l'ideale, perché con lui in casa Ester non avrebbe fatto casini... o almeno così speravamo.

Dopo di lui arrivò un bel ragazzo veneto che faceva il cuoco nell'hotel di fronte. Un altro? Eh, sì, un altro! E diventammo cinque. Vi state chiedendo dove dormiva?... beh, d'accordo con il bagnino... si alternavano il letto. Giuro. Non è una balla. A quanto pare casa nostra stava aumentando le quotazioni... e le richieste fioccavano. Addirittura nel mese di agosto ospitammo per quindici giorni anche due sorelle svedesi che non trovavano posto in albergo (adesso non so, ma in quegli anni trovare una stanza libera a Rimini in agosto era impossibile). Le sistemammo in soggiorno nel divano-letto! Il caos regnava sovrano. Dovevamo fare i turni per la doccia, per lavare i piatti e per cucinare. Spesso scoppiavano discussioni futili, soprattutto per il cibo. Barby era fissata con la dieta e comprava solo cibi dietetici. Il bagnino se ne fregava e mangiava tutto ciò che trovava nel frigo. Arrivammo a mettere le etichette con il nostro nome per identificarne la proprietà, ma lui continuò a fregarsene. Ma quello che lo fregò fu la pulizia. Mi ero accorta che non portava mai niente in pulitura e non l'avevo mai visto fare il bucato. La faccenda era sospetta. Fra l'altro in camera c'era spesso odore di chiuso e di altre essenze... Un pomeriggio decisi di passare all'azione e feci ispezione! Tenetevi forte. Quando aprii la valigia che stava sotto il suo letto, vi trovai biancheria sporca di mesi. Teneva tutto lì, il bastardo, come un trofeo di guerra. Non vi dico la puzza! Ero sconvolta! Presa dall'ira (un puzzone fetido come inquilino, a me???) scaraventai tutta la sua roba nella doccia, presi il detersivo liquido e lo rovesciai sopra in grande quantità. Poi, aprii l'acqua. Quando le bolle di sapone riempirono il box doccia, chiusi il rubinetto e andai ad aspettarlo in soggiorno come il gatto che aspetta il topo.

La scena che seguì quando rientrò dalla spiaggia fece epoca. Credo di non aver mai urlato tanto in tutta la mia vita. Lo bloccai sulla porta. Gli dissi tutto quello che pensavo sulla sua igiene personale meravigliandomi che non avesse i pidocchi! Probabilmente mi sentirono fino in piazza Tre Martiri, nel centro storico di Rimini. Lui cercò prima di difendersi debolmente, poi preferì tacere. Barby basita continuava a ripetere in trance: "Non è possibile, non è possibile..." mentre Ester se la rideva sotto i baffi. Le svedesi non capivano ma se ne stavano buone buone accanto alla porta (forse pensando che poi sarebbe toccata a loro) certo è che diedi il peggio di me. La convivenza così estrema mise a dura prova il mio carattere indipendente e perfezionista e fu un'esperienza che in seguito non ripetei più. L'indomani portò via tutte le sue cose, saldò il conto e non lo vidi più nemmeno nel locale.

01/08/08

Proporzioni

Il mondo non gira intorno alla 42! Ce lo stanno dicendo i media in tutte le lingue. Sarà vero?

"Basta con le modelle anoressiche e bulimiche!"
"La donna taglia 46 è più femminile!"
"Evviva le taglie forti!"



A parte il fatto che chi porta la 46 fa una fatica boia a trovare qualcosa di decente da indossare - vedi la sottoscritta - perché il 46 è quella taglia di mezzo fra "le magre" e le "pienotte" che:

- non trovi mai perché l'ha già presa qualcun altro
- sta troppo stretta e ti evidenzia i "difetti"
- cade male sul corpo perché quel capo è fatto per quelli più obesi di te...

ma parlando di taglie forti, siete mai entrate in un negozio per donne over 46? No? Io l'ho fatto. Stavo cercando un pantalone di lino beige - un capo base importantissimo del mio guardaroba - dal taglio classico: gamba larga e vita al posto giusto. Semplice vero? E che ci vuole? Avevo già fatto dei tentativi di shopping nei negozi del centro città, purtroppo andati a vuoto (continuo a non capire perché a Udine il rapporto aumento negozi = pochi vestiti decenti sia sempre proporzionale) così mi sono decisa a cercare fra le taglie comode. Praticamente sono all'ultima spiaggia. No, non farò il nome del negozio perché non vorrei pigliare una querela per "danneggiamento d'immagine".

Il posto è carino e mi viene incontro una commessa magrissima, taglia 42! Ecco, già da lì, chi gestisce il punto vendita dimostra di non aver capito una mazza! E chi ha problemi di abbondanza avrebbe tutto il diritto di incazzarsi. Ma andiamo avanti. Mi accoglie con un sorriso - finalmente una commessa gentile - e mi chiede cosa desidero.

- Vorrei un pantalone di lino chiaro, tinta beige.
- Che taglia?
- Un 46 abbondante!

Sorride. Sorrido. Le taglie sono americane e non riesco a destreggiarmi fra tutti i numeri che vedo sul cartellino... Lei parte sicura verso la fila di pantaloni beige, poi si volta.

- Cerca un modello in particolare?
- No ma mi serve per lavoro, quindi cerco un modello classico, gamba larga e niente vita bassa...
- Certo. Le prendo tutto quello che ho, si accomodi pure in camerino.

Vado verso le tende alla mia destra. Fa un freddo boia; sembra di stare al Polo! Penso alla battuta di mio marito: "Bello tutto sto grasso che cola..." Ah, ahahah. Qui di sicuro non cola niente. Brrr. Dopo pochi minuti la vedo arrivare carica di pantaloni.

- Ecco signora. Se le serve aiuto mi chiami pure.

Ok, si parte. Inizio con il primo modello. Sembra carino, ha una fascia alta in vita con due bottoni gioiello. Infilo la gamba destra e mi fermo: mi fascia. Provo ad infilare l'altra ma il modello è stretto di gambe e larghissimo in vita.

- Tutto bene signora?
- Insomma. Sono tutte uguali le taglie che mi ha dato?
- Sì signora, tutte 39.

Se lo dice lei... Provo il secondo modello: arriva al ginocchio e di più non sale. Uffa! Menomale che il camerino è fresco perché inizia a salirmi la pressione. Calma. Vuoi non trovare un pantalone qui??? Prendo il modello con le pinces: ok, evitiamo commenti.

- Come va?
- (Va di m...) Male, non credo siano il modello giusto per me.
- Posso vedere?
- Ah, sicuro, adesso le faccio vedere un bell'effetto imbuto.

Esco dal camerino tenendo con le mani il pantalone che potrebbe tranquillamente contenere anche mia sorella e i suoi due figli ventenni e con un sorriso ebete stampato sulla faccia. Vabbe' detto fra noi un po' mi sento gratificata perché ho capito di non appartenere alla categoria "over 46".

- Ma lei ha un vitino magrissimo!
- Ehm, sì per fortuna... e pensi che ho messo su 10 centimetri in vita. Però questo pantalone, come gli altri, è tagliato male, vede?
- Sicuramente non è adatto a lei.
- No, infatti. Ma dubito stia bene a chiunque...
- Be' lei è magra!
- E lei è gentile... ma se io sono magra, le donne veramente robuste come vestiranno?
- In che senso?
- Come in che senso? Non lo vede? Come fa un pantalone tagliato così largo sui fianchi essere così stretto sul fondo?
- Non so che dirle...
- Guardi questa gamba: finisce a tubo. Questo modello fa sembrare grassa e sproporzionata anche me! Si figuri come cade su un fianco taglia 50! E' questione di proporzioni! Sembro una damigiana messa sottosopra.
- Non so che dire. Certo... ha ragione. Lo vedo anch'io...
- Ma i pantaloni che ha in negozio, sono tutti tagliati così?
- Sì, tutti. Vede?
- Sì, vedo. Così come vedo che ha molti capi invenduti. E siamo sotto saldi! Lo faccia presente ai suoi titolari. Anche le donne robuste hanno il diritto di vestirsi bene!
- Certamente. Sono d'accordo.

La commessa è in evidente imbarazzo. Poverina, mi fa pena. Lei, per ora, di questi problemi non ne ha... è così giovane e inesperta.

- La ringrazio e la saluto.
- Non vuole vedere qualcos'altro?
- No, grazie. Torno a lavorare.

Incredibile! Mi hanno "dato buca" anche qui.
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