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16/12/10

E Dio creò la donna: Gin

Un grazie di cuore a Lucia di Trieste che mi ha mandato questa e-mail, che io ho adattato a mia "immagine e somiglianza".

E il sesto giorno Dio creò la donna: Gin.
Lavoro particolarmente difficile.

L'Arcangelo Gabriele vedendo Dio così assorto nel suo lavoro gli chiese: "Signore, come mai ci metti tanto tempo con questa?"
E il Signore rispose: "Hai visto il mio Progetto per lei? Deve essere resistente e molto versatile, avere più di 200 parti movibili ed essere capace di funzionare con qualsiasi cibo e con qualsiasi condizione atmosferica, avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente, avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato ad un cuore spezzato, e lo farà tutto con sole due mani."
L'angelo si meravigliò di tutti questi requisiti.
"Sono tanto vicino a terminare questa creazione che ci sto mettendo tutto il mio cuore... Ella si cura da sola quando è ammalata e può lavorare anche 18 ore al giorno."
L'angelo si avvicinò e toccò la donna: "Però l'hai fatta delicata, Signore".
"E' delicata" ribatté Dio, "però è anche forte. Non hai idea di quante cose è capace di sopportare o di ottenere".
"Sarà capace anche di pensare come l'uomo?" chiese l'angelo.
Dio rispose: "Non solo sarà capace di pensare ma anche di ragionare e di trattare affari".
L'angelo allora notò qualcosa e allungando la mano toccò la guancia della donna. "Signore, pare che questo modello abbia una perdita..."
"Ti avevo detto che stavo cercando di mettere in lei moltissime cose... ma non c'è nessuna perdita... è solo una lacrima" lo corresse il Signore. "Le lacrime sono il suo modo di esprimere gioia, pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza, e il suo orgoglio".
Ciò impressionò molto Gabriele "Sei straordinario Signore, hai pensato a tutto. Questa donna è veramente un essere meraviglioso".
"Le donne hanno delle energie che meravigliano molto gli uomini" disse il Signore "affrontano difficoltà, reggono gravi pesi, però hanno felicità, amore e gioia. Sorridono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere, piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose. Lottano per ciò in cui credono. Si ribellano all'ingiustizia. Non accettano un NO per risposta, quando credono che ci sia una soluzione migliore. Si privano di tutto per mantenere in piedi la famiglia. Amano incondizionatamente. Piangono quando i loro figli hanno successo e si rallegrano per le fortune dei loro amici. Il loro cuore si spezza quando muore un' amica. Soffrono per la perdita di una persona cara. Non ci sono dubbi però... in questa donna c'è un difetto: lei è consapevole di quanto vale.
L'Arcangelo Gabriele spalancò gli occhi: "Signore, ma è grave! Se è così, romperà le palle a tutti!??"
"Non ti preoccupare" rispose il Signore "finita questa, butto lo stampo!"

29/12/09

Il natale è bello perché passa

Non so voi, ma a me il Natale dà una botta di stanchezza... da cui con fatica mi riprendo. Non sono i bagordi del pranzo o della cena, ma l'inattività forzata delle feste. Stare a tavola per ore, chiacchierare di cose futili sul divano, oziare davanti alla tv, incontrare i parenti che non hai voglia di vedere... sono pratiche che mandano in tilt il mio metabolismo; quarantottore di smarronamento acuto. Non posso, non posso. O vado in vacanza da qualche parte - allora sì che mi rilasso - oppure schiatto! Bisogna proprio dirlo: il Natale è bello perché passa...

12/02/09

Chiedete scusa a Beppino Englaro

Non per alimentare ancora la polemica ma solo per pensiero condiviso pubblico questo articolo di Roberto Saviano tratto dal suo sito ufficiale.


DA ITALIANO sento solo la necessità di sperare che il mio paese chieda scusa a Beppino Englaro. Scusa perché si è dimostrato, agli occhi del mondo, un paese crudele, incapace di capire la sofferenza di un uomo e di una donna malata. Scusa perché si è messo a urlare, e accusare, facendo il tifo per una parte e per l'altra, senza che vi fossero parti da difendere.

Qui non si tratta di essere per la vita o per la morte. Non è così. Beppino Englaro non certo tifava per la morte di Eluana, persino il suo sguardo porta i tratti del dolore di un padre che ha perso ogni speranza di felicità - e persino di bellezza - attraverso la sofferenza di sua figlia. Beppino andava e va assolutamente rispettato come uomo e come cittadino anche e soprattutto se non si condividono le sue idee. Perché si è rivolto alle istituzioni e combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, ha solo chiesto che la sentenza della Suprema Corte venisse rispettata.

Senza dubbio chi non condivide la posizione di Beppino (e quella che Eluana innegabilmente aveva espresso in vita) aveva il diritto e, imposto dalla propria coscienza, il dovere di manifestare la contrarietà a interrompere un'alimentazione e un'idratazione che per anni sono avvenute attraverso un sondino. Ma la battaglia doveva essere fatta sulla coscienza e non cercando in ogni modo di interferire con una decisione sulla quale la magistratura si stava interrogando da tempo.

Beppino ha chiesto alla legge e la legge, dopo anni di appelli e ricorsi, gli ha confermato che ciò che chiedeva era un suo diritto. È bastato questo per innescare rabbia e odio nei suoi confronti? Ma la carità cristiana è quella che lo fa chiamare assassino? Dalla storia cristiana ho imparato ha riconoscere il dolore altrui prima d'ogni cosa. E a capirlo e sentirlo nella propria carne. E invece qualcuno che nulla sa del dolore per una figlia immobile in un letto, paragona Beppino al "Conte Ugolino" che per fame divora i propri figli? E osano dire queste porcherie in nome di un credo religioso. Ma non è così. Io conosco una chiesa che è l'unica a operare nei territori più difficili, vicina alle situazioni più disperate, unica che dà dignità di vita ai migranti, a chi è ignorato dalle istituzioni, a chi non riesce a galleggiare in questa crisi. Unica nel dare cibo e nell'essere presente verso chi da nessuno troverebbe ascolto. I padri comboniani e la comunità di sant'Egidio, il cardinale Crescenzio Sepe e il cardinale Carlo Maria Martini, sono ordini, associazioni, personalità cristiane fondamentali per la sopravvivenza della dignità del nostro Paese.

Conosco questa storia cristiana. Non quella dell'accusa a un padre inerme che dalla sua ha solo l'arma del diritto. Beppino per rispetto a sua figlia ha diffuso foto di Eluana sorridente e bellissima, proprio per ricordarla in vita, ma poteva mostrare il viso deformato - smunto? Gonfio? - le orecchie divenute callose e la bava che cola, un corpo senza espressione e senza capelli. Ma non voleva vincere con la forza del ricatto dell'immagine, gli bastava la forza di quel diritto che permette all'essere umano, in quanto tale, di poter decidere del proprio destino. A chi pretende di crearsi credito con la chiesa ostentando vicinanza a Eluana chiedo, dov'era quando la chiesa tuonava contro la guerra in Iraq? E dov'è quando la chiesa chiede umanità e rispetto per i migranti stipati tra Lampedusa e gli abissi del Mediterraneo. Dove, quando la chiesa in certi territori, unica voce di resistenza, pretende un intervento decisivo per il Sud e contro le mafie.

Sarebbe bello poter chiedere ai cristiani di tutta Italia di non credere a chi soltanto si sente di speculare su dibattiti dove non si deve dimostrare nulla nei fatti, ma solo parteggiare. Quello che in questi giorni è mancato, come sempre, è stata la capacità di percepire il dolore. Il dolore di un padre. Il dolore di una famiglia. Il "dolore" di una donna immobile da anni e in una condizione irreversibile, che aveva lasciato a suo padre una volontà. E persone che neanche la conoscevano e che non conoscono Beppino, ora, quella volontà mettono in dubbio. E poco o nullo rispetto del diritto. Anche quando questo diritto non lo si considera condiviso dalla propria morale, e proprio perché è un diritto lo si può esercitare o meno. È questa la meraviglia della democrazia. Capisco la volontà di spingere le persone o di cercare di convincerle a non usufruire di quel diritto, ma non a negare il diritto stesso. Lo spettacolo che di sé ha dato l'Italia nel mondo è quello di un paese che ha speculato sull'ennesima vicenda.

Molti politici hanno, ancora una volta, usato il caso Englaro per cercare di aggregare consenso e distrarre l'opinione pubblica, in un paese che è messo in ginocchio dalla crisi, e dove la crisi sta permettendo ai capitali criminali di divorare le banche, dove gli stipendi sono bloccati e non sembra esserci soluzione. Ma questa è un'altra storia. E proprio in un momento di crisi, di frasi scontate, di poco rispetto, Beppino Englaro ha dato forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Sarebbe bello se l'epilogo di questa storia dolorosa potesse essere che in Italia, domani, grazie alla battaglia pacifica di Beppino Englaro, ciascuno potesse decidere se, in caso di stato neurovegetativo, farsi tenere in vita per decenni dalle macchine o scegliere la propria fine senza emigrare. È questa l'Italia del diritto e dell'empatia - di cui si è già parlato - che permette di rispettare e comprendere anche scelte diverse dalle proprie, un'Italia in cui sarebbe bellissimo riconoscersi.
Il sito ufficiale di Roberto Saviano


Commenti:

12 Febbraio 2009 - 18:05
 
la chiesa non è quella di un papa che parla di povertà, benedicendo con le mani ingioiellate. io non credo, se un dio esiste, che risieda in san pietro.... bensì tra coloro che realmente operano per gli altri, oltre ogni ipocrisia. quanto alla faccenda Englaro mi sono già espresso.... dopo 17 anni di violenza alla figlia non hanno saputo fare di meglio che farne anche al padre. Fedifrago

13 Febbraio 2009 - 13:18
 
@Fedigrafo
Sono d'accordo. Da vera credente sono incredula dal comportamento di chi si dice "cattolico" nella forma ma non lo è nella pratica. Non giudicare, perdona, accogli e comprendi... sono termini sconosciuti ai più. E il libero arbitrio dove lo mettiamo? Vorrei esser lasciata libera di decidere come morire, perché sono convinta che se Dio mi ha dato la vita ha anche scritto il mio destino, il mio percorso di vita e di morte. In questo caso chi sono io per oppormi alla sua volontà cercando di perseguire l'immortalità a tutti i costi attraverso la tecnologia? Se devo morire, se è giunta la mia ora, è giusto che me ne vada con dignità non che resti a "vegetare" in un letto d'ospedale per anni distruggendo la vita di chi mi vuol bene. Se passa la legge di cui si è parlato ieri sera ad Anno Zero lo stato mi obbligherà a vegetare contro la mia volontà! Questa non è più democrazia e rispetto dei diritti civili ma un governo TALEBANO
 
14 Febbraio 2009 - 10:16
 
sappiamo che quello che è la chiesa e quello che è la religione sono due cose diverse;spero che prima o poi ci si ricordi quale delle due da aiuto e conforto ai più e che se non altro Beppino ed Eluana abbiano ricordato a tutti quello che succede se si dimentica di sentire invece che di pensare...Anonimo
 




04/02/09

Eluana è a Udine

Porta a porta.
La giornalista in collegamento da Udine ieri sera commenta con stupore che non ci sono udinesi assembrati sotto le porte della clinica La Quiete. Eppure la città è piena di telecamere...

Mia cara giornalista non c'è nulla di che meravigliarsi. Forse gli udinesi come tanti altri cittadini italiani hanno deciso di tenere un rispettoso atteggiamento di silenzio attorno ad una vicenda che ha tutto dell'"evento mediatico" e nulla di privato come invece dovrebbe essere. Il caso Eluana Englaro lo state strumentalizzando voi!

Le parole del professor De Monte invitano alla riflessione: "Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino... Io penso che tutta la società civile dovrebbe fare un grosso ripensamento su questa tematica e soprattutto sullo scollamento che su questo problema esiste tra il sentire sociale e la posizione della politica e della Chiesa".

Ognuno ascolti la sua coscienza e rifletta.
Ma non solo su questo caso.
Il problema è più vasto.

Perché se come dice il vescovo di Udine, mons. Brollo, bisogna tutelare una persona vivente allora dobbiamo ridiscutere anche sull'aborto. E dare una definizione precisa di che cos'è la vita. E legiferare sul  testamento biologico.


Commenti:

04 Febbraio 2009 - 11:38
 
Ho pensato spesso a te sentendo le notizie su Eluana, sull'aria che si respira ad Udine....è un dramma, comunque la si veda. Però devo dirti che mi mette ansia il fatto che la lascino lì a morire di sete e fame, anche se dicono che non sente nulla. Alla fin fine lo sanno solo Dio ed Eluana come ci si sente davvero. Un abbraccio, Elisa ...TVB e mi mancano le nostre chiacchierate ma devo finire le correzioni della tesi...a prestissimo!!!!! 
 
04 Febbraio 2009 - 12:14
 
ci indigniamo quando si abbandonano le bestie! ci adiriamo quando un albero viene abbattuto, e quando lasciano morire di fame e di sete un essere umano è tutto normale? se proprio vuole ammazzarla, perché non la fa macellare all'estero con una dose massiccia di pentotal almeno non soffre, al posto di procurarle una lunga agonia di 15 20 giorni.Faccio una domanda: vi è mai capitato in sogno di parlare e non essere sentiti? chi ci assicura che lei risponda siamo noi che non la sentiamo. un esempio con gli extraterrestri: non esistono perché non riusciamo a comunicare con loro, pero' non pensiamo che magari loro per comunicare usano strumenti diversi da quelli oggi conosciuti. potrebbe essere il caso di Luana :che sia viva è sicuro tanto è che svolge tutte le sue funzioni vitali, mestruazioni comprese. lei comunica con noi ma noi non percepiamo oggi con gli strumenti che abbiamo. un sordo 100 anni fa restava sordo, oggi esistono le protesi e può sentire ecco noi siamo i sordi in attesa di protesi, e perché noi siamo sordi (e ciechi) un essere umano deve essere giustiziato ( non a caso la chiamano esecuzione la sentenza emessa dalla corte.) penso che il buon Dio si ricorderà di queste persone un giorno quando compariranno davanti a Lui. Mi dispiace di una cosa che nessun prete potrà mai rimettere un peccato così grave. loro sanno quello che stanno facendo e ne saranno responsabili soprattutto davanti a Dio. Giacomo
 
04 Febbraio 2009 - 12:30
 
Lasciamo ai preti i loro peccati che ne hanno abbastanza da scontare e pensiamo a questo. Non si sta discutendo di "condannare a morte" una persona, ma di rispettare la sua volontà espressa in vita e cioè di non continuare una "vita" in queste condizioni - sempre che si possa chiamare vita perché sull'argomento non ne sappiamo un granché. Perché dobbiamo obbligarla a vegetare se non è questo che voleva?Tempo fa parlavo con alcuni amici medici a proposito delle sofferenze dei malati di SLA, sclerosi laterale amniotrofica. Malattia tremenda. Ebbene, loro sono i primi a dire che vogliono il testamento biologico e che nel caso non vorrebbero cure, proprio perché assistono giorno dopo giorno al calvario di queste persone.
 
05 Febbraio 2009 - 19:45
 
Ciascuno è libero di manifestare il proprio pensiero, secondo coscienza e credenza.Ma non deve essere libero di imporlo a chi abbia manifestato diverse intenzioni, e quindi sì al testamento biologico.Chi dice che nessuno ha il diritto di lasciarla morire non si domanda quale diritto abbia lui di imporre, invece, la tortura quotidiana a questo povero essere? E se è convinto che possa soffrire, allora per quanti anni ancora vuole imporre sofferenze alla ragazza? Fedifrago

10 Febbraio 2009 - 01:31
 
C'era una sentenza della Cassazione, in mancanza di una normativa definita, che ci toglieva d'impaccio. Purtroppo questo è il paese dove le sentenze passate in giudicato si ridiscutono ad libitum mediante decreti d'urgenza retroattivi.Se poi qualcuno vuol sapere la mia opinione, posto che interessi, io mi chiedo perché si debba contrastare ogni forma di intervento innaturale sull'origine della vita (anticoncezionali, aborto, fecondazione assistita), e invece bisogni sostenere a tutti i costi un intervento innaturale sulla morte. Senza le odierne tecnologie, Eluana Englaro e tutti i degenti in stato vegetativo irreversibile sarebbero stati morti e stramorti da tempo, perché di fatto la natura quello vorrebbe. Diciassette anni immobili in un letto può essere considerata o meno vita, ma di certo non è una cosa naturale, se per natura si intende quel che vuole Dio. Io PER ME sono contrario all'aborto, alla fecondazione assistita, ma non per gli altri. E forse, fossi un familiare di una persona in quelle condizioni, forse sarei a favore della prosecuzione innaturale di quella vita. PER ME. Ma non posso imporlo a chi non lo è.Comunque via, è morta, ora non se ne parlerà più per 5-6 anni. Ora, secondo i miei calcoli, dovrebbero tornare di moda i pitbull (visto che gli stupratori rumeni già stanno finendo il proprio ciclo). reoconfesso

10 Febbraio 2009 - 14:05
 
@reoconfesso
Io sono credente e in quanto tale so perfettamente che Dio ci ha lasciato il "libero arbitrio" ovvero la facoltà di scelta. Qualunque essa sia. Se Lui, che ci ha creato, rispetta le nostre scelte perché non possiamo farlo noi verso gli altri? Qui si continua a distogliere l'attenzione (sciacallaggio politico l'hanno chiamato) dalla vera questione: è un mio diritto chiedere la sospensione delle cure se non voglio più vivere in queste condizioni? Io da cittadina dico di sì soprattutto in funzione del fatto che se si è data l'opportunità alle donne di decidere sulla vita di un bambino - vedi aborto - perché non dare al cittadino l'opportunità di decidere come vivere o morire?
 
10 Febbraio 2009 - 14:32
 
Saperla morta è un sollievo; penso a quei poveri genitori e al dispiacere di questi diciassette anni. Preghiamo per lei e per loro. Teresa (CO)

29/11/08

Destino

Mi scrive un amico di Splinder.

"... Il pensiero più ricorrente, che ho da tantissimo tempo, è che comincio a pensare sempre di più, che la nostra vita sia già, in qualche modo, predeterminata, che certi episodi importanti della vita, non siano così casuali, siano vere e proprie prove, a cui devi essere sottoposto. Tu cosa ne pensi? Immagino che anche tu, con quello che ti è successo, ci abbia pensato."

Parliamo di destino? Ci sto.
Cos'è il destino? Qualcuno lo chiama "Caso", strani incroci della vita, coincidenze che ti cambiano il percorso in un attimo. Per me? E' il racconto del grande libro dell'Esistenza. La trama che io e il mio Creatore (per me Dio) abbiamo deciso di scrivere insieme, per la mia vita terrena.

Il mio è un romanzo avvincente, pieno di colpi di scena, degno di uno scrittore curioso, ironico e molto fantasioso. Non so quanto ci sia di mio e quanto di Suo: facciamo fifty fifty? Così non offendiamo nessuno...

Quindi, la mia risposta è sì, al destino ci credo, ma non in quanto "entità esterna". Il destino sono io, me lo faccio io con le mie azioni e le mie scelte, ogni giorno. E come ogni buon racconto non so qual'è il finale, lo scoprirò solo vivendo.

Ma il mio amico parla anche di fatti che non possiamo decidere... malattie, incidenti automobilistici, morti improvvise. Sì, anch'io ci sono passata. Quando ventitré anni fa ho avuto un incidente d'auto che ha buttato al vento la mia carriera di ballerina (l'ho scritto in Lavorare di rendita), pensavo fosse tutto finito. Ero convinta che il mio percorso fosse già tracciato. Avevo faticato così tanto per arrivare fin lì che non vedevo altro davanti a me. E così avrebbe potuto essere, se mi fossi fermata. La mia vita, ventitré anni fa, era ad un bivio. Davanti a me due scelte: arrendermi ad una vita da "rottame" portandomi dietro l'infelicità del "se non fosse successo, adesso chissà dove sarei..." oppure lottare e proseguire il cammino cercando di capire dove mi avrebbe portato. Ho preso la seconda. E solo dopo parecchi anni ho capito di aver fatto la scelta giusta. Tutto ciò che è venuto dopo - la carriera di cantante, il lavoro di presentatrice, l'insegnamento, ad esempio - ha confermato che "fare la ballerina" era solo una piccola parte della mia vita: un'esperienza. In realtà il destino mi avrebbe concesso ben altro!

Però avrei potuto anche scegliere la prima... E' vero. Sono fortunata? Sì, anche. Ma non è quello. Sono credente. E in quanto credente non sono mai sola a decidere. Ricordate chi sono gli autori di questo romanzo? In quel momento mi sono af-fidata a Lui, il Co-autore, il Regista per eccellenza. Potevo anche mandarlo al Diavolo - carina questa, magari un po' dissacrante, ma Lui ha ovviamente il "dono" dell'umorismo - odiarlo, allontanarlo da me; invece ho scelto di fidarmi. L'ho ascoltato parlare attraverso il mio cuore e sono andata avanti. E così faccio ogni giorno della mia vita. Non sono una santa, eh? Non fraintendetemi. Sono una povera peccatrice come tutti, anche abbastanza cocciuta. Io e Lui discutiamo spesso, ma alla fine sono sempre io che cedo. Perché, stranamente, Lui ha sempre ragione.

12/10/08

Lo confesso...


Non so da quanto tempo sta girando nella rete. Forse un anno. A me è arrivata stamattina inviata da un cliente in vena di umorismo. La spacciano per una lettera di Luciana Littizzetto inviata ad Andrea Biavardi, direttore di "For Men Magazine".

Bufala o non bufala, è così divertente che ho deciso di pubblicarla. Anche perché io a-d-o-r-o Luciana!



Lo confesso. Ho ceduto alla tentazione di comprare la nuova rivista maschile “For Men Magazine”.

Del resto, come potevo resistere agli affascinanti argomenti annunciati dalla copertina (che, tra parentesi, ritrae un tizio con una faccia da pirla e un asciugamano di spugna bianca che fa tanto ”figo da spogliatoio”)? Almeno quattro i titoli memorabili:

  • “Falle dire basta stanotte!”
  • “Ricco entro Pasqua: 15 idee geniali”
  • “Trucchi: mangi il doppio diventi la metà”
  • “Smetti di fumare e voli ai Caraibi”.

Non vorrei deludere il geniale direttore Andrea Biavardi, ma a far dire “BASTA” a una donna siete già tutti bravissimi da soli poiché di solito ne abbiamo abbastanza dopo i primi tre minuti. La vostra difficoltà sta nel farle dire “ANCORA!”, al limite. Ci pensi su, per il prossimo numero.

Riguardo allo slogan “Ricco entro Pasqua”, beh, signor Biavardi, se vuole fare le cose fatte bene, nel prossimo numero alleghi anche due simpatici gadgets: passamontagna e chiave inglese.

Alla promessa “Mangi il doppio e diventi la metà”, invece, tenderei anche a credere. Bisogna vedere la metà di cosa. Io se mangio il doppio, signor Biavardi, divento l’esatta metà del Partenone, in effetti.

Infine, sempre in copertina, campeggia la scritta “Smetti di fumare e voli ai Caraibi”. Guardi signor direttore, io non ho mai conosciuto uno che abbia smesso di fumare e che sia andato in un’isola tropicale a festeggiare. In compenso ho sentito di gente che ha cominciato a fumare sostanze illecite e ha fatto certi viaggi senza uscire di casa che lei non immagina.

Ma questo è solo l’inizio. Una si illude che il peggio sia già tutto in copertina e invece no, il meglio è all’interno!

A pagina 52 c’è un istruttivo servizio con tanto di foto redazionali su “come slacciarle il reggiseno” che tiene conto dei vari modelli (classico, seduttivo, sportivo…). A parte l’intelligenza del servizio in se, mi soffermo sul consiglio per slacciare il modello sportivo, che è : “se lei è spiritosa dacci un taglio con le forbici!”. Biavardi, io le garantisco che sono una donna alquanto spiritosa, ma se un uomo che magari conosco da poco, in un momento di intimità mi tira fuori dal taschino un paio di forbici, io come minimo penso che sia il mostro di Milwaukee e nella migliore delle ipotesi gli assesto un calcio nelle palle che il mese dopo il soggetto in questione passa dal suo For Men Magazine a Donna Moderna.

A pagina 50 poi, si tocca l’apice grazie ad un servizio che affronta la spinosa questione: “Se l’iguana domestico ci prova con tua moglie”. Nell’articolo si sostiene infatti che ci sono diversi casi di molestie sessuali da parte di iguana nei confronti di donne con il ciclo. Senta signor Biavardi, lei l’ha mai vista una donna col ciclo? Mi segua signor direttore, non parlo di una donna in sella al motorino. Parlo della donna in quei giorni lì. Ecco guardi, io in quei giorni ho la cera di ET e l’affabilità di Godzilla, non mi si avvicinerebbe a meno di cento metri un velociraptor si figuri un iguana.

E infine, l’apoteosi vera e propria: il test “sei uno stallone o una schiappa?”. Le domande sono tra le cose più esilaranti che io abbia mai letto in vita mia. In pratica sei ritenuto uno stallone se rispondi sì a domande come questa: “Ti è mai capitato di farlo con una donna e poco dopo, con la sua compagna di stanza?” “Un sacco di volte! Alla casa di riposo “Domus Mariae”. O “Di essere chiamato da una donna che ti chiede se può venire da te alle nove del mattino?” Sì certo, da una rappresentante della Folletto.

Mi fermo qui. Donne, consoliamoci: noi una volta al mese avremo pure le nostre cose, ma loro una volta al mese hanno For Men Magazine in edicola.
Mica lo so chi sta peggio!!

20/08/08

Otto giorni

Avete visto il film "Una vita quasi perfetta" con Angelina Jolie? La storia è molto semplice: Lanie (la Jolie), giornalista di una TV locale, sta intervistando un barbone con il dono della profezia. Mentre parlano di previsioni sul football lui se ne esce con una frase tipo: Giovedì morirai. Giovedì: fra soli otto fottutissimi giorni! Ci pensate? E' come se qualcuno oggi mi dicesse: "Saluta tutti (baci e abbracci), chiedi scusa, chiedi perdono, fai in fretta le cose che non hai fatto e dì, se puoi, le cose importanti che non hai detto. E buona notte. Anzi, buona eternità!

Cazzo! (ndr: articolo per signora) Credo che per buoni cinque minuti - anzi facciamo anche un quarto d'ora - resterei lì. Secca come un albero bruciato dal sole. Ma ci pensate? Otto giorni. Non qualche mese o un anno. Otto giorni! Ok, è un film. E pure a lieto fine (altrimenti che film sarebbe?). Ma mettiamo per un attimo che tutto questo sia REALE. Noi non siamo eterni. Non abbiamo il dono dell'immortalità: siamo fottutamente mortali. Quindi, la morte non è un fatto straordinario: è quotidiano. Basta accendere la TV per sentire quanto è banalmente e straordinariamente familiare a tutti noi. E allora, chi stabilisce quando? Per qualcuno: nessuno. Per i credenti: Dio. Comunque sia, credenti o no, siamo arrivati al capolinea. Wow! E' uno choc cosmico. E la domanda che segue potrebbe essere: E adesso?

All'improvviso tutto si fa piccolo. Tutto si annienta. Resta solo un bombardamento di emozioni nella testa. Un senso di disorientamento totale. Un susseguirsi di domande che non vorresti mai sentire e alle quali è difficile rispondere. La mia vita ha avuto un senso? Quello che ho fatto, quello che ho avuto, è veramente quello che volevo? O volevo fare altro? O volevo essere altro? I bilanci, per me, non sono fattori estranei. Fanno parte della mia evoluzione, della mia crescita come individuo. Quindi, dovrei saper rispondere.

C'è qualcuno che vuoi salutare? Sicuramente gli amici. Quelli che vorrei accanto negli ultimi giorni. Ma già li ho. Ci sono anche due o tre persone che hanno fatto parte della mia vita, che sono state importanti e che non vedo da tanto tempo: mi piacerebbe poterle riabbracciare. Eppoi, vorrei salutare il mio pubblico, gli allievi, gli amici "della rete" e tutti quelli che hanno interagito con me in questi anni (Dio come sono funerea).

C'è qualcuno a cui vuoi chiedere scusa o perdono? No. Non devo scusarmi e non ho da farmi perdonare nulla. Sono sempre stata me stessa in ogni situazione. E se per qualcuno sono stata "scomoda" pazienza. Tutto ha un senso. Tutto quadra nella vita (almeno per me). So perfettamente che ogni mia parola, ogni mia azione influenza il percorso di altri. Per questo sono sempre stata attenta ad essere solo me stessa: nel bene e nel male.

C'è qualcosa che non hai fatto e che vorresti fare? Questa è una domanda difficile. D'istinto risponderei no. Ho fatto così tante cose, tra l'altro anche molto diverse fra loro, che mi posso ritenere soddisfatta. Mi piace sperimentare, mettermi alla prova. E sono anche molto curiosa. Ma considerato che l'altro giorno qualcuno mi ha definita "metodica compulsiva e ossessiva" mi fermerò a riflettere per un istante. In questo caso, qualcosa che non ho fatto e mi piacerebbe fare, lo trovo. Be', lo ammetto, quello che mi roderebbe sarebbe non essere riuscita a raccontare sul blog tutte le mie "esperienze". Perché ho inaugurato questo diario virtuale proprio per mettere nero su bianco, e poi su carta (spero), quello che è stata la mia vita fino ad oggi: un piatto di ciliege. Dolci, succose, a volte acerbe, spesso golose. Ma mai insipide! Però, farlo in una settimana sarebbe dura!

Quello che vorrei è "lasciare un segno" del mio passaggio. Ma non è quello che desiderano tutti? Essere ricordati dopo la morte. Trovare un modo per sconfiggerla. Per essere "immortali". C'è chi lo fa concependo un figlio. Ma io non ne ho, di figli. E non credo che riuscirò a concepirne e partorirne uno in otto giorni... Però ho un blog! E anche se non è la stessa cosa (di un figlio) vi ripongo delle aspettative. Quindi, non posso accettare il pensiero di avere solo otto fottutissimi giorni da vivere. Possiamo patteggiarne 30? Mettendomi d'impegno in trenta giorni... Ma che accidenti dico? Non credo riuscirò a raccontarvi di me in trenta giorni. Francamente non ho la più pallida idea di quanto tempo mi ci voglia. Non ho una meta prefissata. Forse è questo il segreto della longevità? Non avere un unico punto di arrivo, ma piuttosto tanti frazionati? Andiamo avanti con la prossima domanda.

C'è qualcosa d'importante che non hai detto? Oh, un sacco. Ma solo per mancanza di tempo o perché non c'è stata l'occasione. Vorrei dire ai miei che li ho perdonati. Ma probabilmente mi guarderebbero come una fuori di testa. Perdonarci? Per cosa? E diventerebbe difficile (sempre a causa di quei maledetti otto giorni) raccontargli degli abissi profondi che ho lambito - a causa loro - durante l'infanzia e l'adolescenza e dai quali sono risalita grazie alla forza di volontà e all'autostima, pregi personali e non certo eredità di famiglia. Li ho perdonati e li ringrazio: senza di loro non sarei diventata quella che sono. Poi, vorrei dire a mia sorella di fermarsi e di guardarsi dentro. E chiedersi perché è sempre così tesa, nervosa e incazzata con tutti. Non è normale. Che razza di vita sta facendo? Ma ci vorrebbe troppo tempo per spiegare. E io non ne ho. Credo che ognuno debba fare il proprio percorso, quindi, anche se non dico le cose importanti che vorrei dire, il mondo andrà avanti ugualmente. Altre cose? No. Lui sa che è la cosa più importante della mia vita. E sa anche che verrò a "trovarlo" tutti i giorni dall'al di là. Tanto per non smentirmi. Arrivederci.

03/07/08

Dubbi e incertezze sulla maternità

I dubbi e le incertezze della maternità accompagnano una donna per tutta la vita. Ti assalgono brutali quando scopri che sono arrivate le prime mestruazioni verso i 10, 12 anni. Tua madre sorride e ti dice con evidente sguardo d'orgoglio: "Adesso sei una signorina!" E tuo padre rientrando a casa ti regala dei fiori... Ma che significa?  "Che se non stai attenta nasce un bel bambino..." Ma che, scherziamo? Un bambino? Ma io gioco ancora con la Barbie... lasciatemi in pace!

Poi, passa qualche anno e tua madre, mentre esci per andare in discoteca, con una minigonna inguinale, ti urla dietro: "Vedi di rientrare ad un'ora decente e non portarti a casa un bastardo..." Mamma, guarda che non ce l'ho ancora il fidanzato... E lei di rimando: "Non fare la scema. Hai capito benissimo!" E all'improvviso realizzi che un figlio è un grave problema. La gravidanza è un grave problema. Peccato che coincida con le tue prime esperienze sessuali. E che cavolo! E ti cresce l'angoscia... l'incubo del figlio che arriva tradimento. Ma se bacio Matteo con la lingua, resto incinta? E se invece ci tocchiamo e basta? Questa sera è meglio che gliene parlo... Ah, il concepimento è un gran bel mistero. Eppoi ognuna dice la sua... ma nessuna sembra avere le idee chiare. Purtroppo. E quel tale Ogino Knaus di cui si parla tanto? Un tipo strano con il potere di controllare le nascite... Un giorno di questi gli ci devo parlare.

babyE quando succede che la tua migliore amica resta davvero incinta, in famiglia scoppia una tragedia. Urlano tutti: "E' un disonore". Ma disonore di che? Sono anch'io una figlia! E non la vedi più fino al momento del parto. Di ciò che è accaduto in quell'ospedale non ti è dato di sapere nulla. Sembra una cospirazione. L'unica cosa certa è che lui, il padre, ancora non lo sa e non dovrà mai saperlo. Perché è persona sgradita ai genitori. Maronn. Quindi un figlio si fa solo se piace a mamma e papà??? Sarà dura! A mia madre non piace nessuno dei miei amici... li trova insipidi. Il nascituro è un bel maschietto di 4 chili. Alla faccia! Ma è passato veramente da lì? Qualcuno parla di matrimonio riparatore. Ma cosa bisogna riparare? Cosa si è rotto? Niente, ma un figlio deve nascere dentro ad un matrimonio, perché così si fa... perché così è giusto. Ok. Ricapitolando: un figlio può essere una bella cosa, ma anche una cosa brutta. Può arrivare fra capo e collo come una malattia e se capita ci si deve sposare subito. Troppo complicato per me. Meglio il tennis.

Passano ancora gli anni. Tu sei single e alla ricerca dell'uomo giusto. La tua migliore amica, separata e fidanzata con uno che ancora non conosci, parla di figli. Desidera un bimbo prima dei 30 anni. E lui cosa dice? Lui? Chi, Paolo? Lui non c'entra, il figlio è una cosa mia, mica sua? Ma come? Il figlio non si fa in due? Devo essermi persa qualcosa. Qualche giorno dopo, a una cena di amici, incontri una coppia che non vedevi da un po'. Lei ha in braccio un bel pupo di pochi mesi. E' raggiante. Ma non erano quelli che non volevano figli? Com'è strana la gente. E lei, con un sorriso sornione ammicca: "Sai, è capitato...!" E' capitato? Ma come, questa donna non sa che esiste la pillola? Poverina. Che dramma... Meno male che lui è un ottimo partito. Ha un buon lavoro. E pure la casa al mare. A quel figlio non mancherà nulla.

E poi viene il tuo turno. Hai incontrato l'uomo giusto e vi siete sposati. Un figlio è un vostro desiderio condiviso, ma si fa attendere. E ancora i dubbi ti assalgono prepotenti: "Forse ho aspettato troppo. O forse Dio mi punisce perché mi sono comportata male: per anni ho preso la pillola." Non ci dormi la notte, mentre lui ronfa sereno. Certo, i figli non sono un problema degli uomini. Appartengono alle donne. E' un dato certo, altrimenti perché le madri avrebbero inventato la frase: "Io ti ho fatto e io ti distruggo?" Un figlio è una nostra proprietà, un nostro diritto sacrosanto. E non importa se il giorno prima non lo volevi e facevi di tutto per non farlo nascere. Adesso ti urla dentro le viscere un desiderio prepotente... E che cavoli, cos'ho io di diverso dalla mia vicina che ne ha tre?
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