Sul caso Marrazzo si è detto ormai di tutto. TV, radio e giornali da giorni non parlano d'altro. E continueranno fino al prossimo scandalo, purtroppo, quando la vita privata di qualcun'altro sarà sbattuta in prima pagina!
Non starò a discutere sui gusti sessuali del giornalista perché ognuno nel suo privato può fare ciò che vuole. Tanto meno criticherò il suo operato politico - anche perché non essendo di Roma, non lo conosco. Né giudicherò il comportamento dei ricattatori; lascio questo compito alla Giustizia. Quello di cui invece vorrei parlare è l'immagine di Marrazzo, quell'immagine fatta di fiducia e credibilità che il giornalista si è costruito giorno dopo giorno in vent'anni di RAI. Lavorando per la gente e fra la gente. Un'immagine sociale e pubblica rovinata in un attimo da questioni strettamente private. Chi ha sbagliato? Indubbiamente lui. Che doveva tenere un comportamento ineccepibile nei confronti dell'opinione pubblica (senza entrare in merito a quella famigliare). E che invece si è comportato con troppa leggerezza.
Chiunque abbia un incarico pubblico, che si tratti di politica o di spettacolo, dev'essere consapevole del confine che sta fra i comportamenti tenuti nella vita privata e quelli tenuti nella vita pubblica. E se c'è qualche scheletro nell'armadio o qualcosa che potrebbe suscitare scandalo è meglio che non accetti l'incarico o che si dimetta. Come ha fatto Marrazzo, anche se troppo tardi. L'immagine sociale è pubblica in quanto soggetta al giudizio del pubblico, che osserva e si fa un'idea personale. E chi è il pubblico di Marrazzo? E' quello di Mi manda Rai Tre, gente comune, che in lui ha visto il paladino della giustizia, l'uomo tutto d'un pezzo, che difende i deboli e combatte i soprusi. Molto diverso dall'uomo che si è rivelato nello scandalo a luci rosse. Come reagirà il suo pubblico? Riuscirà a comprendere che dietro i gusti sessuali trasgressivi c'è sempre lo stesso uomo "integro" di cui aveva fiducia? E cosa farà adesso Marrazzo per ricostruire l'immagine distrutta? Non sarà facile metterci una pezza, però si può giocare ancora la partita. Ritirandosi per un periodo di riflessione, facendo pubblica ammenda delle proprie debolezze umane (un modo per scendere dal piedistallo del personaggio pubblico che alla gente piace) e lasciando che il fattaccio venga dimenticato. Ci vorrà del tempo e sarà faticoso, anche economicamente. Ma non impossibile. Auguri Marrazzo! Mi sei sempre piaciuto e hai tutta la mia comprensione.
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30/10/09
Papà è tornato a casa
L'ambulanza è mattiniera: oggi alle 7:30 papà è rientrato a casa, dopo 2 settimane d'ospedale. La broncopolmonite acuta è passata, ma è molto indebolito a causa degli antibiotici. Negli ultimi giorni ha avuto pochi momenti di lucidità, ma adesso, con le amorevoli cure di mamma tornerà piano piano a ristabilirsi.
Una cosa di questa vicenda mi ha però stupito: la pazienza e l'amore di mia madre.
Nonostante le incomprensioni e le difficoltà di un matrimonio faticoso, durato negli anni più per inerzia che per sentimento - lo accudisce con la stessa dedizione di una madre con il suo bambino. Tanto di cappello. Non so se sarei capace di fare altrettanto. Appartengo alla stessa famiglia, mi ha cresciuta lei, ma sono una donna diversa. Profondamente diversa. E nonostante alla fine di un percorso abbia "capito" mio padre, non riesco a provare per lui l'amore che dovrei. Ma mi accetto così. Purtroppo, se non si semina amore amore non si raccoglie.
Una cosa di questa vicenda mi ha però stupito: la pazienza e l'amore di mia madre.
Nonostante le incomprensioni e le difficoltà di un matrimonio faticoso, durato negli anni più per inerzia che per sentimento - lo accudisce con la stessa dedizione di una madre con il suo bambino. Tanto di cappello. Non so se sarei capace di fare altrettanto. Appartengo alla stessa famiglia, mi ha cresciuta lei, ma sono una donna diversa. Profondamente diversa. E nonostante alla fine di un percorso abbia "capito" mio padre, non riesco a provare per lui l'amore che dovrei. Ma mi accetto così. Purtroppo, se non si semina amore amore non si raccoglie.
21/10/09
Un figlio sa quando è arrivato il momento?
A volte capitano settimane dure. Più dure di altre.
Lunedì mattina abbiamo chiamato l'ambulanza: papà sputava sangue. E' tornata la polmonite. Così, all'improvviso. Certo, nei giorni scorsi aveva avuto febbre alta, per un giorno. La dottoressa aveva detto che era sempre il solito problema della vescica e gli aveva prescritto l'antibiotico ad ampio spettro. Un malato di Parkinson fermo a letto non ha mai vita facile. Ma da lì a pensare fosse di nuovo polmonite...
Invece ora è all'ospedale. L'hanno bucato da ogni parte, persino sotto i piedi, perché non trovavano le vene. E' l'età. Pare che dopo gli 80 sia così. La mamma fa la pendolare per i pasti, le pastiglie a orario e assicurarsi che gli cambino il pannolone. Lei con i suoi 76 anni, la sua invalidità, un braccio poco efficiente conseguenza di un carcinoma dalla quale l'abbiamo salvata per i capelli. Lei così piccola e minuta che riesce ad alzare un marcantonio d'uomo di un metro e ottanta, senza aiuti, a peso morto. Lei persa chissà dove nei suoi pensieri. Lei che non chiede niente per non disturbare. E io che mi incazzo perché devo correr dietro ai medici per sapere qualcosa.
Un figlio sa quando è arrivato il momento? Forse no. Ma io lo so. Lo sento. Lo leggo nei suoi occhi. Papà si sta spegnendo. Non ha più voglia di vivere in quello stato.
Lunedì mattina abbiamo chiamato l'ambulanza: papà sputava sangue. E' tornata la polmonite. Così, all'improvviso. Certo, nei giorni scorsi aveva avuto febbre alta, per un giorno. La dottoressa aveva detto che era sempre il solito problema della vescica e gli aveva prescritto l'antibiotico ad ampio spettro. Un malato di Parkinson fermo a letto non ha mai vita facile. Ma da lì a pensare fosse di nuovo polmonite...
Invece ora è all'ospedale. L'hanno bucato da ogni parte, persino sotto i piedi, perché non trovavano le vene. E' l'età. Pare che dopo gli 80 sia così. La mamma fa la pendolare per i pasti, le pastiglie a orario e assicurarsi che gli cambino il pannolone. Lei con i suoi 76 anni, la sua invalidità, un braccio poco efficiente conseguenza di un carcinoma dalla quale l'abbiamo salvata per i capelli. Lei così piccola e minuta che riesce ad alzare un marcantonio d'uomo di un metro e ottanta, senza aiuti, a peso morto. Lei persa chissà dove nei suoi pensieri. Lei che non chiede niente per non disturbare. E io che mi incazzo perché devo correr dietro ai medici per sapere qualcosa.
Un figlio sa quando è arrivato il momento? Forse no. Ma io lo so. Lo sento. Lo leggo nei suoi occhi. Papà si sta spegnendo. Non ha più voglia di vivere in quello stato.
20/10/09
Capelli elettrici?
Si sa, questo è il periodo dei capelli elettrici e intrattabili. Spazzolarli o metterli in piega è praticamente impossibile: sembra d'aver messo le dita nella 220! E più son lunghi, secchi e trattati - da colore, colpi di sole o permanente - e più son dolori. Ci sono dei rimedi? C'è chi propone di usare la lacca ma sbaglia perché questa contiene sostanze che seccano ancora di più il capello. Meglio allora optare per uno shampo idratante e nutriente, che toglie l'elettrostaticità e fare di tanto in tanto un leggero impacco d'olio per capelli. Ottimi il mandorle dolci - spremuto a freddo - l'olio di ricino e l'olio di semi di lino. Ne basta una piccola quantità distribuita sulle lunghezze - per intenderci, quanto basta a fare un effetto gel, non olio che goccia - tenendolo in posa qualche ora se non addirittura tutta la notte. La mattina dopo un normale shampo sarà sufficiente per togliere ogni residuo. Ma se ancora non fosse sufficiente, oppure se non avete tempo di farvi un impacco, il rimedio rapido c'è: prendete un po' di crema idratante viso (da giorno), mettetene un po' sul palmo delle mani e passate i capelli. Risultato assicurato.
12/10/09
L'amore impossibile
Presa da un'ispirazione improvvisa, ho voluto documentarmi su Margaret Mitchell, l'autrice del fortunato romanzo. Scrittrice in erba, dal carattere schivo e introverso, fin da piccola entra in conflitto con il padre, un brillante avvocato dal carattere dispotico e maschilista, che rimprovera la figlia di non essere tanto bella e quindi seducente agli occhi di chi potrebbe sceglierla come futura moglie! Ma la giovane non si perde d'animo e nonostante i rimproveri e la mancanza di stima manifestata dal padre, lascia la casa per dedicarsi agli studi.
Dopo un primo matrimonio fallito, a causa del carattere irascibile e violento del marito, si sposa una seconda volta, ed è in questo periodo della sua vita che scrive il romanzo. E' una Margaret ribelle, appassionata e testarda, perdutamente innamorata di un uomo che non avrà mai, quella famosa Scarlett che esprime così bene la vera e profonda personalità dell'autrice. Una donna che rincorre, nella figura sfuggente di Ashley, l'amore del padre che avrebbe voluto ma che non ha avuto. Molte donne rincorrono amori impossibili: uomini che non le vogliono, che amano un'altra o che non hanno tempo per i sentimenti perché presi da altri interessi. Belli e dannati, irraggiungibili, come i personaggi famosi, gli attori, i cantanti. E s'innamorano sempre solo di questo tipo di maschi, perché si portano dietro conflitti con un padre assente, prevaricatore e spesso violento, dal quale non hanno ricevuto la giusta attenzione e affetto. Cercano quel padre negli uomini che incontrano, sperando in un riscatto. Ma il riscatto difficilmente arriva. Perché è proprio amando uomini che sanno di non poter avere che si sentono al sicuro, al riparo dalle responsabilità. E' un eterno conflitto. Ti cerco e mendico il tuo amore, la tua attenzione. Ti desidero perchè non mi vuoi, sapendo che la situazione non cambierà. Mento a me stessa. Perchè se tu fossi disponibile e ricambiassi il mio affetto, io dovrei vivere finalmente un rapporto adulto.
Diceva Oscar Wilde: "Molte donne, ventiquattro ore dopo il matrimonio, sono vedove del marito che avevano immaginato." (...) I testi di psicologia sono pieni di esempi, gli studi degli psicologi anche. Le donne hanno fatto passi da gigante nella società attuale, si sono emancipate. Eppure sono ancora troppo fragili nelle scelte del cuore. Tante Rosselle O'Hara innamorate di un sogno, di un uomo che non esiste, se non nell'immaginario. E uscire dallo schema è molto faticoso. Un lavoro su se stesse duro e doloroso. Una difficile ricostruzione di se', della propria autostima, del proprio valore e di un diritto sacrosanto, quello d'amare riessendo amate! Allora basta continuare a distruggersi. Guardiamo pure i calendari dei modelli e le foto degli attori famosi. Sogniamo pure ad occhi aperti Bradd Pitt o Clooney, ma cerchiamo di essere oneste con noi stesse. I sogni sono belli ma la vita vera è un'altra cosa!
08/10/09
Mi sono fatta il PT
Dire rotta è poco. Sarebbe meglio dire... da rottamare.
Lui è stato profetico. «Domani starai bene, ma vedrai sabato che dolori! Sentirai muscoli che non ricordavi di avere.» Peccato abbia sbagliato i tempi. Io sto così oggi. Esattamente il giorno dopo. Ma questi muscoli li ricordo tutti. E' un po' come fare l'inventario di magazzino.
Lui chi è? Il mio PT, leggasi personal trainer, assunto per rimettere in forma la mia carcassa. Esagerata? Macché, realista. Con la scusa della fibromialgia ultimamente mi sono impigrita. Sarà che quando sto male divento fastidiosa e cerco di muovermi il meno possibile, ma durante gli ultimi sei mesi ho messo su così tante tette che rischio di fare la fine della pubblicità delle Fisherman. Boom. Così ho deciso di porre rimedio prima di esplodere e mi sono fatta il personal trainer. Cercavo un tipo tosto, di quelli che non si lasciano abbindolare dal mio fascino da coach. Ma soprattutto che sapesse il fatto suo. Anche perché io non sono una cliente qualunque.
Ho trovato quello che cercavo: l'uomo è preparato, motivato e per nulla spaventato dalla belva. Anzi, mi ha messa sotto. Ha iniziato con un bel programmino di panca fit (che fa bene a chi soffre di fibromialgia) e massaggio tailandese. Tanto per scardinare i miei blocchi muscolari. E adesso proseguiamo con il cardio fitness per bruciare un po' di grassi. Due incontri a settimana di un'ora, in pausa pranzo. Che sommati alle mie due ore al martedì di danza, due ore al mercoledì di salsa, una di tecnica al giovedì e due di ballo nel week end, fanno un bell'effetto "son finita sotto un rullo compressore". Ah, ahah. E di che mi lamento? Era quello che volevo. Combattere la rigidità da fibromialgia e rimettermi in forma prima di Natale. Se non mi rompo prima.
Stasera un bel bagno caldo con un chilo di sale rosa dell'Himalaya - che fa tanto bene ai muscoli - cena leggera e subito a nanna. Domattina sarò come nuova. Spero.
Approfondimenti
Il massaggio tailandese
Lui è stato profetico. «Domani starai bene, ma vedrai sabato che dolori! Sentirai muscoli che non ricordavi di avere.» Peccato abbia sbagliato i tempi. Io sto così oggi. Esattamente il giorno dopo. Ma questi muscoli li ricordo tutti. E' un po' come fare l'inventario di magazzino.
Lui chi è? Il mio PT, leggasi personal trainer, assunto per rimettere in forma la mia carcassa. Esagerata? Macché, realista. Con la scusa della fibromialgia ultimamente mi sono impigrita. Sarà che quando sto male divento fastidiosa e cerco di muovermi il meno possibile, ma durante gli ultimi sei mesi ho messo su così tante tette che rischio di fare la fine della pubblicità delle Fisherman. Boom. Così ho deciso di porre rimedio prima di esplodere e mi sono fatta il personal trainer. Cercavo un tipo tosto, di quelli che non si lasciano abbindolare dal mio fascino da coach. Ma soprattutto che sapesse il fatto suo. Anche perché io non sono una cliente qualunque.
Ho trovato quello che cercavo: l'uomo è preparato, motivato e per nulla spaventato dalla belva. Anzi, mi ha messa sotto. Ha iniziato con un bel programmino di panca fit (che fa bene a chi soffre di fibromialgia) e massaggio tailandese. Tanto per scardinare i miei blocchi muscolari. E adesso proseguiamo con il cardio fitness per bruciare un po' di grassi. Due incontri a settimana di un'ora, in pausa pranzo. Che sommati alle mie due ore al martedì di danza, due ore al mercoledì di salsa, una di tecnica al giovedì e due di ballo nel week end, fanno un bell'effetto "son finita sotto un rullo compressore". Ah, ahah. E di che mi lamento? Era quello che volevo. Combattere la rigidità da fibromialgia e rimettermi in forma prima di Natale. Se non mi rompo prima.
Stasera un bel bagno caldo con un chilo di sale rosa dell'Himalaya - che fa tanto bene ai muscoli - cena leggera e subito a nanna. Domattina sarò come nuova. Spero.
Approfondimenti
Il massaggio tailandese
04/10/09
Storia di ordinaria consegna
Secondo voi i corrieri espresso sono dotati di navigatore satellitare GPS, oppure usano ancora lo stradario del 15/18? Ricevo periodicamente dei pacchi in ufficio. Consegna ordinaria. Finché si tratta di omaggi - spesso sono aziende che producono cosmesi per il make up - tutto va bene. Ma se faccio acquisti per corrispondenza, pagando anticipatamente, iniziano i dolori. A casa non faccio arrivare nulla perché non ci sono mai. Così, lascio il recapito dell'ufficio. Dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:30 c'è sempre qualcuno che apre la porta. Ma i pacchi non arrivano. Perché? Perché l'indirizzo è errato. Oppure è sconosciuto. Adesso non per dire, ma la via dove ho lo studio è una strada principale a grande percorrenza. E sono qui da 13 anni. Possibile che non riescano a trovarmi? Ogni volta m'incavolo di brutto e piglio a parole il corriere di turno. Sì, perché sono tutti uguali. Che si tratti di Bartolini, SDA o DHL (prendendone tre a caso) ogni volta è un terno al lotto. Riusciranno i nostri eroi a trovare il campanello? Quando va bene il corriere più sveglio riesce a entrare nel parcheggio, trovare il civico e suonare il campanello. Peccato che capiti sempre quando sono in pausa pranzo (ogni tanto ho il brutto vizio di mangiare) e allora, ecco comparire il famigerato tagliandino giallo sulla porta: "Pregasi ritirare il pacco presso la sede" che è sempre, ovviamente, dall'altra parte della città.
Va bene. Sono una donna pratica, abituata a risolvere i problemi. Mi farò recapitare i pacchi da mammà. Lei è sempre a casa, quindi, non ci sono scuse: il corriere arriverà. SBAGLIATO. Perché anche a casa di mia madre, che sta in un altro comune, in una villetta ubicata in zona residenziale, i pacchi non arrivano. Perché l'indirizzo è errato. Oppure è sconosciuto.
«Mamma, dov'eri ieri che il corriere non ti ha trovato?»
«Mah, ero qui. Non mi sono mossa.»
«Sei sicura?»
«Certo. Dove vuoi che vada? Forse sarò stata un momento nell'orto a prender su le zucchine. Ma avrei sentito il campanello...»
Sempre la stessa storia. Poverina, lei non ha colpa se i pacchi non arrivano o se il corriere non trova l'indirizzo. Però la cosa che mi fa girare i neuroni a vortice è che quando va bene il pacco te lo lasciano sulla soglia di casa, o meglio, sulla soglia del cancello. Praticamente in mezzo alla strada, dove chiunque può chinarsi e raccoglierlo. Tanto che problema c'è? E' pure pagato. Ma d'ora in poi li frego. Sicuro. Non pago più nulla anticipatamente, ordino tutto in contrassegno, anche se pago di più. E quando devo spedire utilizzo le Poste. Tanto, peggio di così...
Va bene. Sono una donna pratica, abituata a risolvere i problemi. Mi farò recapitare i pacchi da mammà. Lei è sempre a casa, quindi, non ci sono scuse: il corriere arriverà. SBAGLIATO. Perché anche a casa di mia madre, che sta in un altro comune, in una villetta ubicata in zona residenziale, i pacchi non arrivano. Perché l'indirizzo è errato. Oppure è sconosciuto.
«Mamma, dov'eri ieri che il corriere non ti ha trovato?»
«Mah, ero qui. Non mi sono mossa.»
«Sei sicura?»
«Certo. Dove vuoi che vada? Forse sarò stata un momento nell'orto a prender su le zucchine. Ma avrei sentito il campanello...»
Sempre la stessa storia. Poverina, lei non ha colpa se i pacchi non arrivano o se il corriere non trova l'indirizzo. Però la cosa che mi fa girare i neuroni a vortice è che quando va bene il pacco te lo lasciano sulla soglia di casa, o meglio, sulla soglia del cancello. Praticamente in mezzo alla strada, dove chiunque può chinarsi e raccoglierlo. Tanto che problema c'è? E' pure pagato. Ma d'ora in poi li frego. Sicuro. Non pago più nulla anticipatamente, ordino tutto in contrassegno, anche se pago di più. E quando devo spedire utilizzo le Poste. Tanto, peggio di così...
01/10/09
Cambio di stagione autunnale
Prima di tutto bisogna tener presente che ancora per un mesetto circa (dipende da zona a zona) dovremo tenere sottomano alcuni capi estivi da stratificare con quelli autunnali.
Tenete
Camicie, t-shirt e magliette di cotone o di seta, smanicate, a maniche corte e 3/4
Abiti leggeri in tinta unita
Pullover e golfini leggeri o di media pesantezza di cotone (meglio se con cerniera)
Giacche leggere in cotone, giacche in lino foderate
Pantaloni e gonne di cotone di media pesantezza
Calzature: sandali a punta chiusa, decolleté, chanel e sabot, mocassini e ballerine
Bijoux colorati
Riponete
L'abbigliamento classico da spiaggia
Abiti e capi in tinte sgargianti (che stanno bene solo con l'abbronzatura) e in generale tutto ciò che è leggero e senza fodera
Completi in fantasia floreale o a righe
Calzature estive: infradito, ciabattine, sandali molto aperti
Borsette in tessuto leggero
Controllate bene i capi prima di riporli: bottoni mal saldati, orli che si disfano, (occhio alle t-shirt con l'orlo cucito a zig-zag!) cerniere allentate, possono essere una grande seccatura per la prossima stagione. Meglio provvedere da soli o fare una capatina dalla sarta. Svuotate le tasche e controllate lo stato di usura di colletti e polsini, e che sul tessuto non vi siano macchie. Se alcuni capi d'abbigliamento non sono stati indossati potete dargli una botta di stiro, farli riposare un giorno e poi riporli nelle apposite custodie. Ma se c'è qualcosa da lavare o da mandare in pulitura fatelo subito. Chi ha tempo non aspetti tempo.
Non sapete come organizzarvi?
Fate come me. Acquistate un po' di custodie per abiti e giacche insieme ad altre per maglie e felpe (ad esempio quelle della Cuki) e a mano a mano che riordinate infilate tutto nelle custodie e riponete nell'armadio. L'importante è farlo con ordine e metodo. Ricordate che le camice si sgualciscono meno se le appendete - abbottonate. E se raggruppate i capi per genere e colore, quando li cercherete non diventerete matti (ad esempio, il pantalone con la sua giacca, meglio se sbottonata per non creare brutte pieghe. Idem per i completi con gonna e i tailleurs). I pantaloni andrebbero appesi per il fondo sugli appositi appendini a pinza. Ma se ciò non fosse possibile potete metterli a cavallo dell'appendino piegandoli per la lunghezza e badando a mantenere la riga, ove ci fosse. Le gonne si appendono negli appendini a molla per tenerle in forma. Le magliette e le t-shirt vanno invece infilate nelle buste ben piegate, senza ammucchiarle, a due a due, o massimo a tre capi per volta. Le borsette in tessuto lavabile vanno passate con panno umido (perfetto quello in microfibra), lasciate asciugare un giorno e riempite di carta velina o di carta di giornale appallottolata. Poi, infilate nei loro sacchetti di tela oppure inserite nel porta borsette da appendere (all'Ikea si trovano un sacco di accessori utili per l'organizzazione dell'armadio a prezzi molto convenienti). Le calzature vanno pulite, lasciate asciugare e riposte nella scarpiera. Se non ne avete una, riponetele nelle loro scatole ricoperte da una velina e all'esterno scrivete con un pennarello il tipo di scarpa che avete messo via. Non avete idea quanto sia scocciante cercare un paio di sandali da sera in mezzo a una ventina di scatole chiuse di cui non si ricorda il contenuto! Se le scarpe sono particolarmente delicate e tendono a sformarsi, sarà necessario imbottirle di carta appallottolata oppure usare le apposite sagome, di legno o di plastica, per tenerle in forma.
Quando il freddo si farà sentire e avrete finito di metter via l'abbigliamento estivo, sarà necessario dare una pulita all'armadio. Passate gli interni e gli esterni con una spugna inumidita in acqua e sapone di marsiglia (un cucchiaio ogni due litri), lasciate asciugare e poi mettete qua e là nei cassetti e fra i ripiani qualche sacchetto profuma biancheria. Se avete una mamma o un'amica che coltiva la lavanda, raccogliete i fiori, fateli seccare e riempite dei sacchetti di tulle. L'odore di "pulito" sarà garantito.
Bene, mi sembra d'avervi detto tutto. Se avete dubbi e domande da fare, come sempre sono qui.
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