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01/05/10

La Jolanda brizzolata

«Ti devo parlare...»
Il tono cospiratore nella voce di Giuliana non promette nulla di buono. Di solito è molto allegro e spensierato; che sarà successo?
«Dimmi cara, sono tutta orecchi.»
«No, non al telefono. E' una cosa delicata. Meglio vederci di persona.»
Ci accordiamo per un incontro a studio, davanti a una tazza fumante di caffè.
«Allora, che succede? Sai che ieri con quella telefonata sibillina mi hai fatto preoccupare? Qualcosa di grave a casa?»
«Nooo. A casa tutto bene...» si affretta a precisare.
Poi, silenzio. Dopo un minuto riprende. «Ti devo parlare di una cosa piuttosto intima, però mi devi promettere di non ridere!
Ha lo sguardo così serio dietro gli occhiali da sole che quasi quasi mi scappa da ridere veramente: e che sarà mai?
«Dai, giuro che non riderò. Allora?»
Ancora una pausa di silenzio.
«Giuly, dai, pare che t'è morto il gatto... che succede?»
«Allora... allora, è una questione delicata e visto che tu sai un sacco di cose, per il tuo lavoro, forse mi puoi aiutare.»
«Hai bisogno di una consulenza?» chiedo impaziente.
«Diciamo che ho bisogno del tuo parere professionale.»
«Ok. Spara!»
Sono incuriosita; ci conosciamo da un po' ma è la prima volta che mi chiede consiglio.
«E' normale che... mannaggia non so come dirtelo.» Si guarda intorno. «Sta cosa m'imbarazza. Insomma, per farla breve, stamattina ho scoperto che sotto... mi sono spuntati dei peli grigi. Molto grossi.» E mentre lo dice abbassa lo sguardo amiccando sul ventre.
«Aspetta un attimo, sotto... dove?»
«Eh, sotto... nella Jolanda. Nelle parti intime! Ecco.
Sento una contrazione sussultoria al diaframma, annuncio di una risata che sta per nascere e che reprimo a fatica.
«Giuliana, mi stai dicendo che hai la topa brizzolata?»
«Mannaggia, abbassa la voce.» Mi intima con un gesto della mano.
«E chi vuoi che ci senta? Siamo solo tu ed io in studio. Oddio...» Sento che non riesco più a controllarmi.
«Gin! Hai promesso di non ridere!»
«Sì. E' vero, è vero.» La situazione è comica. «Ma non mi era mai capitato... voglio dire, non è che le persone che vengono da me fanno questo genere di confidenze.»
«Ok, ma secondo te, è normale? Si può fare qualcosa? »
«Che intendi dire? Ma certo che è normale. Voglio dire, così come i capelli, anche i peli prima o poi diventano grigi, no? E' la natura!»
«Sì, vabbè. Natura o non natura, io così non ci resto.» Afferma risoluta.
«Ma lui se n'è accorto?»
«Chi? Enrico? No, vabbè, lui non si accorge mai di niente.»
«E allora? Che te ne frega dei peli grigi. Tienila curata e vedrai che tutto si sistema.
«Infatti, era questo che ti volevo chiedere: tu che sai tutto, c'è un prodotto, qualcosa per togliere il grigio?»
«Vuoi fare la tinta alla topa?» Il controllo al diaframma cede e scoppio in una risata fragorosa che contagia anche Giuliana. «No, i colpi di sole! Mannaggia, lo sapevo... mo' finisco sul giornale!»
Dopo qualche minuto fra risate e lacrime con qualche soffiata di naso, l'imbarazzo si toglie definitivamente di torno.
«Okay, Gin. Torniamo serie. A me sta cosa di aver la topa brizzolata non va' giù. Che posso fare?»
«Ehm,» mi schiarisco la gola dandomi un contegno professionale (a stento). «L'unica cosa che ti posso consigliare è di tenerla curata. Le dai una tosata di tanto in tanto, come si fa con i giardini.»
Giuliana strabuzza gli occhi. «Cioè?»
Insisto. «Cioè la tieni tagliata corta, vedrai che i peli grigi non si vedranno. E togliti dalla testa di far cavolate. Niente tinta. Meglio piuttosto un bell'impacco di olio di mandorle dolci di tanto in tanto per tenerla morbida. Eppoi, cerca di cogliere il lato positivo della faccenda.»
«Il lato positivo, dici? E qual'è?»
«Una topa brizzolata è affascinante, trasmette saggezza, esperienza...»
«Come no? Sai che ti dico? Altro che saggezza! Stasera prendo Enrico e lo metto sotto.»
«Ecco brava, hai già capito. Per combattere lo spauracchio della pensione è meglio metterla subito a fare gli straordinari!»

Commenti:


02 Maggio 2010 - 14:57
 
Non l'ho ancora mai vista una cosa così, e a dire il vero non ci tengo mica tanto... non sono preparato Io non sono un amante della rasatura integrale, ma se a Giuliana dà fastidio il grigiore (il che è comprensibile), magari potrebbe considerare anche l'opzione PP (pelapatate). Sarebbe anche una botta di modernità, almeno se si considera YouPorn come arbiter intimae elegantiae. Che ne dice Giuliana? juanriccio
 
03 Maggio 2010 - 09:01
 

@juanriccio
Ti posso assicurare che Giuly da napoletana verace ama il pelo, quindi niente pelapatate :-)) che poi, francamente, può andar bene una volta ma a te non sembra che una Jolanda "imberbe" e implume dia adito a pensieri distorti?


04 Maggio 2010 - 10:34
 
Ah - napoletana? Bene, bene. La verità propio, a me la PP non piace. Mi fa un po' impressione e mi scatta il senso del tabù pedofilo. Però amo il pelo molto rado e curato, portato soltanto sul pube e non sul macchinario propriamente detto - in altre parole: più che il sacro cespuglio, un simulacro simbolico, estetizzato e consapevole. L'idea che la persona di fronte a me abbia dedicato attenzione alla faccenda, prefigurando l'incontro intimo mentre si acconciava come si farebbe per i capelli, è per me un eccitante afrodisiaco mentale; un po' come la tipa senza mutandine, ma molto più igienico. juanriccio 
 
4 Maggio 2010 - 13:31
 
Ma non c'è più nessuno, uomo o donna che sia, che si accetta cosi come il tempo lo trasorma? Vivaddio, occorre certo avere cura di sè, tenersi in discreta forma, ma se qualche o più di qualche capello o pelo grigio spunta non facciamone un dramma. godiamoci la vita e la Jolanda o il Walter così come sono senza patemi d'animo, consideriamo le nostre rughette e i capelli e peli grigi come medaglie guadanate sul campo di battaglia della vita. un saluto. Paolo
 
04 Maggio 2010 - 13:32
 
questo post mi ricorda una puntata di sex and the city dove Samantha aveva dovuto fronteggiare lo stesso inconveniente e aveva provato con una tinta con risultati a dir poco comici. io penso che tu le abbia dato il consiglio giusto e tra l'altro è un modo per accettare il naturale corso del tempo senza dover sempre e per forza ringiovanirsi a tutti i costi. Poi dai commenti degli uomini mi pare di capire che si concentrino principalmente su altro, ma anche se si focalizzassero su questo, non penso che andando con una donna che non ha più vent'anni si aspettino un corpo da ventenne. ecco, quello sì che sarebbe strano.. ciao Gin! Sary80

06 Maggio 2010 - 21:49
 
Simpatico questo post! Se può interessare ho qualche pelo bianco anch'io, ma la cosa non mi sconvolge affatto! saluti a tuttti!!!!!!!!!!!!! Merlino55

13/04/10

Musicassieme 2010 - canzoni a passo di cuore

Spettacolo e beneficenza: un binomio che ha prodotto sempre buoni risultati. Almeno a giudicare dalla risposta del pubblico che, oltre a partecipare con entusiasmo a concerti e serate, continua a sostenere meritorie iniziative di volontariato. Senza correre a quelli che sono veri e propri eventi mediat...ici come il “Pavarotti & friends” o il “Telethon”, anche in Friuli, si può abbinare, nella stessa serata, divertimento e generosità.

E’ il caso di “Musicassieme”, la serata-concerto che si svolgerà sabato 17 Aprile 2010 con inizio alle ore 20.45 presso l’auditorium comunale di Feletto Umberto, durante la quale si raccoglieranno fondi a favore dell’A.G.M.E.N. F.V.G. L’idea, spiega Andrea Taurino, organizzatore della serata, è nata otto anni fa, come un modo per ricordare mio padre musicista. Nel 2002 assieme a Giovanni Salvador, abbiamo realizzato il primo “Musicassieme” che ha riscosso un ottimo successo, sia per l’affluenza di pubblico, sia per la cifra che siamo riusciti a raccogliere per l’Associazione dei Genitori dei Malati Emopatici e Neoplastici dell’ Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste. Proprio per questo assieme al CEDIM di Gonars, all’Associazione Culturale Fotografica Immagine Latente di Cervignano, e grazie all’aiuto di tutta l’associazione Officina Del Suono, si è deciso di riproporre l’iniziativa, grazie al contributo dell’amministrazione comunale di Tavagnacco, senza il cui sostegno e patrocinio, non sarebbe stato possibile realizzare nulla. Rispetto all’anno scorso cui è stato dato spazio al rock’n’roll dell’inossidabile Beppe Lentini, l’edizione 2010 porterà sostanziali novità, con la presenza della splendida voce di Barbara Errico e del cantautore Francesco Ursino, accompagnati da un gruppo di validi ed apprezzati musicisti :Enzo Di Giusto alle tastiere, Alessandro Morassutti alla chitarra, Maurizio De Marchi al contrabasso, Ivan-Ordiner alle percussioni, Lucia Conflero al violino ed Elisa D'Agostini alla viola. L'ensamble proporra' un'omaggio ai cantautori italiani. La manifestazione che ha come sottotitolo “Canzoni a passo di cuore – Songs at heart’s pace” prenderà il via con le allieve della scuola di canto coordinata dall’insegnante Barbara Errico del Centro ArteMusica di Campoformido e vedrà protagoniste: Sarah, Federica, Nicole, Linda, Alessia, Zuleika ed Elisa che alternandosi sul palco, riproporranno un omaggio alle cantautrici della musica internazionale. Lo spettacolo sarà presentato da Paola Benini e allietato da alcuni momenti di magia ed illusionismo del mago Morgan.
Io ci sarò, e voi?

02/03/10

Io sono una piazza

La mia amica virtuale violapensiero ha pubblicato giorni fa sul suo blog "Vento a nord est" una poesia di Alessandro Baricco che non conoscevo, ma che esprime le emozioni di questo periodo. Anch'io sono una piazza, un posto dove si intrecciano vite e si scambiano gioie e dolori. Ma sono anche una strada percorsa e ancora da percorrere...

"Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero
inculcato questa storia del finire da
qualche parte, se solo ti avessero insegnato,
piuttosto, a essere felice rimanendo immobile.
Tutte quelle storie sulla tua strada.
Trovare la tua strada.
Andare per la tua strada.
Magari invece siamo fatti per vivere in una
piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì,
a far passare la vita, magari siamo un crocicchio,
il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un
disastro se solo ce ne andassimo,
a un certo punto, per la nostra strada,
quale strada?
Sono gli altri le strade, io sono una piazza,
non porto in nessun posto, io sono un posto
."

01/03/10

Arrivederci Carlo!

E' un momento difficile...

E mentre sabato mio padre rientrava a casa, io accompagnavo un amico nel suo ultimo viaggio.
Carlo era un ragazzo genuino, di quelli di una volta. Dico era perché è morto il 18 febbraio scorso. Aveva 35 anni e come tutti i ragazzi amava la vita. L'avevo conosciuto andando a ballare, frequentando gli stessi ambienti, le stesse persone. Anche lui, come me, era un cialtrone salsero: amava la musica cubana, la salsa e tutto ciò che girava intorno a quel mondo. Aveva un carattere riservato e sensibile ma anche scanzonato e acuto nelle sue riflessioni ad alta voce. Mi aveva colpito subito per quello strano pallore che aveva sempre in volto e per quel non stare troppo bene che alternava a momenti di grande vitalità ed energia. All'inizio pensavo fossero problemi di alimentazione e abbiamo iniziato a parlare scambiandoci pareri su esami fatti o da fare. Poi ho capito che doveva esserci dell'altro... Ma rispettavo il suo riserbo, in attesa di un cenno. Non amo invadere gli spazi altrui, però se serve... ci sono.

All'improvviso, lo scorso ottobre l'ho visto male e ho inziato a pensare al peggio. Anni fa persi un amico per una leucemia fulminante e vedere Carlo così smagrito e pallido mi ha fatto venire in mente brutti ricordi. Poi, più niente, sparito, fino a quella frase detta da un comune amico, il 31 dicembre, al momento del brindisi di fine anno: "un pensiero al nostro amico Carlo...", seguito da un applauso di tutti i presenti. Carlo, Carlo, il pensiero mi tormentava ma nessuno diceva nulla, non arrivavano notizie. Fino a quella sera in cui aprendo il suo profilo su Facebook ho notato qualcosa di strano. Non so dirvi cosa ma era una sensazione forte, tanto forte da farmi prendere in mano il telefono e chiamare una comune amica. In pochi minuti ho saputo la verità: Carlo aveva un tumore e nessuna speranza di sopravvivere. Glielo aveva detto pochi giorni prima direttamente il primario dell'ospedale dov'era ricoverato. Il mio cuore si è fermato.

Perché? La prima domanda affiorata alla ragione. Dio, dimmi perché? E' giovane, ha ancora tante cose da fare... Perché? Eppoi, il sopravvento: come starei io se fossi al suo posto? Come reagirei? Le risposte mi rimbombavano in testa. Stupore, incredulità, rabbia, paura. Una marea di emozioni contrastanti sono affiorate insieme all'istinto di andare da lui. Subito. Mentre guidavo in direzione dell'ospedale pensavo a cosa avrei potuto dirgli. Cosa si può dire a un ragazzo che muore? Parole banali, probabilmente inutili. Così ho iniziato a pregare, chiedendo la forza per sostenerlo, le parole giuste per aiutarlo. O Dio aiutami, usami tu perché io non sono nulla...

Ero preparata a quello che avrei trovato ma quando sono entrata in quella stanza, varcata la soglia, è scesa dentro me una calma innaturale. Gli ho detto semplicemente:
«Sorpreso che sono venuta a trovarti?»
Lui ha spalancato gli occhi azzurri, grandi nel volto scavato: «No, mi avevano detto che saresti venuta.»
Mi sono seduta accanto al letto, gli ho preso la mano in silenzio, in attesa. E lui ha iniziato a parlare a fatica, raccontando tutto dall'inizio. Di quando gli avevano diagnosticato il tumore, di come avesse paura a raccontarlo agli amici perché temeva la loro reazione. Ecco perché non me l'aveva detto, ma non c'era nulla di che giustificarsi. Di come aveva affrontato la prima operazione, poi la chemio, di come i medici gli avessero detto che era guarito, non c'era più nulla da temere, e invece, eccolo qui ancora a combattere.
«E' un melanoma, sai?» Mi ha detto con forza. Ho annuito muta. Non volevo dire nulla, non volevo fermare quel fiume in piena, quel ragazzo che soffriva e aveva bisogno di condividere il suo dolore. Sentivo la rabbia, la disperazione, anche se le parole erano morbide.
«Sai cos'ho imparato stando qui, in questa stanza? Che la vita è bella e preziosa. E non voglio smettere di lottare. Anche se mi hanno detto che non c'è speranza.»
«Chi te l'ha detto?»
«Il primario. Mi ha detto che non c'è più niente da fare... ma io non smetto di combattere.»
«E fai bene. Nessuno può sapere di preciso... anche i medici spesso sbagliano. E la speranza non te la può togliere nessuno.»
«E' vero... Sai, non importa se uscendo da qui non sarà più come prima... se non potrò più ballare, fare le cose che facevo, pazienza. E così bella la vita lo stesso! In semplicità, senza grandi cose: una pizza con gli amici, quattro chiacchiere in compagnia. Niente di più.»
Sì, è vero. E' così bella la vita.... pensavo, mentre le sue parole cambiavano tono, facevano progetti, ricordando le serate trascorse insieme, la musica, gli amici. Tante parole dette in quelle poche ore, ma ognuna scolpita a fuoco nel mio cuore.

Poi è venuto il momento del congedo. Avevo per lui un dono speciale ma non sapevo se l'avrebbe gradito. Così, con semplicità, guardando i pupazzi sparsi per la stanza che gli amici gli avevano portato ho detto con un filo di voce: «Ho qualcosa per te. E' un dono speciale. Non ti conosco così bene da sapere se credi in qualcosa o in qualcuno... ma io ci provo lo stesso. Stamattina aprendo un cassetto prima di venire da te - un cassetto che apro ogni giorno - mi è venuta in mano questa. E' la medaglia miracolosa dedicata alla Madre di tutti; ha portato grandi gioie nella mia vita e alla mia famiglia e oggi lo dono a te, perché so che a te è destinata. Quando hai paura, ti senti perso, quando non sai più a cosa aggrapparti, aggrappati a Lei. Chiamala in tuo soccorso e vedrai che non ti lascerà solo.» Lui ha guardato la medaglietta nelle mie mani, poi ha guardato me e tirandosi su con una forza che pensavo non avesse mi ha abbracciata dicendo in un sussurro: «Però a volte mi arrabbio e dico brutte cose...» Gli ho sorriso. «Non ti preoccupare, una mamma ama sempre i suoi figli, anche quando si arrabbiano e sono cattivi.» Mi ha stretta forte ringraziandomi e mentre me ne andavo sentivo i suoi occhi addosso: «Tornerò presto Carlo. Verrò a raccontarti la storia della medaglietta.» Invece sono passati i giorni, ho preso l'influenza e non potevo assolutamente portare il virus in ospedale. Di lì a pochi giorni mio padre si è aggravato, l'hanno ricoverato in ospedale ed è arrivata un'altra telefonata: Carlo ha tre giorni di vita...

Ed io ho mollato tutto, lavoro, famiglia e impegni e sono corsa da lui, per dargli l'ultimo saluto. Frastornata dal dolore per lui e per la sua famiglia che ancora non conoscevo ma che presto avrei incontrato. Quando sono entrata in quella stanza silenziosa, rotta solo dal suo singhiozzare convulso, sono svanite tutte le buone intenzioni. Ero lì, nuda di fronte alla morte e non sapevo cosa fare, come aiutare quella famiglia straziata che stava lì accanto al suo capezzale, in attesa. Ho pregato in silenzio, ho condiviso le lacrime, ho cercato di dare  conforto; ma è possibile confortare una madre, un padre, che vedono morire anzitempo un figlio? Ero lì e mi facevo mille domande mentre Carlo apriva e richiudeva gli occhi. Era cosciente? Sì, lo era. Era presente e abbastanza lucido, nonostante la morfina. O Dio, ti prego, prendilo presto fra le tue braccia, non farlo soffrire così tanto. Dev'essere terribile sapere d'essere vicini alla fine. Perché lui sapeva, ne sono certa.

D'un tratto ho sentito una voce maschile nel corridoio; era il prete. Ho trattenuto il respiro. Carlo l'ha sentito entrare, lo conosceva ed ha aperto gli occhi. Ha fatto un cenno di diniego quando gli è stato chiesto se soffriva, se sentiva dolore. Sembrava sopito, ma a tratti era vigile. Il sacerdote gli ha chiesto se voleva pregare con noi e lui subito ha congiunto le mani. Lì ho capito. E nel mio cuore è scesa tanta pace mista a dolore. Stavo perdendo un amico terreno ma sapevo che moriva sereno. La medaglietta aveva lasciato un segno anche questa volta. Più tardi, mentre me ne stavo andando in punta di piedi Carlo ha spalancato i suoi occhi azzurri. E mi ha detto cose che solo il linguaggio del cuore conosce. Arrivederci amico mio. Mentre guidavo verso casa ho messo la "sua" musica a palla e ho pianto tutte le lacrime che avevo.

Questo post è dedicato a tutti gli amici di Facebook, di cui molti ancora non sanno cos'è successo; agli amici salseri che leggono il mio blog e a tutti i cialtroni che come me gli volevano bene.




Commenti:





02 Marzo 2010 - 09:45
 
Arrivederci amico mio, resta di te il ricordo di una bellissima salsa insieme.


02 Marzo 2010 - 11:41
 
So quello che provi, ho perso mia sorella per melanoma. Sei una persona forte lo si capisce da come scrivi e presto supererai il dolore... ti abbraccio Giusy

02 Marzo 2010 - 12:19
 
Ciao Gin, grazie.
non riesco ad aggiungere altro... cs


02 Marzo 2010 - 21:44
 
anch'io ho perso qualcuno...
e dovrei avere le parole...
invece non le ho.

ti giuro che ancora non le ho...
(un abbraccio) Violapensiero


03 Marzo 2010 - 12:02
 

Ciao Carlo, amico mio, ora balli nei cieli la musica più bella.


03 Marzo 2010 - 12:30
 
Aggiungo queste considerazioni, a mente fredda dopo i dolorosi eventi ma "a caldo" dopo aver letto il blog.
Quando sono andato a trovarlo, più o meno una settimana prima che ci lasciasse, era in camera da solo, luci basse e porta chiusa, rannicchiato su un fianco. Ho visto in lui una rassegnazione di facciata che mascherava una gran rabbia perchè, penso io, sentiva che gli era stato tolto qualcosa di molto importante: la famiglia, gli amici, il ballo. Cose per cui vale la pena vivere e che "danno vita agli anni". Ho cercato di non farmi vedere abbattuto, di condividere un po' di forza d'animo con lui, ma è stato il contrario: lui mi dato i motivi per riprendere a ballare con l'entusiasmo, l'impegno, la curiosità, l'energia e la costanza di quando ho cominciato. Spero di non deluderlo ...
Quando l'ho salutato, nonostante non avesse ormai molte forze in corpo, si è sollevato quasi a sedere e mi ha dato una stretta di mano così forte e calorosa che è stato davvero difficile non mettersi a piangere davanti a lui. Uscendo dall'ospedale ho infilato gli occhiali da sole, nonostante fosse buio, e chiuso il giubbotto: anche se nei corridoi c'era un caldo insopportabile, sentivo freddo dentro. Durante i viaggi di ritorno, dall'ospedale e dal funerale, ho cercato rifugio nella musica che lui tanto amava, come hai fatto tu. Ciao Carlo.


03 Marzo 2010 - 18:50
 
Ciao Gin...ti ringrazio di questo bellissimo scritto...mi ha fatto piangere come in quei giorni. Ero li negli ultimi istanti e non so ancora il perche mi ha ritenuto degno di esserci..lo conoscevo da così poco...ma gia sapevo che stavo perdendo una gran persona..un grande Amico. Non vorrei dire altro per non sembrare retorico...un saluto a Te Carlo e veglia su di noi !! G.


05 Marzo 2010 - 17:16
 
Inutile ringraziarti Gin...... perchè sai bene che GRAZIE è dire poco.... Anche io e lo sai...ero lì.....gli ho tenuto la mano...sperando di riuscire a trovare nel mio cuore le parole che solo lui avrebbe dovuto recepire..... nel suo ultimo momento...terreno.... ero lì quando ha lasciato un silenzio assordante..... MA.... è stato importante poterci essere... Carlo me l'ha permesso..... e di questo potrei continuare a ringraziarlo in eterno.....
Ora ogni volta che ballo....e ballerò......lo ritroverò al centro della pista.... con quelle sue movenze....e quel sorriso BUONO.......
Il mio Cricet Man vive in me....e così sarà per sempre..........
Ciao carlo.
T.


06 Marzo 2010 - 09:14
 
Bravissima, la tua delicata penna è giunta al mio cuore! Sai cara quella medaglietta io ce l'ho sempre con me, la Madonna miracolosa è una madre amorevole e compie miracoli, come la conversione di Alfonso Ratisbonne. Il tuo amico è morto fra le braccia di Maria e lo deve a te, Carlo è in paradiso ed ora è il tuo angelo custode. Noi non possiamo comprendere il disegno divino, ma secondo me, chi muore prematuramente è stato risparmaito a grandi sofferenze che avrebbe avuto in terra. Tu hai consentito il passaggio di Carlo con gioia, attraverso la Madre celeste.
Buona giornata, cara.
una carezza al tuo cuore.
annamaria* 


16 Marzo 2011 - 11:42
 
ciao
e grazie per aver scritto questo post per ricordare il buon Carlo, ormai è passato già un anno e molti di noi sentono sempre la sua mancanza, ed ogni volta che ci riuniamo, sembra strano a dirlo, ma sentiamo la sua presenza e la sua energia, è volato in cielo ma allo stesso tempo voglio pensare che ogni volta che vado a ballare  lui è li con noi a ridere, scherzare e ballare come facevamo un tempo.
Ciao Carlo

17/07/09

Complimenti. Un carato e venti

Lucia è appoggiata al bancone, le dita aggrappate al ripiano. Nel negozio ci siamo solo noi tre: il silenzio è assoluto. Laura osserva la pietra con il monocolo rigirandosi l'anello fra le mani. Alza gli occhi, mi guarda, poi li riabbassa sulla pietra. Osserva Lucia di sottecchi, senza farsi notare. Torna a guardare me, poi di nuovo la pietra. Infine sospira: «Gin, hai un buon occhio. Complimenti. Un carato e venti
«Ah, però. Mica male.» Osservo speranzosa.
«Peccato sia un normalissimo zircone!»
Ecco il verdetto finale. Arriva come una mazzata sulla testa. Lucia vacilla leggermente aggrappandosi più forte al ripiano. Le labbra strette. Non dice una parola, non un gemito. Tace.

Laura ed io ci guardiamo dritto negli occhi: «Anche uno zircone fa la sua figura. No?» Le chiedo.
«Ah, sicuro. Fra l'altro oggi fanno delle imitazioni così realistiche che solo un occhio esperto può accorgersene.»
«Quanto può valere? Così tanto per farsi un'idea...» Chiedo.
«Beh, diciamo che con trecento euro lo porti a casa» e aggiunge «naturalmente la montatura è in oro bianco. Volendo, puoi sempre montare una pietra vera.»
«Certo.» Ci giriamo entrambe verso Lucia che non ha ancora aperto bocca. Armeggia sul telefonino con aria assorta.
«Lu» le dico piano. Lei alza lo sguardo e mi fissa senza capire. «Allora?»
«Sì, andiamo.» All'improvviso si ridesta dal torpore. Veloce mette in borsa il telefonino e porge la mano a Laura. «Grazie di tutto. E' stata molto utile.»
«Figurati. Ma dammi del tu» le risponde Laura sorridendo. «Se hai bisogno di altro torna a trovarmi sai?» Le stringe la mano e girandosi verso di me: «Vedi di non far passare un altro anno prima di farti rivedere, eh? D'accordo?»
«Non mancherò. Promesso.» Prendo Lucia sottobraccio e usciamo dal negozio. Fuori il tempo è cambiato. Grosse nubi minacciano pioggia. Come l'umore di Lucia che in silenzio cammina al mio fianco.


Commenti:




20 Luglio 2009 - 12:09
 
Sbrigati, Gin, facci sapere come gliela farà pagare! Pipework

20 Luglio 2009 - 14:38
 
Calma ragazzi ^__^
se riesco stasera vi scrivo il resto. Ma tenete conto che non è facile buttar giù qualcosa di "comprensibile" poco tempo.
 
 20 Luglio 2009 - 16:26
 
perchè aggiungere un finale?
è perfetto così
asciutto essenziale autentico
il contrario dell'anello
e di tanti fidanzati (la storia è assolutamente realistica...chiedetelo a qualche orefice...) Margueritex
 
27 Luglio 2009 - 12:51
 
Probabilmente, sono uno dei pochi lettori maschili di questo blog, e mi illudo di avere un punto di vista maschile e non maschilista. ;)E una cosa che mi viene da dire è: questi bastardi (per essere gentili), se esistono, è perché ci sono delle persone, che ancora, nell'Anno Di Grazia 2009, abboccano a queste cose.
Come se non ci fosse l'informazione.
Come se non ci fossero gli amici/che che ti mettono in guardia.
Come se non ci fosse il BuonSenso™ e il sospetto.
E la cosa peggiore è che, per causa di questi subumani, l'intero genere maschile che mi trovo qui indegnamente a rappresentare, ne esce fuori coperto di fango.
Sono contento che la tua amica abbia te, molte non sono così fortunate, ma cerchiamo di non avere bisogno di questa fortuna e di non credere al primo tizio ben vestito e ben macchinato che ci fa brillare lo zircone davanti gli occhi.
Grazie, ho finito.CyberLuke


13/07/09

Il predicozzo: chiediti perchè?

«Senti Lucia, ti dirò quello che penso.» Dico sorseggiando il caffè.
«Questa storia non mi piace. C'è qualcosa che non va'. Lo sento “a pelle”.» Non riesco più a stare zitta, se non parlo scoppio!
«Cerchiamo di ragionare. Ammettiamo per un momento che sia tutto vero, cosa che non credo, ma ammettiamo sia vero. Lui è veramente innamorato di te, ha intenzione di lasciare la moglie e ti regala un diamante. Hai idea di quanto può valere quell'anello?»
Lucia guarda la mano assorta.
«A occhio e croce sarà più di un carato di pietra. Se è vero, hai addosso quattro/cinquemila euro di anello.» Sgrana gli occhi stupita.
«Se vuoi possiamo chiedere a Laura che ha oreficeria e s'intende. Ma credi, mi sbaglio di poco. Adesso spiegami, perché un uomo come lui, benestante, milanese, dovrebbe innamorarsi di una  venticinquenne conosciuta in chat, che vive in un buco di città fuori dal mondo, che fa l'operaia, anzi correggo, faceva l'operaia in una fabbrica, senza progetti per il futuro, quando a Milano ha a disposizione modelle, indossatrici, aspiranti veline e chi più ne ha più ne metta. Ragazze bellissime, molto più decorative di te, disposte a tutto.»
Apre la bocca per dire qualcosa. «No, aspetta. Lasciami finire. Ammettiamo che sia così. Che cosa sai di lui? Niente, lo conosci appena. Pensi davvero che lascerà sua moglie per te? Io credo che abbia solo voglia di divertirsi. Se fosse VERAMENTE innamorato non ti avrebbe permesso di mollare il lavoro, a meno che non ne avesse uno lui da offrirti. Eppoi, perché prendere in affitto un attico in centro quando c'è già il tuo appartamento? Lo sa che stai pagando un mutuo? Pensa di pagartelo lui? Pagherà sia l'affitto che il mutuo? Ha intenzione di mantenerti qui a Udine oppure pensa di portarti a Milano?

Lei resta in silenzio bevendo il suo caffè. Sul viso è comparsa un'espressione enigmatica.
«Lucia sveglia. Questo non è “Pretty woman” e tu non sei a Julia Roberts. Chiediti perché fa tutto questo? Dove vuole arrivare?» La domanda non ottiene risposta.
«Senti» le dico prendendole la mano «sai che ho più esperienza di te in queste cose. Conosco quegli ambienti, sono molto competitivi. Non c'è spazio per brave ragazze di provincia.»
«E se non fosse vero? Se non è quello che dice... Tu che pensi?» Finalmente parla.
«Beh. O è un pazzo che sta sperperando i soldi di famiglia. Non sarebbe né il primo né l'ultimo...» Sospiro. «Oppure è un pappone.» Finalmente l'ho detto.
«Un cosa?»
«Un pappone. Un magnaccia. Quelli che cercano brave ragazze per portarle alla prostituzione!»
«Non ci credo. Non è possibile.» Dice scuotendo la testa. «Cosa te lo fa pensare?»
«Lucia, credimi. Ne ho incontrati diversi quando lavoravo a Rimini ventanni fa. Sono uomini molto pericolosi perché sembrano dei bravi padri di famiglia. Sono dolci, rassicuranti, comprensivi e ti riempiono di regali. Hanno solo uno scopo in mente: farti innamorare per poi spingerti sulla strada.
«Io non sono così stupida. Lui non è il tipo...»
«No. Non sei stupida. Però sei un'ingenua. Non hai esperienza del mondo. Non sei mai uscita da Udine, non hai idea di cosa ci sia fuori da questa tranquilla cittadina. Qui non succede mai nulla. Ma fuori è diverso e un pappone fiuta lontano un miglio le ragazze ingenue.»
«Potresti sbagliarti.»
«Sì, è vero. Potrei sbagliarmi. Ma sta a te decidere. Puoi berti tutto quello che vuoi, oppure aprire gli occhi e iniziare a farti delle domande.»
«Tu cosa faresti? Se fossi al posto mio?»
«Beh, intanto vorrei sapere se l'anello è vero o è un tarocco.»
«Certo che se è falso... glielo faccio mangiare.»
«Forza, dai. Alza le chiappe che andiamo da Laura.»
«Adesso?» Sembra sorpresa.
«Certo, adesso. Fuori il dente, fuori il dolore. Meglio chiarirsi subito questo dubbio, no?» Mi alzo e faccio per prendere il portafoglio.
«Lascia stare. Pago io.» Dice pronta Lucia.
«Giusto. Anche perché la consulenza amorosa ti costerà cara!»
Scoppia in una risata argentina. «Spero di non dover aprire un altro mutuo per pagare i debiti.»
«Ah, non lo so.» Rispondo ridendo e insieme usciamo dal bar.


Perché siamo arrivate a questo punto?

06/07/09

Riappacificazioni, diamanti e appartamenti

Quando Lucia chiama sono rogne. La conosco. Se la voce al telefono è allegra e leggera significa che deve dirmi qualcosa con urgenza; se parla del più e del meno e non arriva mai al punto, deve dirmi qualcosa di importante, con urgenza.

Mi dà appuntamento in un negozio del centro. La scusa è quella dei saldi: urge un mio parere su un acquisto. Non la bevo, ma ci vado lo stesso. Sono passati tre mesi dal nostro ultimo incontro: cosa sarà successo nel frattempo? Tremo al pensiero.

Come al solito arriva in ritardo. Sgambetta su un paio di sandali rossi dal tacco improponibile. La minigonna bianca è inguinale, il top rosso nasconde l'indispensabile. Ha i capelli raccolti da una pinza; il trucco è vistoso. Mi abbraccia e bacia la guancia con finto trasporto.
«Ciao bella! Come stai? E' tanto che aspetti?»
Il tono è sufficientemente alto da far girare tutti i presenti. A lei piace l'ingresso “teatrale”. Non lo fa con malizia, ma solo per posa.
«Ciao Lu» le rispondo, «saranno dieci minuti buoni che ti aspetto, sai che ho il vizio di arrivare puntuale!» Sorrido e le restituisco l'abbraccio. Non amo questo tipo di smancerie; preferisco riservarle ai commiati più lunghi, ma con lei è quasi d'obbligo.
«Allora, cosa mi racconti di bello? A casa tutto bene?»
«Il solito... » Mentre parla guarda qua e là fra gli scaffali. «Papà è sempre preso dal lavoro, lo sai com'è. Adesso pare che frequenti una tipa.»
«Ah, bene. Era ora. L'hai conosciuta?»
«No, ancora no. L'ho solo sentita al telefono. Pare sia una cosa seria. Staremo a vedere.» Tira  fuori da uno scaffale un paio di pantaloni neri. Li guarda un attimo poi li rimette giù. «E di te che mi racconti? Hai finito i corsi?»
«Sì. Ho finito scuola due settimane fa. Quest'anno ero molto stanca, non vedevo l'ora di finire.»
«Ci credo. Non so come fai a star dietro a tutto!»
«Nemmeno io.» Mi guardo attorno: «Cosa stiamo cercando?»
«Ah, nulla di particolare. Cercavo un paio di pantaloni neri di lino, quelli che ho a casa sono da buttare.»

Ci spostiamo dall'altro lato del negozio. «Il lavoro? Tutto bene?»
Sono le tipiche domande di routine che mi servono per portarla “al dunque”. So bene che se le faccio una domanda diretta tipo: "Allora cosa volevi dirmi?" Otterrei solo una chiusura totale. Quindi, attendo con pazienza che faccia il suo giochino della conversazione banale...
«Mi sono licenziata.» Ecco la bomba!
«Ti sei cosa?» La tiro per un braccio e la giro verso di me.
«Ho capito bene?» Non credo alle mie orecchie. E' impazzita!
«Sì. Mi sono licenziata il mese scorso. Non ne potevo più di quel lavoro di merda.» Il tono adesso è strafottente. Sono frastornata.
«Lucia, ti rendi conto del periodo che stiamo vivendo? Siamo in piena crisi economica e tu ti vai a licenziare? Con un mutuo per giunta? Con cosa pensi di pagarlo?» Lei mi guarda tranquilla. Non tradisce il minimo turbamento.
«Senti, non potevo continuare così. Venivo sfruttata. Lavoravo a nero, senza contributi e con una paga di merda. Cosa dovevo fare ancora, dargli il sangue?» Sbuffa imbronciata. «Ho deciso di guardarmi intorno e cercare un'occasione migliore.»
«Fai bene. Bisogna sempre guardare avanti. Ma non potevi farlo mentre lavoravi?»
«No. Ne avevo le palle piene. Ma non preoccuparti, i miei problemi sono finiti.» Sorride, ma ancora non mi guarda negli occhi.
«Ah, si? Hai vinto al Totocalcio oppure hai trovato chi ti mantiene?»
«Forse.» Adesso sì che mi guarda negli occhi. Ci siamo, sta per arrivare la “rogna”.
«Lo so che non approverai...» Sì, lo penso anch'io. «Ma... mi sono rimessa con Max.»
Lo sospettavo. Se fosse stato qualcuno di nuovo l'avrebbe annunciato semplicemente al telefono.
«Max. Quello conosciuto in chat? Lo schifoso bastardo? Quello del locale per scambisti?»
«Ma si. Lui. Lo sai che è lui. Dai, usciamo. Andiamo a berci un caffè.»
Adesso non le interessa più cercare un paio di pantaloni. Mi prende sottobraccio e usciamo dal negozio.

«Senti... ti devo spiegare un bel po' di cose. Intanto quella storia del locale per scambisti è stata tutto un equivoco.»
«Ah, si?»
«Sì. Lui non faceva sul serio, voleva solo mettermi alla prova.»
«Questo te l'ha detto lui?» Tremendo oltre che bastardo.
«Sì. Voleva capire fino a che punto sarei arrivata. Se ero una "facile" che andava con lui solo per i suoi soldi o se ero veramente innamorata.»
«Capisco.» Certo che capisco.
«Quando l'ho lasciato avevo veramente deciso di chiudere. Credimi. Poi lui ha iniziato a tempestarmi di telefonate, mi cercava in chat, mi riempiva di e-mail, alle quali non rispondevo. Ma che leggevo, ovviamente. Mi spiegava che era dispiaciuto ma che quello era l'unico modo per capire se ero una ragazza seria. Capisci? Per un po' non gli ho dato retta. Poi, un giorno l'ho trovato sotto casa con un enorme mazzo di rose rosse.»
«Ma che carino...» Strategie.
«Mi ha chiesto di tornare insieme. Ha detto che mi amava e che non poteva vivere senza di me. Era sincero. E, aspetta, una frase mi ha colpita. Ha detto: “Hai colorato i miei giorni grigi.” E lì ho capito che anch'io volevo ritornare con lui.»
Silenzio. Servono parole in questi momenti?
«Non dici nulla?»
«Ti ascolto Lucia. Vai avanti.»
«Tu non credi che sia sincero, vero?»
Siamo arrivate al bar. Ci sediamo fuori, davanti alla piazzetta. La città è tranquilla, fa molto caldo e a parte i colombi, non si sentono rumori di sorta.
«Lucia» mi secca fare la rompicoglioni di turno «tu sai come la penso vero? Se lui fosse libero sarebbe un discorso, ma è sposato. Quindi... Con lui non hai futuro.»
«E se ti dicessi che la cosa fra noi è seria?»
«In che senso seria?»
«Vuole lasciare la moglie.»
«Dopo tre mesi che vi conoscete? Non è realistico.»
«Non  è realistico? Intanto, ci frequentiamo da otto mesi.» Il tono sottolinea l'importanza di quei mesi. «Quindi, non è da poco che ci conosciamo. Eppoi, mi ha regalato questo.» Sorridendo tira fuori dalla borsa di Gucci una scatolina blu di velluto. Riconosco immediatamente il tipo di “contenuto” senza aprirla. L'uomo è più abile di quanto pensassi. Ma se quello che Lucia mi sta mostrando è un diamante vero, è anche incredibilmente generoso!
«Caspita. Che anello. L'hai fatto valutare?»
«Gin!» esclama scandalizzata «non penserai mica che sia falso?»
Si, certo. «Ma no, ovvio che no. Scherzo. E' bellissimo. Mettilo un po'?»
Ha l'innocenza della giovane età e allo stesso tempo qualcosa di “rapace” nello sguardo. Non capisco se fa finta o se è davvero presa dalla storia.
«Ti sta molto bene. L'uomo ha buon gusto.» In questo sono sincera.
«Sì, piace molto anche a me. Ma non è finita qui.» Quello sguardo mi fa presagire ancora rogne... «Mi ha preso un appartamento. Un attico in centro.»
«In che senso scusa? Non hai il tuo?»
«Ma Gin, questo è un attico in centro! Dovresti vederlo, è una figata.»
«Lucia un momento. L'ha comprato o è in affitto?» Non ci capisco nulla.
«No, non l'ha comprato. L'ha preso in affitto per me, per noi. Il mio non gli piaceva; preferisce che viva lì. Lui verrà a trovarmi nei weekend e staremo insieme. Non è meraviglioso?»

No, non credo sia meraviglioso. Ma non glielo dico. Non ora almeno.
La situazione non mi piace. Lui è sposato, quarantacinque anni, a quanto pare benestante, lavora e vive a Milano, s'innamora di una normalissima venticinquenne di provincia, un po' appariscente, è vero, la provoca con il locale di scambisti, lei lo molla, lui la rincorre, si rimettono insieme, le regala un diamante e le affitta un appartamento. Perché? Non potevano vedersi ugualmente nell'appartamento di lei?

C'è qualcosa che mi sfugge...
Voi cosa pensate? Faccio  bene a insospettirmi?


Non sai chi è Lucia? Leggi i capitoli precedenti:
C'è crisi: ma dove?
Lucia
Scuse e chiarimenti
Scambi di idee


Commenti:


07 Luglio 2009 - 00:00
 
La moglie? non la molla! Starà con tuttedue così avrà il letto caldo durante la settimana e nei weekend. Se posso dirlo senza offendere, la ragazza è un po' puttana. Kendra
 
07 Luglio 2009 - 09:06
 
una volta si diceva ha un cuore d'oro .... ma con l'inflazione è diventato di diamante
a - non lasciano mai la moglie
b - tra un po' le chiederà di vedere qualche suo amico
c - Milano Udine, ma non riusciva a trovarne una più vicina, magari a Brescia?
;-)) Fedifrago

07 Luglio 2009 - 09:15
 
Se ha veramente i soldi perché fare tanta strada? A Milano è pieno di modelle con belle speranze. Lucia è un'illusa e la prenderà nei denti... ma le interessa veramente lui o l'immagine di lui?anna
 
07 Luglio 2009 - 12:46
 
Beh, la tua amica é giovane, potrebbe godersi il momento, poi arriverá quello giusto e manderá a far 4 passi il milanese furbetto... Ha solo 25 anni, ne passerá di acqua sotto i ponti!
 
07 Luglio 2009 - 16:19
 
Buono a sapersi per quando a 45-50 anni mi rincoglionirò, mi verrà voglia di carne giovane e diventerò uno schifoso puttaniere: con un appartamento e un diamante le convinci che le ami. reoconfesso
 
07 Luglio 2009 - 20:26
 
questa storia sembra uscita pari pari da un libro ahrmony.
ginnuzza ma che gente frequenti?
vuoi davvero sapere cosa penso?
lei è un m....
lui è uno p...d...m
:-) ARTEmisia76

08 Luglio 2009 - 09:39
 
Gin: l'appartamento è solo uno dei tanti gesti plateali fatti per comprarsi l'affetto di una persona. Un po' come quei genitori assenti che pensano di comprarsi l'amore dei figli con frequenti regali. Jersey
 
13 Luglio 2009 - 11:34
 
Gin, ho finito adesso di leggere quello che hai scritto su Lucy... possibile che ne combini ogni giorno una??? Sembra una telenovelas sudamericana; ricordo l'estate scorsa che si prese la cotta per quell'americano, lo tallonava notte e giorno poi ne ha trovato un altro e ne giro di due giorni ha smesso. Finito. Alla facccia dell'amore. Incredibile come la gente non finsice di stupirti.LuciaTS

07/04/09

Per sorridere un po'


Perché non si può trascorrere tutte le giornate a piangere...


30/03/09

Scambi di idee

«E' uno schifoso bastardo, con lui ho chiuso!»
Lucia è visibilmente alterata anche se cerca di mantenere la calma. E' diventata rossa rossa in viso e sembra stia per esplodere. Perché quando viene a trovarmi in ufficio mi scombina le giornate?
«Lucia, adesso calmati» le dico «e raccontami cos'è successo. Andava tutto così bene!»
«Non è un uomo, è una merda.»
Mi viene da ridere a vederla così furente. Le trema persino il labbro superiore. «Non avrà mica lasciato la moglie per te, vero?»
«No!» mi risponde con forza «quello sarebbe il meno.»
«Ah, il meno? Ok, adesso respira e calmati. Non era lui l'uomo favoloso che ti riempiva di attenzioni e di regali?»
Silenzio.
«Eri così entusiasta di questa storia. Che sarà mai successo di tanto grave?»
Silenzio.
«Oltre al fatto di per sé - che io già ritengo grave - che fa le corna alla moglie, ma soprassediamo sull'argomento...» borbotto fra i denti.
«Ok. Insomma Lucia, vi siete mollati punto.»
«Non ci siamo mollati. Io l'ho mollato quello schifoso e non lo voglio più vedere!» Adesso la sua faccia ha preso un colorino verde che non mi piace.
«E' un porco. Un maiale, vizioso. Dovrebbe farle a sua moglie certe proposte.»
«Quali proposte?»
Adesso mi sto stufando. «Si può sapere cos'è successo una buona volta? Mica ho tutta la giornata da perdere io.»
«Mi ha portata in un locale per scambisti» risponde secca.
«Ah.»
Ho azzerato la salivazione. Mi siedo.
Si siede.
Deglutisco.
«E tu...?» faccio cadere lì la frase.
«No» dice scuotendo con forza la testa. «Mica sono scema. Non mi interessano quelle cose lì»
«Già.»
E adesso cosa le dico? Omioddio che situazione!
«Non senti caldo tu?» le dico togliendomi la giacca. Mi manca l'aria.
Lei aspetta.
«Hai ragione, è proprio un porco schifoso. Ci beviamo un caffè?»


Commenti:

30 Marzo 2009 - 18:06
 
Un grande, lui: scambia l'amante e si tiene la moglie! Pipework

30 Marzo 2009 - 18:56
 
una volta ho provato anche io a portare la mia ex moglie in un locale per scambisti......però hanno rifiutato di cambiarmela con due ventenni brasiliane!!Fedifrago
 
30 Marzo 2009 - 19:28
 
E quindi? Dove sta lo scandalo? L amante che vuole? in fondo si sa che l amante serve a svagarsi,di che si lagna questa rubamariti? Si tenga i regali(il suo compenso in fondo) e stia buonina...che tanta ragione poi non ha..
 
31 Marzo 2009 - 18:05
 
ho letto tutta la storia di Lucia em i è venuta la tremarella perchè la moglie potrei essere io! Mio marito chatta su internet ogni sera dallo scorso anno. dice che è rilassante e che si fanno nuove amicizie ma ho paura che fra queste amicizie ci sia una ragazza che me lo porta via come questa lucia di cui parli. mio marirto è un tipo brillante che piace e spesso viaggia per lavoro e sta via anche dei giorni. Non so ma posso chiederti di dove è lui? Non per fare la paranoica ma così solo per togliermi il dubbio me lo puoi dire? casalingadisperata
 
31 Marzo 2009 - 18:13
 
Ciao Casalinga Disperata (ti sei appioppata proprio un bel nick, hihhi) ma perché il porco che se la fa con Lucia dovrebbe essere tuo marito? Sai quanti uomini chattano e cercano avventure in rete? xhanx
 
31 Marzo 2009 - 18:21
 
Questa Lucia tira parecchi numeri ormai si è capito, ma sono curiosa di sapere come te la sei cavata tu sorellona :-)) Mi unisco al coro di Xhanx: allora su, che le hai detto? Sono curiosa come una scimmia sul ramo.Lucia, quella di Trieste mi raccomando!!
 
 
31 Marzo 2009 - 18:24
 
@casalinga disperata
Capisco la tua situazione, ma capirai anche tu che questa storia che racconto deve restare anonima. Quindi non posso dirti nulla di più di ciò che scrivo. Mi spiace. Comunque ha ragione xhanx: con tutti gli uomini che chattano in rete, perché questo qui dovrebbe essere proprio tuo marito e non quello di un'altra?
 
02 Aprile 2009 - 22:06
 
Buonasera Gin,
scusa se ti disturbo ancora ma credo che quello è proprio mio marito. Imprenditore di 45 anni, bello, atletico e a dicembre è stato cinque giorni a Parigi per lavoro... dice lui. Si, vero che è una descrizione generica, ma secondo me è lui... e che chatta in internet per cercare avventure particolari di sesso perché io non lo accontento, si è vero ha cheisto anche a me di scambiare di andare in quei posti dove fanno sesso di gruppo e mi vergogno molto a parlarne ma non so cosa fare. Siamo sposati da dieci anni, lui è il mio mondo e ho tanta paura di perderlo. Sembri una persona per bene forse mi pui aiutare? Forse puoi parlare a questa Lucia e capire che intenzioni ha?casalinga disperata

08/01/09

Scuse e chiarimenti

"Sei in ufficio? Passerei da te".

L'sms di Lucia arriva nel mezzo di una lenta mattinata lavorativa. Un ottimo motivo per fare pausa caffè. Venti minuti più tardi entra sparata e si fionda nella mia stanza.
«Volevo scusarmi con te» esordisce guardandomi dritta negli occhi «l'altro giorno mi sono comportata male, non dovevo mollarti al bar, ma mi sono innervosita e ho dovuto andarmene... sai come sono fatta».
«Non ti devi scusare, non è successo nulla» mi alzo e vado verso il corridoio «Caffè nero o con latte?»
«Con latte!» esclama seguendomi alla macchinetta «Mio padre è stato qui?»
«No, non l'ho visto...» le rispondo «perché questa domanda?»
«Lui non sa niente».
«Vorrei ben vedere! Non penserai mica che vada a raccontarglielo io, vero?»
«Nooo. E' che non vorrei incrociarlo, tutto qui». La sua voce è incerta e gesticola nervosamente con le mani.
«Senti, volevo dirti che... ci ho pensato... a quello che mi hai detto. Sì, insomma, hai ragione, su tutto. Niente da dire. Lui è molto più grande di me, potrebbe essere mio padre... ed è anche sposato. So bene com'è la situazione, ma non voglio casini, per me è solo una storiella, un'avventura.»
«Ah, ah»
«Nulla di più».
«Nulla di più? Sei sicura?»
«Ma certo! Non cerco altro. Ci vediamo, facciamo sesso - e che sesso!! - ci coccoliamo e finisce lì. Senza impegni. A me non interessa di lei, di sua moglie intendo. Non ho intenzione di portarglielo via. Solo di usarlo un po'...» Adesso la sua voce è quasi una cantilena infantile. Lucia ha uno strano rapporto con me; mi si è attacccata come una sorella. E' cresciuta senza madre. E' morta quando aveva 6 anni e il padre non si è più risposato. Hanno sofferto entrambi di quel lutto e si sono chiusi in loro stessi senza farsi aiutare. Il risultato è che lui è diventato  asciutto, di poche parole e con modi abbastanza bruschi, lei invece vive in perenne stato di "borderline" alternando ribellione, esibizionismo e atteggiamenti vittimistici. Ma è anche molto intelligente. Una fortuna.

«Sbaglio?» La sua voce squillante mi risveglia da questi pensieri. «Si, sbagli. Lo sai come la penso. Ma chi sono io per giudicare? Ognuno di noi fa i propri errori e impara da questi. Tu non ne sei esente... Sei intelligente e sai perfettamente dove stai andando. Se t'innamori di lui soffrirai e farai soffrire. E' la vita» e mentre le rispondo getto i bicchieri vuoti del caffè «ma questo non ti impedirà di fare cazzate». La guardo e le sorrido. Per fortuna non ho figli.
Per ora...

07/01/09

Lucia

Vi ricordate di Lucia?
Dallo scorso ottobre poche notizie, qualche scambio di sms, una telefonata veloce. Poi, la vigilia di Natale, la notizia arriva con gli auguri, come un fulmine a ciel sereno: "L'ho trovato! Finalmente ho trovato l'uomo con la U maiuscola! Appena ci vediamo ti racconto". Bene, bene, siamo tutti felici. Dove l'ha incontrato? In rete ovviamente. Chattando. Dopo, il silenzio. Il 31 dicembre un sms. Classico: è da lei sparire per lunghi periodi e poi riapparire come niente fosse. Infatti. A gennaio arriva la chiamata: "Ci beviamo un caffè?"

L'appuntamento è in un baretto del centro. La guardo arrivare attraverso i vetri. Cammina veloce con passo sicuro. Nonostante il freddo pungente non rinuncia ad essere sexy e la minigonna rossa, cortissima, spicca sulle lunghissime gambe coperte dalle calze nere. Tacchi alti di rigore. Forse oggi sfiora i 10 centimetri. Come diavolo farà a camminare sul porfido senza ammazzarsi? Beata gioventù. Lucia non è bellissima ma ha tutta la freschezza dei suoi 25 anni. Così come la sfrontatezza.
«Carissima! Come stai? E' un secolo che non ci vediamo!»
«Piccola peste, quella che sparisce non sono io...» rispondo abbracciandola. Il suo profumo mi stordisce.
«E' vero, sono sparita. Ma sai com'è...» ride sbattendo le ciglia cariche di mascara. Il trucco è pesante, stile "troione", direbbe mio marito. E pensare che ha frequentanto il mio corso di automaquillage dove insegno la discrezione nel trucco. Ma lei è così, eccessiva in tutto; impossibile cambiarla.
«Certo, certo. Allora, racconta. Che tipo è?»
«E' a-d-o-r-a-b-i-l-e. Bello come il sole, affascinante, alto, fisico atletico, occhi verdi e denti perfetti. Il mio tipo».
«L'hai proprio trovato allora».
«Si. Mi sono iscritta in una chat due mesi fa ed è stato il primo con cui ho chattato. Ci siamo scambiati i numeri di telefono praticamente subito e quando ho sentito la sua voce... mi sono sciolta» sospira con aria teatrale. Una coppia che beve il caffé al tavolino a fianco segue con interesse la scena. Troppo interesse. «Abbassa la voce. Ma l'hai incontrato così, subito di botto? Cosa sai di lui? Studia, lavora?» le chiedo con curiosità. «Ma no, prima ci siamo raccontati un mucchio di cose», risponde leggera «abbiamo parlato ore al telefono! Comunque, lavora: fa l'imprenditore. E' benestante, ha 45 anni ed è...» si ferma un attimo «...sposato». Il caffè mi va' di traverso, manca poco che me lo verso addosso. «Ma ti sei ammattita? E' sposato» la voce mi muore in bocca «ha ventanni più di te e potrebbe essere tuo padre!» fra l'altro suo padre è anche cliente dello studio, lo vedo spesso. Oddio. «Mi correggo, HA l'età di tuo padre!» esclamo alzando la voce. Questa è matta. «Senti Lucia, non voglio farti la paternale, sai che non è nel mio stile, però mi sembra che ti stai aprendo un bel casino» la guardo ma è evidente che non mi ascolta. «Lu, mi senti?» insisto. «Ti sento, ti sento» risponde abbassando gli occhi «sai che siamo stati a Parigi? Per questo non ci siamo sentite...» alza lo sguardo e il suo sorriso è disarmante. E' già dentro il casino e non ha voglia di uscirne. «A Parigi, ma ti rendi conto? Mi ha portata a Parigi. Ho dormito in un albergo f-a-v-o-l-o-s-o! Sono stati 5 giorni bellissimi, a parte il freddo cane».
«A Parigi... Frena, frena. E la moglie?»
«Chissenefrega della moglie? Non si amano più, sono anni che non fanno sesso».
«Lucia, Lucia. Non fare la stupida. Per lui sei solo un bel passatempo, un po' di sesso e via. Ma tu perdi tempo prezioso!» la incalzo prendole le mani ma lei le ritira. E' infastidita. Non vuole sentire. Insisto. «Magari ha figli piccoli. Lucia, ha anche figli?»
«Ma no che non ha figli. Ti dico che sta con la moglie solo per convenzione. Non si amano più. Lei è frigida, il sesso non le piace, però lavorano insieme. Insomma la moglie non c'entra con noi» risponde infastidita. «Come non c'entra! Adesso la vuoi fare fuori?? E' sposato. Io sono sposata!» mi accorgo che la questione mi sta prendendo parecchio. E se capitasse a me? «Tu cosa c'entri?» mi chiede stupita. «Anch'io sono sposata e se l'altra fossi io? Ma ci pensi? Tu non sai niente di quella donna. Potrebbero essere tutte balle. Chi te lo dice?»
«Tu? Ma tu non sei lei. Insomma, è diverso. Eppoi, no, lui è sincero».
«Si, e io sono la regina Elisabetta II.»
«Senti, devo andare. Ti chiamo» si alza di scatto e si avvia all'uscita.
«Lucia, aspetta» ma lei è già in strada.


Commenti:

07 Gennaio 2009 - 15:41
 
Non so se è più stronza lei che chatta con gli uomini maturi o lui che racconta balle per portarsela a letto. Anch'io sono sposata come te e avrei reagito allo stesso identico modo. Ma come si fa? Potrebbe essere mia figlia... ma non si rendono conto queste ragazze che intromettendosi in una coppia c'è solo da perdere? La scusa della moglie frigida non regge, puzza di fritto... secondo me la moglie non immagina nemmeno il bastardo che le dorme accanto! roberta
 
07 Gennaio 2009 - 18:18
 
Lui è una merda umana, lei una stronzetta che la dà via facilmente, ma perché non capitano a me queste fortune? Eh? xhanx

08 Gennaio 2009 - 20:34
 
Ognuno deve sbattere con la propria testa contro i propri errori e abbagli, soprattutto quando sono così evidenti... agli occhi degli altri, ovviamente...e rompersela... purtroppo non lo si può evitare cercando di mettere in guardia... e' così in genere... ahimé!!! tres


09 Gennaio 2009 - 18:47
 
Di stronzi così è pieno il mondo. Il mio (marito) se l'è data l'anno scorso con una più giovane di me (15 anni di meno) diceva che aveva le palle piene di responsabilità, moglie e figli (tre) voleva vivere alla giornata, godere l'avventura! Il bastardo! Adesso scopro che l'avventura è gravida di 4 mesi (non male per uno che fuggiva dalle responsabilità) voglio vedere se molla anche lei. auguri...sonosingle

29/11/08

Destino

Mi scrive un amico di Splinder.

"... Il pensiero più ricorrente, che ho da tantissimo tempo, è che comincio a pensare sempre di più, che la nostra vita sia già, in qualche modo, predeterminata, che certi episodi importanti della vita, non siano così casuali, siano vere e proprie prove, a cui devi essere sottoposto. Tu cosa ne pensi? Immagino che anche tu, con quello che ti è successo, ci abbia pensato."

Parliamo di destino? Ci sto.
Cos'è il destino? Qualcuno lo chiama "Caso", strani incroci della vita, coincidenze che ti cambiano il percorso in un attimo. Per me? E' il racconto del grande libro dell'Esistenza. La trama che io e il mio Creatore (per me Dio) abbiamo deciso di scrivere insieme, per la mia vita terrena.

Il mio è un romanzo avvincente, pieno di colpi di scena, degno di uno scrittore curioso, ironico e molto fantasioso. Non so quanto ci sia di mio e quanto di Suo: facciamo fifty fifty? Così non offendiamo nessuno...

Quindi, la mia risposta è sì, al destino ci credo, ma non in quanto "entità esterna". Il destino sono io, me lo faccio io con le mie azioni e le mie scelte, ogni giorno. E come ogni buon racconto non so qual'è il finale, lo scoprirò solo vivendo.

Ma il mio amico parla anche di fatti che non possiamo decidere... malattie, incidenti automobilistici, morti improvvise. Sì, anch'io ci sono passata. Quando ventitré anni fa ho avuto un incidente d'auto che ha buttato al vento la mia carriera di ballerina (l'ho scritto in Lavorare di rendita), pensavo fosse tutto finito. Ero convinta che il mio percorso fosse già tracciato. Avevo faticato così tanto per arrivare fin lì che non vedevo altro davanti a me. E così avrebbe potuto essere, se mi fossi fermata. La mia vita, ventitré anni fa, era ad un bivio. Davanti a me due scelte: arrendermi ad una vita da "rottame" portandomi dietro l'infelicità del "se non fosse successo, adesso chissà dove sarei..." oppure lottare e proseguire il cammino cercando di capire dove mi avrebbe portato. Ho preso la seconda. E solo dopo parecchi anni ho capito di aver fatto la scelta giusta. Tutto ciò che è venuto dopo - la carriera di cantante, il lavoro di presentatrice, l'insegnamento, ad esempio - ha confermato che "fare la ballerina" era solo una piccola parte della mia vita: un'esperienza. In realtà il destino mi avrebbe concesso ben altro!

Però avrei potuto anche scegliere la prima... E' vero. Sono fortunata? Sì, anche. Ma non è quello. Sono credente. E in quanto credente non sono mai sola a decidere. Ricordate chi sono gli autori di questo romanzo? In quel momento mi sono af-fidata a Lui, il Co-autore, il Regista per eccellenza. Potevo anche mandarlo al Diavolo - carina questa, magari un po' dissacrante, ma Lui ha ovviamente il "dono" dell'umorismo - odiarlo, allontanarlo da me; invece ho scelto di fidarmi. L'ho ascoltato parlare attraverso il mio cuore e sono andata avanti. E così faccio ogni giorno della mia vita. Non sono una santa, eh? Non fraintendetemi. Sono una povera peccatrice come tutti, anche abbastanza cocciuta. Io e Lui discutiamo spesso, ma alla fine sono sempre io che cedo. Perché, stranamente, Lui ha sempre ragione.

03/10/08

C'è crisi? Ma dov'è?

Ma la crisi economica esiste davvero?

Martedì sono uscita a cena con un'amica che non vedevo da tempo. Precisamente da quando è andata a vivere da sola (leggi abbandono del tetto familiare). Lucia ha un lavoro poco stabile e molto "a nero" in un'azienda della zona. Lo stipendio che prende se ne va tutto in mutuo, quindi di tanto in tanto arrotonda facendo qualche lavoretto qua e là senza capo né coda. Fra un lamento e l'altro (sono sola, non si batte un chiodo, ma dove sono gli uomini di una volta?) se ne esce con il problema numero 1: non ce la fa a tirare avanti! Ma va? Fra rata, spesa, bollette e telefono la vita è diventata dura. Mentre parla le osservo le mani: sono curatissime e le unghie sono inequivocabilmente ricostruite con il gel. Costo dell'operazione? Il ritocchino mensile, € 60,00. Sposto l'attenzione su di lei: è abbronzata (non l'ho mai vista pallida) e vestita all'ultima moda. La sua persona emana un profumo intenso.
- Hai cambiato profumo?
- Sì, ti piace? E' l'ultimo di Dolce & Gabbana!
- Si, non male. Ma cos'hai fatto ai capelli? Cambiato colore?
- Ho schiarito un po' il tono e ho fatto le extension.
- Come mai?
- Volevo cambiare...
- Caretto come cambiamento.
- Sì, ma ne valeva la pena. Eppoi, ho in ballo un lavoro che mi pagheranno bene.
- Ah, sì? E di cosa si tratta?
- Mi hanno chiesto se vado a fare le pulizie in un'associazione.
- Pagano bene?
- Abbastanza.
- Senti, ma tu non avevi fatto un corso di sartoria da donna?
- Sì.
- E perché non ti metti a fare piccole manutenzioni a casa? C'è sempre bisogno di qualcuno che faccia orli, che stringa o che allarghi... sarà sempre più dignitoso che fare le pulizie.
- Non ho la macchina da cucire.
- Ma quel bel vestito rosso che ti eri fatta per la festa di Carla?
- Si, l'ho fatto io ma ho cucito da mia madre. Ha lei la macchina.
- Be' una macchina da cucire non sarà mica un grosso investimento. Ho un cliente che ne ha appena comprata una con € 300,00 o giù di lì.
- Vabbe' ma è un lavoro complicato. Troppa responsabilità. E se sbaglio? Chi paga il danno? Ci rimetto io. E poi, sai quanto costano i fili?
- Capisco... (Credo meno delle extension) Credevo fosse meno complicato.
- Sai che ho comprato un PC portatile?
- Che bello (ma allora ne hai da spendere!).
- Uno di questi giorni vengo da te così mi spieghi un po' di cose... Intanto mi sono iscritta a un corso di informatica perché vorrei chattare un po' in internet così trovo moroso.
- Che brava! (Caspita! Adesso per chattare ci vuole un corso...) Eppoi il computer serve sempre: metti che cambi lavoro?
- Magari mi iscrivo a un'agenzia matrimoniale.
- Sì, meglio. Costa di più ma forse trovi un marito che ti mantiene.
Ride divertita.
Non l'ha capita.


Commenti:

04 Ottobre 2008 - 01:14

Vignetta a tema, stavolta!!Ciaoo :-DDDPV

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04 Ottobre 2008 - 07:37
queste sono quelle chiamate "brave persone", per me invece sono quelle donne che hanno rovinato un pianeta e che rovinano pure la categoria.c'è chi fa debiti per APPARIRE, forse per nascondere il vuoto che hanno dentro, quel vuoto che piace tanto a questo governo.non leggo la vignetta, se è breve il testo sarebbe carino se tu lo scrivessi, così lo leggo anch'io.ciao laura
04 Ottobre 2008 - 10:17

purtroppo c'è tanta gente insipida al mondo..insipida nel senso che pensano solo a ciò che si vede ma NON a ciò che si è!io + tosto ke comprarmi borse, vestiti firmati e passare tutti i mesi dall'estetista preferico farmi 1 bel viaggio o qualche vieggetto di pochi giorni! :-) fezbe

04 Ottobre 2008 - 15:06
Credo che molte persone non si stiano rendendo conto di dove stanno andando. Fanno debiti su debiti, comprano tutto a rate senza pensare che il lavoro è precario e basta un niente per precipitare nel baratro. Nel mese di settembre due miei clienti, artigiani, hanno chiuso i battenti perché non riuscivano più a pagare l'affitto da mesi e altri non arriveranno a gennaio 2009. Una coppia di amici ha perso il lavoro: prima lui, poi lei. Sono tornati a casa dai genitori perché non potevano più pagare il mutuo.E quando sento certe "teste vuote" parlare di superfluo penso a quanti fanno i salti mortali per arrivare a fine mese. :-((
05 Ottobre 2008 - 10:53

bellissimo questo post. In effetti, anche a me capita spesso di vedere gente che piange miseria, che si lamenta di sopravvivere a malapena, e poi sciorina delle spese, che pochissimi si possono permettere. Ma allora, dove sta il trucco? Skarbie

05 Ottobre 2008 - 11:57
@skarbie
Il trucco non c'è: noi viviamo la vita reale... loro galleggiano nell'etere lontano da noi. Come li chiamano? Ah, voli pindarici! :-))

06 Ottobre 2008 - 17:46

Questa tua amica è da manuale sociologico ;-) infatti la povertà non è classificata esclusivamente come monetaria, ma anche sociale e culturale (non per niente deve fare il corso per chattare, ma ha sentito l'obbligo di acquistare il must computer portatile). Fa pensare... Buona settimana, pasadena
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