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06/10/11

Il maestro di ballo

Come faccio a distinguere un bravo maestro di ballo, competente e qualificato, da un cattivo maestro? Bella domanda da fare... a un maestro! Rispondere sembrerebbe facile, ma non lo è. Perché è una domanda complessa, alla quale non si può dare risposta in pochi secondi e per giunta durante una lezione. Così, all'allievo diligente che me l'aveva posta, ho chiesto del tempo per rispondere. Capisco il problema: molti, troppi allievi migrano da un'associazione all'altra in cerca di un insegnante dal quale imparare a ballare e ne restano delusi. In pratica pagano per un servizio che non ottengono! Di chi è la colpa? È l'allievo che non impara perché ha la testa dura, o il maestro che non sa insegnare? Qualcuno direbbe: verifica che ci sia un diploma, se c'è il diploma sei a posto. Ma siamo certi che basti una qualifica, un diploma, un pezzo di carta, per essere un bravo maestro di ballo? No, no, replicherebbero in coro, bisogna anche essere dei bravi ballerini. Ah, sì? Siete sicuri che il bravo ballerino che si esibisce in pista con numeri pirotecnici sarà anche un bravo maestro? La mia esperienza non lo da per scontato. (Aggiungo, per chiarezza, che sto parlando di danze caraibiche, ma l'argomento, nella sua complessità, potrebbe estendersi a tutte le altre discipline.)

Quando ho iniziato ad insegnare danza avevo vent'anni, ero una ballerina con tanta passione e poca esperienza didattica. Ma non ero sola. Ero a fianco di maestri con la M maiuscola, che mi hanno trasmesso tutto il loro “sapere”. Uno di loro in particolare, un famoso coreografo al quale devo molto per ciò che sono diventata, mi disse: “Non smettere mai di imparare qualsiasi cosa ti possa essere utile per la carriera. Cerca, sii curiosa e quando non capisci, fai domande. Ascolta. Guarda. Fa che la loro arte diventi la tua, perché insegnare è un arte per pochi dotati.” Sono passati tanti anni e quel consiglio è ancora attuale. Ho fatto come mi aveva detto, seguendo la mia strada. Piano piano ho lasciato il palcoscenico per stare dietro le quinte. Non fa differenza quali: che siano quelle della TV, di un teatro, di una scuola di danza o altro. Insegnare, trasmettere una passione, faceva la differenza. In quel ruolo, l'insegnante, mi sentivo "a casa". Così, ho continuato. Fino ad oggi.

Di allievi ne ho visti parecchi e alcuni particolarmente difficili sono riusciti anche a mettermi in crisi, tanto da dover trovare un metodo didattico alternativo. Capita che ai miei corsi di ballo si iscrivano allievi delusi provenienti da altre scuole. Fin qui niente di strano. Capita ancora più spesso che i suddetti allievi pretendano di accedere a determinati livelli di studio - solitamente avanzati - perché credono, dopo un anno che frequentano corsi, di "sapere". Cosa? Tutto della salsa, ad esempio. Chi è il saggio che diceva: il mondo è pieno di sapienti? Per tutta risposta io li invito a partecipare ad alcune lezioni base per principianti. Una scusa per far conoscere il mio metodo didattico e per valutare realmente il loro livello di conoscenza. Quello che emerge, purtroppo non per colpa loro, è meno di un livello base: tecnica esecutiva scarsa, capacità di riconoscere il tempo e di mantenerlo... solo per pochi eletti, cultura musicale non pervenuta. Risultato? Sono loro stessi che decidono di iscriversi nuovamente al corso base per ricominciare tutto da capo. (Salvo alcune eccezioni, i cosiddetti testoni, che decidono ugualmente di iscriversi ai corsi superiori, portandosi dietro lacune che non colmeranno, e alla fine, disertando le lezioni.) Perché ho scritto "non per colpa loro"? Perché per me non ci sono cattivi allievi ma soltanto cattivi maestri.

Quando mi sono fermata a riflettere sulla fatidica domanda - come faccio a distinguere il bravo maestro di ballo? - ho cercato di capire se a distanza di anni potessi ancora ritenermi una brava maestra. I risultati ci sono, non posso lamentarmi. Gli allievi sono soddisfatti, ogni anno. Punto a mio vantaggio. Chiedono sempre corsi nuovi e sono entusiasti di apprendere. Altro punto a mio vantaggio. Ma io, insegno sempre con passione? Sono migliore o peggiore di altri? In altre parole, do ancora il massimo? Oppure è giunto il momento di mettersi seriamente in discussione? Dovevo assolutamente risolvere i miei dubbi e confrontarmi con i colleghi. Questo accadeva un anno fa, quando ho deciso di iscrivermi a un nuovo corso di formazione per maestri di ballo. «Ancora un diploma?» ha chiesto mia madre incredula. «Ma non ti bastano quelli che hai? Ne hai una parete piena!» Il marito, invece, ha apprezzato l'impegno. Perché non si smette mai di imparare. Così, è iniziata l'avventura che si è conclusa ai primi di settembre, con l'esame finale. Andato molto bene. A questo punto vi chiederete: sei soddisfatta? Per com'è andato l'esame... sì, perché me lo sono "sudato" preparandomi con  maestri eccezionali, ai quali sono grata per la pazienza. È stata una fatica ritagliare ore di studio fra il lavoro, i corsi, le serate e la famiglia. Ma sono soddisfatta. Soprattutto se ripenso a com'è trascorso l'anno, con la malattia e poi la morte di mio padre, che ha fatto da sfondo. In certi momenti ero tentata di lasciar perdere. Poi, prevaleva il raziocinio. Ripetevo continuamente a me stessa che lo stavo facendo per me, per un mio percorso personale, non per avere un altro diploma alla parete. Anche se adesso, chi sa mi tratta con una certa deferenza. Ma in fondo, sono la stessa di prima.

Ho imparato degli stili e delle tecniche nuove, ho allargato la mia cultura musicale e storica, ma nessuno mi potrà mai insegnare come insegnare. Questo fa parte di me, della mia esperienza e del mio vissuto. La capacità di trasmettere una passione e di riuscire a coinvolgere gli allievi non è una caratteristica che si studia frai libri. O ce l'hai o non ce l'hai. Il bravo maestro è qualcosa di più di un diploma. Il bravo maestro si riconosce dall'umiltà, dalla voglia di studiare e aggiornarsi continuamente. Dalla capacità di mettersi in discussione con gli allievi e di confrontarsi con i colleghi. O come dice Daniele Cama di Magia Latina: «...un buon maestro è quello che ha intrapreso un percorso formativo serio, e con serietà fa di tutto per comprendere le esigenze degli allievi, instaurando con loro un rapporto di fiducia reciproca. Un buon maestro si preoccupa di guidare gli allievi offrendo loro un punto di riferimento. Un buon maestro è quello che mette al primo posto la preparazione degli allievi, sapendo percorrere strade idonee ad ognuno di loro e percorsi specifici che varino a seconda delle capacità fisiche e psicologiche degli allievi, ma anche delle loro esigenze. Il buon maestro è quello che insegna per il gusto di insegnare e per la passione che ha di trasmettere quanto ha imparato anche con sforzo, cercando di agevolare i propri allievi senza plagiarli. Il buon maestro è quello che sa tirar fuori da ogni allievo quanto di più unico ci sia in questo, e sappia esaltarne le doti minimizzandone i difetti. Un buon maestro può anche essere un bravo ballerino, ma non necessariamente, può essere espertissimo in tutto, ma se non sa trasmettere quanto sa o sa fare, non sarà mai un buon maestro.» 

Ho riportato questo solo per fare un esempio. Perché, caro allievo, la domanda che hai fatto è così complessa, che l'amico Enzo Conte ci sta scrivendo sopra addirittura un libro!



Commenti:


28 Ottobre 2011 - 12:53




Ciao Gin, sono Daniele Cama e ti ringrazio per avermi citato nella tua discussione. E' vero, diventare maestri in gamba non si impara a scuola, non per ora, almeno, ma tu sai confrontarti e scegliere quello che più ritieni importante nel tuo percorso. Tu stai razionalizzando la tua preparazione preoccupandoti di come fare a trasmettere quanto sai e sai fare. Non ho ancora avuto modo di vedere alcuna tua lezione, ma tu hai comunque la stoffa e l'umiltà di diventare una grande maestra. Continua così



28 Ottobre 2011 - 16:42
Grazie Daniele,
è anche grazie ad amici come te che si progredisce
^__^

16/02/11

Bachata, un ballo sensuale

Prima d'essere un ballo è cultura, sentimento e passione. Chiara Ruggiero lo spiega bene nell'articolo "Bachata, il ritorno" pubblicato sul n. 41 di Latino! "La bachata è quello che una volta era il lento: la canzone che si aspetta per ballare con una ragazza/o che ti piace, non uno sfoggio di tecnica e giri!" Chiara continua il suo elogio e scrive avvalendosi anche del contributo di una ragazza, "Paolina" che critica il corpo insegnati come incapaci di trasmettere il vero significato di questo ballo: ovvero, il corteggiamento fra l'uomo e la donna. Ebbene, da insegnante mi sento tirata in causa, quindi debbo rispondere. E lo farò con la stessa passione con la quale insegno ai miei allievi. Sono d'accordo con Chiara: la bachata è un ballo romantico e molto sensuale, e sono convinta che i miei colleghi, così come faccio io, cerchino di trasmettere durante i corsi le origini e il significato di questo ballo di coppia. So come ballano la bachata i domenicani e so che c'è una bella differenza fra quel mix di seduzione, romanticismo, swing ed eleganza (dico poco!) e la tecnica di ballo di noi europei, anche se confrontiamo grandi professionisti. Però non si possono fare paragoni fra culture, stili di vita e modi di pensare così diversi come il mondo latino e quello europeo! Sarebbe come paragonare Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis - perdonate la divagazione, ma visto il periodo mi sembra il paragone più efficace - entrambe due splendide donne, ma l'una è l'incarnazione della sensualità e della femminilità esibita, l'altra è la brava ragazza della porta accanto! Non siete d'accordo?

Ma lasciamo le eccezioni e torniamo alla normalità. Prendiamo ad esempio la tipica donna italiana che viene a lezione. È timida, impacciata e sufficientemente inibita da irrigidirsi al primo contatto troppo ravvicinato con il partner (anche se questi è il marito o il fidanzato). Altro che ammiccamenti e movimenti di cintura. Insegno loro a guardare il partner negli occhi, a muoversi con eleganza e abbandonarsi con trasporto al suo abbraccio, ma credetemi, non bastano delle lezioni di ballo ad accrescere l'autostima laddove non c'è oppure è ai minimi storici. E senza una buona autostima è impossibile muovere il corpo con sicurezza e sensualità. Così come non basta un paio di tacchi alti e una minigonna a tirar fuori la femminilità. Pensate stia esagerando? Niente affatto. Se lo pensate significa che non conoscete la condizione femminile attuale. E dall'altra parte della barricata non si respira aria migliore. Sì, è vero che il maschio approda ai corsi nella speranza di "cuccare", ma quando si rende conto del casino in cui si è cacciato dimentica ogni velleità da casanova. Lui, fra poco senso del ritmo, scarso orecchio musicale e movenze da improbabile macho - ruolo caduto oramai in disuso in Italia - preferisce imparare nuove figure che stringere fra le braccia una donna che non vuole farsi coinvolgere emotivamente. E se per caso è belloccio, e single, le difficoltà aumentano, perché lei, che è il peggior giudice di se stessa, si troverà così tanti difetti e inadeguatezze fisiche - noi donne in questo siamo maestre - da irrigidirsi e impedire ogni comunicazione corporea. Ma non basta! Quando spiego alla classe che durante la lezione inviterò le coppie a scambiarsi il partner, così da facilitare l'apprendimento, l'aria in sala diventa pesante e alcune coppie, restie, si imboscano verso il fondo sperando di non essere notate. Ecco, in questo bel clima "distensivo", io, l'insegnante (o forse sarebbe meglio dire lo psicologo, a questo punto) dovrei trasmettere loro così tante nozioni che potrei piantare le tende lì e prendere residenza. Allora, diciamo la verità. Il ballo di coppia, che sia bachata, merengue o salsa, per la stragrande maggioranza degli allievi, stressati dai ritmi lavorativi e dai problemi quotidiani, è un mezzo per scaricare la tensione, evadere e non pensare. Se poi riescono a stringere qualche amicizia, ben venga. Loro sono contenti così. Quindi non lamentiamoci se in pista non vediamo passione ed emozione. Piuttosto, facciamo un esame di coscienza collettivo e pensiamo a come e al perché siamo arrivati a questo punto.


Commenti:





17 Febbraio 2011 - 16:46
 
c'è poco da dire. è facile capire perchè noi donne italiane siamo più o meno inibite o rigide. è la vita che facciamo.sempre a correre, i pensieri del lavoro, il perenne confronto con le fotomodelle anoressiche, compagni che altro non fanno che volerti perfetta e ridurti ad un automa, smog, freddo e nebbia, sempre a far quadrare i conti. chi è più ricco è già più rilassato, perchè almeno non deve tirare e fare rinunce di sorta. sfido chi non arriva a fine mese a lanciarsi in una bachata sensuale, col sorriso. si pensa ai figli e ci si irrigidisce. si pensa al marito che arriva nervoso e ci si sente schiave e poco donna innamorata. perchè lui è stanco.noi, no. le dominicane? le cubane(peggio) ? non hanno nulla a cui pensare, nel senso che non hanno proprio nulla. non han lavoro nè orari nè capi che urlano. possono stare in attesa del turista che forse riusciranno a portarle qui...si ..qui..dove perderanno il sorriso. perchè qui si deve lavorare. perchè qui piove. fa freddo. e il turista ricco qui è meno ricco. loro ballano.loro fanno figli a destra e a manca..dio vede e provvede. ci si infatua di tanta spensieratezza, che portata qui sfiorisce...60 anni fa, anche i nostri nonni, giovanotti in forza, si divertivano e ballavano di più. la miseria e l'inconsapevolezza di cosa voglia dire FATICA fa ballare bene la bachata.


17 Febbraio 2011 - 16:58
 
È vero, 60 anni fa c'era più spensieratezza proprio perché c'era di meno, molto meno. E ci si divertiva con poco. Lo dice spesso mia madre: ora avete la tecnologia, la rete, i lussi, ma siete stressati perché per averli o per tenerveli stretti dovete lavorare come matti. Ed io aggiungo: a fine mese non c'è nulla da poter mettere da parte, tutto speso. Bisognerebbe trovare un equilibrio...


17 Febbraio 2011 - 17:01
 
ps: inoltre, c'è da dire che data la nostra ritrosia ancestrale, anni di retaggio cristiano, dove il vaticano ci inculca che tutto è peccato, figurarsi se una si struscia il bacino contro uno sconosciuto. vai a cuba! vedi le donne strusciarsi contro gli sconosciuti, al puro scopo di sentire che effetto hanno là sotto! e se l'effetto c'è..beh..il maschio nostrano non può resistere, e loro se lo mangiano e lo spellano in un boccone. credo che il 99,9 % di donne all'havana siano pseudo prostitute, ma là è normale.. sono i nostri fessi che ci cascano.non capiscono che il loro amore va diviso per 10-20-30 altri turisti, che vengono dopo..balla balla la bachata e il reggaeton..di cosa dobbiamo invidiare quei popoli? di nulla. o forse si. le donne quando vengono qui sono piene di pretese e si credono chissà che..umiltà? parola sconosciuta. noi balliamo la bachata con pezzi di legno, magari dall'alito fetido, sudaticci e goffi..mmmm che attrazione..noi guardiamo questo. le cubane mentre ballano con questi, palpano il conto in banca.


18 Febbraio 2011 - 17:46
 

Scusa ma sull'ultima parte del tuo commento mi devo dissociare. Sono d'accordo sul fatto che la cultura cattolica del nostro paese abbia influenzato la percezione del corpo e del sesso, ma ci stai andando giù pesante sulle donne latine. Per esperienza diretta posso dirti che non puoi generalizzare. Non puoi fare l'equazione: donne latine = poco di buono - che è in sintesi il tuo pensiero, vero? - anche perché, statistiche alla mano, le italiane non si fanno mancare nulla in quanto a prostituzione di lusso! Le donne latine sono più disinibite e calienti di noi, questo è certo, ma lo sono perché hanno radici culturali diverse dalle nostre. Non perché vogliono abbindolare i turisti europei. Qui leggo una certa acredine... hai avuto qualche delusione amorosa?


18 Febbraio 2011 - 23:01
 
macchè delusione amorosa!! ahahah su questo mi permetto di ridere. qui si che c'è la prostituzione di lusso..di lusso appunto. una, qui, a meno che non sia una proprio sventurata, seleziona e si fa pagare, ma ne fa un vero e proprio lavoro, da tassare pure, a mio parere. non si chiamano prostitute ma escort, e ce ne sono di ogni razza. Là non è che èperchè sono più calienti..è la miseria che le fa credere che col turista poi diventano ricche. anzi. appena arrivano qui ci fanno un figlio subito, va, così si mettono al riparo. se poi trovano un pollo migliore tanti saluti e si fiondano su quello. tutti i popoli nella miseria passano di lì..magari anche l'Italia in un futuro..se si continua così..tutte andremo in cerca di turisti eheheh...ma ci sei stata mai a cuba? mai in giro? c'è da restare schifati..vai sul malecon, in un bar qualsiasi..manda tuo marito e vedi cosa gli capita..goditi le scena. fa schifo la mercificazione pazzasca che hanno..mica si vergognano eh..puoi pure chiederglielo..20? 30? no problem..cara, non serve avere delusioni amorose per guardare con gli occhi ciò che succede là. non è rabbia, nè invidia nè altro..pura constatazione. ci sono qui da noi donne che valgono per mille motivi, ma non fanno le gattemorte, perchè hanno orgoglio e dignità. maschio..vai dove c'è fame..e avrai tutto.  


24 Febbraio 2011 - 15:21
 
Parole sante! Peccato che stai al nord...fossi qui a Roma verrei sicuramente a farti visita! :-DDD
Loredana

24/05/10

Bachata sensual, che soddisfazioni!

dance.jpgIl corso che mi ha dato più soddisfazioni in quest'anno scolastico - escludendo Gestione dell'Immagine che è sempre al top della mia classifica - è stato quello di Bachata. Avete presente quel sensualissimo ballo caraibico che imperversa nei locali da ballo dove si bascula il bacino e ci si stringe ascoltando gli Aventura? Quello. Quattordici coppie, 28 persone fra le quali solo il 10% aveva già ballato qualcosa nella sua vita, mi hanno seguita pazientemente, da gennaio a maggio, in un programma didattico che si è evoluto strada facendo. All'origine erano 12 ore; un programma standard fra un tot di ore di passi base e un altro tot di figure di coppia. Ma quest'anno ho capito che il clima era diverso. Le coppie si sono amalgamate subito in un bel gruppo omogeneo e, da un primo approccio di mera curiosità siamo passati in tempo zero all'interesse e alla partecipazione attiva. Non capita spesso di avere classi così "vivaci", ma quando accade non me le lascio certo sfuggire. Così, ho proposto un cambio di programma, integrando con ore di propedeutica, gestualità, allenamento e perfezionamento. Risultato? Ne è uscito un corso di 24 ore di formazione davvero vincente. E i risultati li sto vedendo in pista. Ah, che soddisfazione! Quei ragazzi sono la mia punta d'orgoglio: prima non mettevano due passi in croce, erano impacciati nei movimenti e non conoscevano l'1 musicale. Ora si muovono sicuri, ballano e si divertono. Certo, non sono ballerini accademici, né professionisti, ma che importa? Nessuno pretende di farli diventare dei nuovi Nureyev. Il ballo è divertimento, socializzazione e liberazione di corpo e cervello da paranoie e barriere mentali. Fosse per me lo renderei obbligatorio fin dalle scuole elementari! So che i miei ragazzi leggono il blog, allora li voglio ringraziare pubblicamente per la buona volontà e l'impegno che hanno dimostrato. Per un maestro, la parte più bella non sono solo i risultati ottenuti ma l'arricchimento personale che deriva dallo scambio con gli allievi. Dal prossimo ottobre il programma didattico resterà quello sperimentato con loro. Sì, squadra vincente non si cambia.

PS: aggiungo a fine post un grazie speciale al mio adorato maritozzo che si presta a farmi da spalla nell'insegnamento e che diventa ogni anno più bravo! So che lo fa per amor mio e non per la gloria di sentirsi chiamare "maestro", ma è giusto rendergli merito per ciò che fa'. Con il suo personale contributo ha reso le mie lezioni ancora più rilassate e divertenti.

22/12/08

Yo soy salsera - il ritorno

Yo soy salsera
Yo soy salsera - a bordo

Il ritorno a casa fu un sollievo.
Undici mesi di navigazione, girando di porto in porto senza mai rientrare a casa, senza il calore della propria famiglia, erano stati difficili anche se bellissimi dal punto di vista professionale. Un'esperienza straordinaria che rifarei, ma solo per 30 giorni!

L'idea di mettere i piedi sull'asfalto mi esaltava: finalmente camminavo su qualcosa di duro e soprattutto stabile. La città era molto cambiata. Lo ero anch'io, ma la mia voglia di salsa era rimasta tale e quale a quando l'avevo lasciata. La prima domanda che feci agli amici fu: dove si va a ballare? Era l'inizio di dicembre, mese dedicato ai festeggiamenti, l'occasione non sarebbe certo mancata. Fu così che fra baci e abbracci, fra "ben tornata" e "racconta tutto" mi ritrovai a festeggiare il Capodanno al Palmariva una mega discoteca vicino a Portogruaro che offriva una bella sala latino americana. Ero eccitatissima ma anche "spaesata": nell'ambiente del ballo, infatti, se non sei "conosciuta" non balli, fai tappezzeria, perché le donne sono sempre in esubero. L'unica salvezza è fare la carina, quindi sorridere molto e proporsi anche chiedendo un ballo. Mi misi quindi a bordo pista e iniziai a osservare le coppie. C'era tanta gente che non conoscevo, qualcuno che avevo già visto ballare in altri locali ma con cui non c'era frequentazione. Fra i ballerini notai un ragazzo nero con i capelli a spazzola: aveva uno stile eccezionale. Probabilmente era un cubano o un portoricano con il ritmo nel sangue. Ero assorta in questi pensieri quando mi venne incontro una faccia nota. Un amico di mia sorella che conoscevo da bambina. Mi era giunta voce che insegnava salsa... quale miglior occasione per "sgranchire" i miei piedi? Ballammo per quattro o cinque canzoni, volteggiando per la pista in modo elegante: portava molto bene. Ero soddisfatta come il gatto che ha mangiato il topo! Mi stava riaccompagnando al tavolo quando sentii una mano sul braccio, mi voltai e vidi il ragazzo nero. Balli? Che domande! Gli feci un sorriso a trentasei denti per togliere ogni dubbio e in una frazione di secondo mi ritrovai al centro pista avvolta in un complicato intreccio di braccia. Azz. Ero persa. Non riuscivo a stargli dietro. Lui si fermò un attimo e fissandomi negli occhi disse: "pensa solo al passo base, ti porto io." Pensa solo al passo base... come no? E' facile. Tu mi prendi, mi frulli, mi passi sotto le braccia, mi piroetti venti volte alla velocità di un minipimer, mi porti a destra e a sinistra, mi apri, mi chiudi e mi riapri - tutto in trenta secondi - e io penso solo al passobase???? Nell'istante in cui riuscii a tirar fiato gli urlai nelle orecchie: "ma cosa stiamo ballando?" Salsa cubana! Ovvio, che cavolo di domande faccio? Avevo imparato la colombiana - o venezuelana che dir si voglia - pensando fosse l'unica salsa ballabile!? Adesso ballavo cubana! Una figata pazzesca. Mezz'ora dopo avevo bisogno del respiratore: il cuore batteva a mille, grondavo sudore da ogni poro e mi si stava annebbiando la vista. Era diventata una sfida fra me e lui. Accidenti al nero! Io non avrei di certo mollato. Lui? Sembrava stesse portando a passeggio il cane. Ad un certo punto vidi avvicinarsi altre coppie. Si indicavano l'un l'altro gridando e gesticolando mettendosi in cerchio. Li guardavo stupita. Pensavo: questi sono matti, adesso vado a bere qualcosa altrimenti schiatto, ma lui non mollava la presa. Cavolo. Che vuol fare adesso?? Rueda. Ru... cosa? Rueda de casino. No, no, io non conosco quel casino, è già un casino questo, lasciatemi andare a sedere. Ma le proteste furono inutili. Con un fare molto spiccio da hombre mi disse: "è facile, pensa al passo base (te e pareva) e guarda cosa fanno le altre!" Ma che sono nembokid? Guardo, guardo. Guardo che la pista è vuota, ci siamo solo noi e ci fissano tutti. Che vergogna. Voglio andare sotto a un tavolo. Tutto inutile. Rapidamente fui presa dal vortice: tieni il tempo, fai il passo base e guarda cosa fanno le altre. Tempo: mezza frazione di secondo. Sembrava un girotondo di coppie. Un ballerino gridava dei nomi - le figure - e gli altri eseguivano in senso orario o in senso anti-orario, a seconda del comando. Dame. Enchufla para arriva. Setenta. Sombrero. Paseala. La prima. La prima con su hermana. Ero ubriaca di salsa. Mi stavo muovendo come una matta, rischiavo un embolia per mancanza di ossigeno ai polmoni e non vedevo l'ora di uscire da quel "casino". Però era divertente. Molto divertente. Quando la rueda finì fu tutto un battersi le spalle a vicenda, baciarsi e complimentarsi. Il nero mi venne vicino sorridendo: "sei brava bionda, spero di ballare con te un'altra volta." Ansimando gli risposi: "sicuro, se sopravvivo...". Si mise a ridere, mi diede la mano e disse: "sono Luis." Solo in seguito scoprii con chi avevo avuto l'onore di ballare quella sera.

12/12/08

Yo soy salsera - a bordo

Leggi la prima parte

Arrivai a bordo in febbraio con un repertorio forzatamente classico - standard jazz, evergreen americani, italiani, francesi e alcune bossanovas - ma con intenzioni indubbiamente trasgressive. Sapevo che il pubblico della nave sarebbe stato piuttosto  "vecchiotto" - da febbraio a maggio l'età media dei passeggeri superava i 65 -  ma ero certa che non avrebbe disdegnato un po' di movimento. Così, quando conobbi i membri dell'orchestra chiesi se fosse possibile modificare una parte del repertorio inserendo qualche pezzo latino. I ragazzi non se lo fecero dire due volte! Fra i musicisti, infatti, c'erano due brasiliani, un cubano e un argentino che non aspettavano altro. Andai a parlarne con il direttore artistico, ma... apriti cielo! Neanche avessi chiesto di suonare musica house. Quello mi guardò come fossi un'aliena: "E cosa vorresti cantare di latino?" mi chiese con aria schifata. "Beh, potrei fare qualche pezzo di India oppure della Estefan ". Mi guardò con aria assente: "Chi? Non conosco nessuno di questi di cui mi parli". Mi venne da ridere; pazienza India, ma Gloria Estefan è una colonna portante della musica commerciale latina. E lui era il direttore artistico?? Mi armai di pazienza e feci ascoltare allo sprovveduto alcuni cd di salsa che mi ero portata in valigia. Dopo un'ora aveva la stessa faccia assente di prima ma mi concesse il beneficio di una "prova", a cui lui non credeva: potevo cantare "Mi tierra" purché mi arrangiassi a coreografare il pezzo per il corpo di ballo. Tanto sapevo farlo, vero? Tutto qui? Figuriamoci. Andavo a nozze. Tre giorni dopo debuttavo con il mio show. Fu un trionfo. E anche l'inizio di una ventata di aria fresca. Dopo la salsa di "Mi tierra" seguirono un cha cha, alcuni boleri, una bellissima rumba e una serie di merengue commerciali che fecero venire il fiato corto a tutto quel geriatrico.

E il ballo? Nota dolente. Forse non lo sapete ma gli artisti che lavorano a bordo delle navi da crociera lavorano, mica si divertono! Non gli è permesso frequentare la discoteca o le sale da ballo e di conseguenza non gli è permesso ballare... Ma il regolamento non vietava di farlo nei piani riservati  ai "crew", l'equipaggio. Capitava allora che arrivasse voce - che dico voce, sussurro - di una "festa " nei piani bassi... ai quali, in gran segreto e all'oscuro del comandante, gli artisti dei piani alti erano invitati a partecipare. E lì si andava giù pesante, soprattutto di rum. Ricordo che mi dimenavo spesso con un ragazzo spagnolo, ballerino di flamenco - il cui nome mi sfugge - mooolto caliente, che ballava la salsa come io mi lavo i denti: con naturalezza. Peccato che due mesi dopo lo sbarcarono all'improvviso in seguito a una perquisizione in cabina. Si era preso in Turchia, come souvenir, dell'hashish. Ma il comandante non gradì e lo lasciò alla banchina del porto di Istanbul. Purtroppo, dopo di lui non ci furono molte occasioni di ballo, se non con un simpaticissimo peruviano, molto divertente ma poco pratico di salsa. Risi molto ma ballai poco. In compenso feci un sacco di amicizie internazionali.

07/12/08

Yo soy salsera

Quando è nata la mia passione per la salsa?

Vediamo... correva l'anno 1996 e la mia vita procedeva tranquilla. Ero rientrata nella mia amata e odiata città da qualche anno e sopravvivevo alla noia animando le serate "karaoke" nei locali del Friuli e del Veneto - avete presente Fiorello? ecco,  immaginatelo biondo con gli occhi verdi - quando conobbi un ragazzo. Era il tipo mio: moro, carnagione scura e occhi scuri. Uguale, uguale all'uomo che ho sposato, vero? Praticamente mi presi una cotta - reciproca per fortuna - e ci mettemmo insieme. Udine a quei tempi non offriva molte alternative notturne alla discoteca (veramente neanche adesso) così nel tempo libero da impegni lavorativi, fra una pomiciata e l'altra, si andava al cinema o a bere qualcosa nei locali di tendenza. Un giovedì sera accadde l'imprevisto. Ci avevano parlato molto bene di un discobar nelle vicinanze di Udine - il Rapsodia - dove, oltre a bere, si ballava una musica nuova: il merengue. Io, che ho la musica che scorre nelle vene al posto del sangue, mi feci subito coinvolgere da quel ritmo travolgente buttandomi nelle danze, seguita a ruota da lui che, felice come una Pasqua, si avvinghiava al mio bacino. Ansimando, mi disse in un orecchio: Ti piace? C'è una scuola che tiene dei corsi. Perché non ci andiamo uno di questi giorni? Se ci va potremmo iscriverci... Perché no? Gli risposi.

Il lunedì seguente, mantenendo la promessa, mi portò in quella scuola. E per lui fu l'inizio della fine. Ci iscrivemmo al corso base di salsa (colombiana), merengue e bachata. Un pout pourri di ritmi e stili diversi mischiati abilmente per coinvolgere e non stravolgere i principianti. Infatti, sia il merengue che la bachata sono balli abbastanza facili da apprendere, al contrario della salsa che, per noi europei non avezzi alla comunicazione corporea così "disinibita", è un vero e proprio casino. L'idea era vincente e i corsi così pieni che bisognava prenotarsi per il corso successivo! Frequentando le prime lezioni mi resi conto subito che quello che per me era facile da capire e da trasmettere ai piedi - cioè il passo base - per gli altri era arabo;  mentre io apprendevo velocemente, il mio amato morettino arrancava sui piedi e sbuffava: Accidenti. Non sembrava così difficile! Anche il maestro si accorse di avere fra gli allievi una tipa "sveglia" e ci propose di raggiungerlo in una discoteca, la sera dopo, per un ripasso extra. Non me lo feci dire due volte.

Fu così che accadde. Il maestro quella sera mi portò in pista, mi guardò negli occhi e mi chiese: Tu balli già, vero? Ehm, ecco veramente sì, ballavo anni fa, ma facevo altro... Lui rise e strinse più forte. Tu sei una bailarina, tu tienes sabor. Pensa solo a seguirmi, il resto lo faccio io. Vi è mai capitato di ballare il merengue e la salsa con un colombiano che ha il turbo nei piedi?? Non so trovare le parole per dirvi cosa è riuscito a fare con me che non conoscevo figura alcuna, a parte il passo base. Posso solo dire che non era paragonabile a quello che ballavano gli altri ragazzi che avevano già frequentato e finito i corsi. Lui esprimeva energia, gioia di vivere. Aveva il ritmo nel sangue e forse anche qualcosa di più. Ed io volevo imparare quel tipo di ballo. Quella sera danzammo insieme fino a chiusura - fra il disappunto del mio ragazzo che, rimasto solo, si consolò con le compagne di corso (le donne abbondano sempre in queste situazioni) - e così successe nelle serate seguenti. Quando il maestro mi spostò al corso intermedio facendomi saltare diverse lezioni, il mio ragazzo s'incazzò di brutto. Iniziarono i musi lunghi e i malumori. Gli dava fastidio rimanere in panchina. Ma che causa ne avevo io se lui era negato per quel tipo di ballo? Per me il discorso era divero. Finalmente avevo trovato un modo per esprimere tutta la mia energia a lungo sopita. Dopo l'incidente d'auto che aveva stravolto la mia vita, riuscivo nuovamente a ballare! Certo non era quello che facevo prima, ma mi sentivo di nuovo viva. Lui capì. Era a conoscenza della mia sofferenza interiore, gliene avevo parlato tanto. Così, mi lasciò proseguire il percorso da sola.

Al corso intermedio conobbi Marco. Era portato per quei ritmi e ballava bene. Facemmo subito coppia fissa. Per tutto il '96 e il '97 non facemmo altro che ballare in tutte le serate che si rendevano disponibili divertendoci molto. Ad un certo punto la scuola ci propose anche per una gara di ballo amatoriale. Partecipammo volentieri ma la competizione non faceva per noi: lui si emozionava  troppo ed io rivivevo ricordi che preferivo lasciare dov'erano. Poi, nel '98, dovetti partire per lavoro. Avevo un ingaggio di un anno su una nave da crociera come "One woman show". Era un'occasione importante: uno spettacolo tutto mio dove avrei cantato con un'orchestra di 12 elementi, accompagnata da un vero corpo di ballo. A malincuore, abbandonai il mio amato morettino, la mia adorata salsa e presi il largo.

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05/12/08

Il galateo del ballerino di salsa


Ho notato che in Internet non c'è un galateo per il ballerino di salsa. E' vero che ci sono tanti siti web dedicati al mondo della salsa, dagli stili di ballo alla musica, ma un riassunto sulle regole di comportamento "in pista" proprio mancava. E allora, da brava salsera consumata, ghe pensi mi.


Otto regole di "sopravvivenza" per il ballerino di salsa. Ovvero, quello che un bravo ballerino - di qualsiasi stile - dovrebbe sapere.


1. Dopo aver individuato la ballerina e ottenuto il consenso al ballo, accompagnala elegantemente in pista tenendola per mano.

2. I primi istanti di ballo sono fondamentali per cercare la "sintonia" di coppia. Prima di lanciarla in complicati volteggi tienila stretta a te in "coppia chiusa" e prenditi tutto il tempo necessario per "ascoltare" i movimenti del suo corpo.

3. Ricorda che stai ballando con lei e anche se ti accorgi di aver fra le mani un "legno" non è educato guardarsi in giro cercando la prossima candidata. Soffri in silenzio e guardala negli occhi!

4. Quando il movimento sarà diventato fluido e armonico potrai condurla nelle figure. Inizia con qualcosa di semplice, non fare niente di complicato; non conosci ancora il suo "livello accademico".

5. Fai attenzione alle prese: se ti sfugge di mano durante una giravolta potresti fare grossi danni all'arredamento o alla coppia che balla accanto. Sei assicurato? In caso contrario tienila ben salda fra le tue braccia.

6. Se non esegue una figura, non ti arrabbiare, lei non ne ha colpa! Sei tu che la conduci nelle danze. Sorridi e invitala con garbo a riprovare.

7. Se al decimo tentativo ancora non ti segue ancora nella figura, i casi sono due: o tu o lei siete negati. Meglio darsi all'ippica.

8. In ogni caso, non pensare di mollarla in mezzo alla pista come un "sacco di patate." Attendi la fine della canzone e concludi ringraziandola con un sorriso. Forse avrai sprecato un ballo, ma avrai guadagnato tutta la sua ammirazione e chissà... magari più in là potrebbe essere proprio lei ad insegnarti qualcosa!

04/11/08

Lavorare di rendita

Ci sono cose che mi danno fastidio. Molto fastidio. Sono le persone che lavorano di "rendita" sulle capacità altrui.

Mi spiego così capite. La sera insegno danza: non una qualunque, la mia. Ventitré anni fa ho elaborato un metodo che mi ha rimesso in piedi dopo un tremendo incidente automobilistico dal quale sono uscita viva per miracolo e che ha stroncato la mia carriera di ballerina professionista. Non male come batosta. Fortunatamente è acqua passata. Ma non è stato facile uscirne. Il mio corpo era malandato, bisognoso di cure ospedaliere e in seguito di lunghe riabilitazioni inframezzate dalle solite frasi di rito dei medici: mi spiace ma lei non ballerà più. Le è rimasta un'invalidità e sarà difficile superarla. Sti cazz! Dovrei arrendermi così, senza lottare? Mi dibattevo come un animale in gabbia per giunta ferito. Ma la mazzata più grande è stata la sentenza dell'ortopedico che mi ha fatto la visita per l'assicurazione - l'incidente era stato causato da un'errata manovra di un'auto che mi è finita addosso mandandomi a sfracellare, contromano nella corsia opposta, su un'altra autovettura. La causa di risarcimento è durata 10 anni. Ovviamente l'ho vinta. - e che con molta serenità ha affermato: fra qualche anno lei finisce in sedia a rotelle.

Ci sono momenti nella vita in cui basta un attimo e cambia tutto. Carpe diem! Alla facciaccia sua e delle sue idee assolute. Ci sarà un modo per uscire da questa situazione? Non so quali risorse interiori ho tirato fuori per non lasciarmi andare, ma grazie anche all'aiuto fisico e psicologico di due insegnanti di danza di Roma, dopo sei mesi avevo messo a punto una serie di esercizi che in capo a un anno mi hanno rimessa in piedi. Da lì ad occuparmi di insegnamento ai bambini, soprattutto disabili, il passo è stato breve. Un'esperienza indimenticabile che mi ha fatto capire tante cose. La prima, che ero nata per insegnare; la seconda, che mi piaceva e avevo trovato un nuovo scopo nella vita: trasmettere agli altri ciò che avevo imparato dalla mia esperienza. Questo metodo insegna a ballare sfruttando le linee, il baricentro, i pesi e i movimenti tipici della danza jazz, favorendo consapevolezza del proprio corpo. Tradotto in parole povere: con me ballano tutti, sassi compresi, da qualsiasi età in su, basta averne voglia. Ed è propedeutico a qualsiasi tipo di danza. Non male, vero? E adesso vi spiego l'arcano. Nella scuola dove insegno c'è una collega con la quale c'è frequentazione e conoscenza - non posso dire amicizia, perché l'amicizia è un'altra cosa - e che fino allo scorso anno faceva il suo insegnando le sue "tecniche". Ma da quest'anno la signorina ha deciso di giocare sporco inaugurando un corso che si chiama come il mio - ma con il quale non c'entra nulla - e che ovviamente crea confusione negli allievi. Cosa fare? Per ora niente. Taccio e tramo vendetta. Perché le lamentele già sporte in direzione non sono state recepite nel senso giusto - poverina, tutti dobbiamo lavorare (sì, ma non a discapito mio) eppoi gli allievi sanno che tu fai altro - sì, certo, infatti da ottobre c'è una processione di gente che si iscrive di là pensando ad un tipo di corso e poi viene da me a chiedere se può cambiare giorno e trasferirsi di qua tanto adesso lei ed io lavoriamo insieme. Accidenti! Quando la incontro nei corridoi tiro dritto perché se me la trovo davanti la tappetizzo. E pensare che tre anni fa l'ho segnalata io in direzione quand'era rimasta senza lavoro! Mannaggia a me e alla mia disponibilità.

30/10/08

Stasera le provo!



Finalmente! Le aspettavo da luglio scorso. Sono le mie scarpe da ballo, regalo del maritino per il compleanno. Avevo perso le speranze - non sto qui a raccontarvi tutta la storia, sappiate solo che avevo ordinato un paio dall'America che non sono mai arrivate - quando sabato pomeriggio in un piccolo negozio specializzato, in quel di Trieste, ho avuto una folgorazione per Paoul. No, non mi sono fatta l'amante! Paoul sta per Paolo Pizzocaro, italianissimo creatore e produttore di calzature da ballo dal 1976 (vedi il sito). Ne avevo già sentito parlare ma non avevo ancora trovato il modello giusto per me. Ebbene, sono un guanto. Tanto che ne ho prese due paia: queste in camoscio nero e un paio  in vitello con il plateaux. Stasera finalmente ho l'occasione di indossarle. Vamos a bailar la salsa amigos! Ahi, que guapa!
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