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26/06/08

Trucco sposa

Ho deciso di scrivere su questo argomento perché leggendo qua e là in rete, mi sono resa conto che è difficile valutare una brava truccatrice o make up artist, senza avere esperienza nel settore. Cercherò quindi di aiutarvi nella scelta spiegandovi quello che considero un giusto iter professionale riguardo al make up della sposa.

Premetto che, secondo me, un tempo accettabile per un primo incontro fra voi e il professionista è:

  • 6 mesi prima del matrimonio
  • dopo aver scelto l'abito, essersi schiarite le idee sullo stile dell'evento e aver scelto il fotografo

Perché con 6 mesi d'anticipo?

Semplice. Se la cliente non ha la pelle in ordine - perché è da tempo che non fa una pulizia del viso profonda, oppure perché usa cosmetici di trattamento troppo aggressivi o non ne usa affatto - questo è il tempo necessario per risolvere la situazione con l'ausilio di bravi professionisti (ovvero un'estetista). Nessun makeup artist o visagista - seppur bravo - potrà eseguire un buon trucco su una pelle disastrata!

Perché dopo aver scelto l'abito e lo stile?

Perché questo permette al professionista di fare una bella chiacchierata con la sposa, capire la sua personalità, i suoi gusti e determinare quindi che tipo di effetto dovrà dare al trucco. Durante questo primo incontro, io ad esempio, valuto non solo l'aspetto della pelle, ma anche la tipologia dei colori di base del viso - se sono freddi o caldi, se ci sono toni di contrasto, oppure toni morbidi (fra capelli, occhi e carnagione) - la sua morfologia e la conformazione delle sopracciglia. Mi faccio quindi un'idea globale del lavoro che andrò ad eseguire. Chiedo se ci sono allergie specifiche a principi attivi o reazioni a cosmetici particolari. In caso affermativo faccio subito una prova sull'avambraccio con i prodotti che ritengo idonei e se dopo 10 minuti non succede nulla, li provo direttamente sul viso. Solo dopo 24 ore avrò la certezza che quei prodotti non daranno problemi... Poi scatto una fotografia in primo piano che terrò in archivio per le elaborazioni successive. Se l'incontro va bene, cioè se la potenziale cliente decide di affidarmi il lavoro, fisso subito l'appuntamento per la prima prova trucco e nel frattempo contatto il fotografo incaricato del servizio fotografico per capire se ha esigenze particolari. Il giorno della prova eseguirò il trucco che ho immaginato per quella sposa e scatterò qualche foto di prova. Se la sposa si piace, faccio subito un'elaborazione al computer per verificare il trucco sia con il colore che con il bianco e nero. Da lì capisco se devo rimarcare certi tratti o alleggerirli. Se il risultato è buono, rivedrò la sposa il giorno del suo matrimonio.


Il mio punto di vista

Premetto che ho iniziato ad accostarmi al mondo del trucco nel lontano 1983 e nonostante ne sia passata di acqua sotto i ponti e siano cambiate diverse mode, ho un'idea piuttosto precisa di come dev'essere il make up della sposa. Di donne particolari, cioè che volessero un trucco diverso dal solito, ne avrò viste quattro o cinque in tutti questi anni! Di queste ricordo: una brasiliana un po' attempata che ha voluto un trucco pesante e tutto sul fucsia e una sposa con l'abito nero (sì, proprio nero) che voleva un trucco dark!  Erano gli anni 80... Tutte le altre erano e sono ragazze semplici, acqua e sapone, un po'  tese e nervose per i preparativi. Non avrei mai potuto e non potrei "stravolgerle" con il trucco! E' più forte di me. Amo la semplicità e naturalezza. Vediamo quindi insieme in cosa consiste il trucco della sposa secondo il mio punto di vista.

Pelle: mi piace luminosa e omogenea; è come una tela sulla quale andrò a dipingere il ritratto. Uso sempre fondi cremosi e di buona copertura ma non pesanti. Il segreto è nella stesura e nel miscelare i colori fra di loro per cercare il tono più "realistico". La cipria in polvere è un must, garanzia di perfetta tenuta per almeno 8 ore senza ritocchi. La scelgo rigorosamente opaca (eventualmente ne preparo una piccola parte con aggiunta di polveri iridescenti, argentate o dorate, che spennello a fine trucco prima del fissatore) e trasparente. Il colore del fard è sempre naturale con leggera virata in rosa carne per le carnagioni fredde e pesca per quelle calde.

Occhi: sono il punto "focale" della sposa, trasmettono le sue emozioni, i suoi stati d'animo. Per renderli intensi e luminosissimi utilizzo sulle palpebre i colori del trucco naturale come i diversi toni del marrone, del tortora, del beige e del grigio, illuminati da tocchi di rosa per le carnagioni fredde e di arancio per quelle calde. Le polveri che scelgo sono prevalentemente opache o leggermente brillantinate. Il trucco delle ciglia è rigorosamente waterproof; mascara nero per le brune e le castane, marrone scuro per le bionde e le rosse. L'intensità degli occhi la sottolineo con una bordura della palpebra superiore (quella inferiore la escludo a priori perché la zona è a rischio lacrime) usando matite o polveri marrone o grigio antracite che danno un effetto più morbido rispetto al colore nero e all'eye liner.

Sopracciglia: un aspetto da non sottovalutare mai perché aumentano l'espressività e il carattere dello sguardo. Devono essere ben delineate e in armonia con l'ossatura del viso (arcata temporale, zigomo e mascella) riempite negli spazi vuoti e qualche volta, se troppo chiare, rimarcate nel colore usando una matita per sopracciglia mezzo tono più chiara del colore dei peli.

Labbra: rigorosamente opache e ben definite - per dare un aspetto naturale e allo stesso tempo sofisticato - ma anche perché devono rimanere perfette per tutto il giorno: a prova di bacio per intenderci! Le trucco usando polveri e matite nei toni più vicino possibile al colore delle mucose. Le paste dei rossetti le uso solo in casi gravi di secchezza. Il lucidalabbra consiglio di applicarlo  solo dopo il servizio fotografico perché ungendo le labbra modifica il colore e la resistenza del trucco. NB: se vi piace il make up naturale più sappiate che è il più laborioso: il suo tempo di realizzo va' da 1 ora a 1 ora e mezza. Mettetevi quindi tranquille e rilassatevi sotto mani esperte.

24/06/08

La danza

La danza - da quella classica a quella sportiva - è estremamente formativa, non solo per quanto riguarda la struttura fisica ma soprattutto per quanto riguarda la formazione del carattere negli adolescenti. 
Ho cominciato a ballare verso i quattro, cinque anni. Restavo incantata per ore davanti alla TV (a quei tempi c'era ancora il bianco e nero) mentre trasmettevano i varietà della Carrà. Ricordo che guardavo i balletti e poi li rifacevo uguali uguali imitandone le movenze. Ero davvero uno spasso! I miei, a quei tempi, non avevano possibilità economiche per farmi studiare danza, così iniziai qualche anno più tardi, con la danza jazz, frequentando assiduamente i pochi corsi disponibili nella mia città e successivamente integrando gli studi con il classico. A quindici anni partecipai ad un concorso per giovani talenti: "Il Talentiere" di Teddy Reno e Rita Pavone. Ve lo ricordate? Giravano l'Italia in cerca di giovani talenti dello spettacolo. Io mi presentai in qualità di ballerina solista. Ricordo che il provino si teneva a Padova, in una sala del rinomato Caffè Pedrocchi, ma i miei genitori non potevano accompagnarmi perché lavoravano. Così, feci il diavolo a quattro e convinsi un collega di una radio dove lavoravo (sì, a 15 anni tenevo un programma di dediche in diretta in un'emittente privata) ad accompagnarmi con la sua auto. Fu un'avventura! Per farla breve, il provino andò bene, ma Teddy Reno disse che da sola avrei fatto poco e mi consigliò di cercare altri giovani per formare un gruppo di danza. Lo presi in parola. Tempo sei mesi ed avevo costituito un gruppo di quattro ragazze e quattro ragazzi dal nome curioso: "Squeeze Dance" spremuta di danza.
Iniziammo ad esibirci alle feste studentesche, poi nelle discoteche di Udine: facevamo tutto soli, dalle coreografie ai costumi. L'anno seguente ci presentammo come gruppo al Talentiere e vincemmo il primo premio! Da lì si aprirono un sacco di occasioni importanti. Teddy Reno ci fece firmare un contratto come corpo di ballo della moglie Rita e con lei girammo le piazze più importanti d'Italia esibendoci durante i suoi concerti. Partecipammo anche a programmi televisivi di successo come Domenica In, il Maurizio Costanzo Show, Superflash di Mike Bongiorno e varie altre trasmissioni minori. Bellissimo. Riprendere in mano i ricordi di quei tempi è molto emozionante. Quando mi rivedo così grintosa, padrona della situazione... un peperino, insomma, sorrido. In fin dei conti non sono cambiata molto, ho solo raggiunto la calma serena della maturità.

hotdogVi stavo raccontando delle mie esperienze come ballerina al seguito della Pavone... Vi chiederete: "E la scuola? Quando studiavi?" Quando potevo. Cioè spesso di notte e in condizioni impossibili. Ricordo una volta... d'inverno, era domenica. Stavamo rientrando da uno spettacolo a TeleCapodistria. Era tardi - la trasmissione era finita a mezzanotte - nevicava, c'era una bufera in corso e le strade erano quasi impraticabili. Il viaggio fu un inferno. Rientrai a casa alle 6:00 del mattino - piuttosto cotta - giusto in tempo per fare una doccia, prendere i libri e salire sull'autobus delle 07:20 che mi avrebbe portata a scuola! Fortunatamente le prime due ore del lunedì c'era lezione di calcolo e dattilo al piano superiore e l'insegnante era una mia fan sfegatata. Quindi, visto che nella sua materia andavo benissimo, mi lasciò dormire in pace nell'aula chiudendo a chiave la porta per evitare guai con la direzione! Che donna, che mito!

Così gli anni di scuola sono passati in fretta, fra uno spettacolo e l'altro e fra la rassegnazione dei miei genitori e degli insegnanti che commentavano il mio percorso asserendo che bisognava portare pazienza perché questa cosa mi sarebbe passata... Le ultime parole famose! E loro di pazienza ne hanno avuta tanta! Uscivo da scuola all'una, tempo di mangiare un boccone e filavo dritta al conservatorio per le mie lezioni di musica e canto (ebbene sì per sfiga dei miei avevo quell'attitudine). Lì fra un'ora e l'altra facevo anche i compiti di scuola. Poi alle 18:00 cambiavo sede e andavo a danza fino alle 20:00 in tempo per prendere l'ultimo autobus per tornare a casa. Così quattro volte a settimana e durante il week end ero sempre in giro con la Pavone. Non so nemmeno io come ho fatto a finire la scuola e a diplomarmi, ma ce l'ho fatta. Anche perché se non fossi passata di anno in anno, mio padre mi avrebbe tagliato i viveri... per non dir di peggio.

19/06/08

Mi presento

Nome: Gin Castelli
Città natale: Udine, sono friulana d.o.c.
Classe: 1965 - chiamata anche "di ferro"
Nazionalità: italiana
Segni particolari: poliedrica!

Situazione sentimentale: felicemente sposata
Attività lavorativa: imprenditrice, consulente e docente d'immagine e comunicazione, makeup artist, cantante, presentatrice, insegnante di danza
Interessi: tutto ciò che stuzzica la mia curiosità... musica, lettura, cinema, viaggi, arte
Citazione preferita: sono una portatrice sana di idee; non cercate di omologarmi!

Dico di me: so chi sono, cosa sono (almeno per un buon 80%, il resto è ancora da vivere), quanto ho ricevuto, ma soprattutto so quanto valgo; che non è poco!
Mi considero una persona positiva, allegra, spiritualmente serena e intellettualmente versatile. Mio marito mi chiama scherzosamente "rotvailer" perché ho un carattere forte e tenace: quando mi attacco a qualcosa non mollo facilmente. Nel privato invece sono un po' più dolce (giusto un po') e anche arrendevole (del resto lui ha il carattere più forte) e divento di conseguenza la sua "topina". Inutile dire che lui, ovviamente, è il gatto. 
Gli altri dicono di me: ma come fai a fare tutte quelle cose? Sinceramente non lo so nemmeno io. Forse ho un orologio interno che gira per conto suo. Oppure vengo da Marte. Tanto per farvi un esempio, la mia giornata lavorativa inizia alle 8:00 e termina alle 23:00. Di giorno sono in studio con mio marito (abbiamo una società insieme), la sera, dopo il lavoro, da ottobre a giugno, insegno nelle scuole e negli istituti professionali. Alcune delle materie che insegno riguardano il movimento: ginnastica, earobica, fitball; danza metodo backdance® (danze caraibiche con contaminazioni jazz) e bachata sensual. Altre materie riguardano la comunicazionecomunicazione aziendale e diverse tematiche legate al marketing. E infine, materie legate all'immagine personale: gestione dell'immagine, portamento e femminilità, make up, auto-maquillage.
Nelle sere libere mi dedico alle persone che vogliono migliorare la propria immagine, ai futuri sposi che cercano un coordinatore di matrimonio e ai professionisti del mondo del lavoro e dello spettacolo.
Durante l'estate, nel periodo luglio-agosto-settembre, mi dedico alla mia vera vita: lo spettacolo. Presento manifestazioni di moda e di bellezza, tengo qualche concerto, giusto per non perdere l'allenamento della voce, e poi... vado dove mi chiama il lavoro. Qualche volta c'è un doppiaggio, un documentario o uno speakeraggio importante; altre volte mi affidano il make up di un cortometraggio o l'organizzazione di una manifestazione... praticamente non mi annoio mai.
Il mio CV artistico: myspace.com/gincastelli

06/06/08

Rimini 1988 - capitolo 1

Correva l'anno 1988... Udine: ero rientrata da poco dal mio periodo romano con il cuore a pezzi e una gran voglia di dimenticare. Conobbi un ragazzo di Gambettola (FO) che faceva il militare a Udine. Mi parlò così bene delle opportunità della movida romagnola che ne rimasi folgorata. La convivenza con i miei stava stretta: eravamo troppo diversi come carattere ed io troppo indipendente. Bisognava far subito qualcosa per evitare lo scontro definitivo. Decisi così di rifare la valigia e avventurami verso una nuova esperienza. Un amico di mio padre trascorreva le ferie ogni anno fra Rimini e Riccione e aveva lì diverse conoscenze. Disse che avrebbe fatto un paio di telefonate per cercarmi una balia. Secondo lui l'ambiente riminese era troppo pericoloso per una ragazza così giovane... partii quindi con un indirizzo e un nominativo sicuro. Con me vennero anche due amiche, stufe del tran tran familiare e ben liete di buttarsi nella mischia. 

Arrivammo alla stazione di Rimini in un caldo pomeriggio di aprile. La stagione non era ancora partita. Chiamai il mio contatto il sig. Tosi e lo raggiunsi al ristorante che gestiva sul viale Vespucci: l'Embassy.  Era un tipo che emanava sicurezza e solidità. Entrammo subito in simpatia. Mi disse che bisognava subito cercare un alloggio e poi iniziare a "visitare di persona" tutti i locali del lungomare. Cosa sapevo fare? Eh, eh. Ci accomodammo e gli raccontai un pezzo della mia vita. Lui mi ascoltò impassibile. Alla fine mi chiese se anche le mie amiche avessero esperienze di spettacolo e quando seppe che cercavano un posto come commesse o cameriere si alzò e andò al telefono. Dopo pochi minuti tornò con l'indirizzo di una pensione lì vicino e disse di attendere una sua telefonata.

Trascorsi 5 giorni, la mia amica Barby aveva trovato lavoro come barmaid in un rinomato piano bar e l'altra, Rosanna, rientrava a casa. Per lei l'avventura si concludeva lì. Per me, ancora nulla. La titolare della pensione aveva due figli, un maschio poco più giovane di me ed una figlia che aveva avuto una storia con un tipo che lavorava in una discoteca. Quando seppe che cercavo lavoro e che sapevo fare diverse cose decise di aiutarmi e mi fissò un appuntamento con i fratelli Morri, titolari del Barcelona Disco. Che a detta del sig. Tosi erano gente affidabile. Andai all'appuntamento piena di speranze. L'incontro fu abbastanza breve. Lessero il mio curriculum e poi a bruciapelo il più vecchio dei due mi disse: "Se è vero che sai fare tutte queste cose io un lavoro te lo trovo qui dentro... perché una come te non l'ho mai conosciuta. Ma se bari, son cazzi tuoi!" Annui sorridendo. Era fatta!

Passò una settimana e dei Morri nessuna traccia. Quando fui per perdere le speranze mi arrivò una convocazione per il giorno dopo! Evvai! Il posto era mio. Ma che avrei fatto? Mi presentai nel locale tutta in tiro, pronta per conoscere il mio destino. Ignara che di lì a poco avrei scritto una storia nuova nella movida romagnola. Il lavoro consisteva in questo: i titolari della discoteca avevano acquistato un autobus di linea, l'avevano modificato e tinteggiato di bianco con tante nuvolette colorate. Al posto della zona del controllore era stato fatto un corner per il dj. Questo autobus si chiamava "Barcelona Magic Bus" e aveva lo scopo di percorrere tutto il lungomare di Rimini fino a Riccione e di raccogliere chi voleva venire a ballare nel locale (da non confondere con il BlueLine che è venuto dopo). Io avrei lavorato sopra il bus come intrattenitrice, cantando e ballando, e di tanto in tanto avrei dovuto scendere per "invitare" i ragazzi e le ragazze che sostavano lungo i viali a salire e venire con noi. La grinta certo non mi mancava. Ma non sapevo ancora cosa significava la parola "concorrenza" in quei luoghi. D'estate c'era una guerra spietata fra chi portava più clienti nei locali. E pagavano anche bene! A me, oltre al fisso, davano mille lire ogni persona che entrava con il mio timbro sul braccio. Sapete che media feci? " 200/250 persone per sera. Se penso cosa ho guadagnato in quegli anni mi viene da piangere, perché li ho tutti spesi!


Barcelona Magic BusEcco una fotografia di quel periodo, dove potete vedermi vestita di tutto punto, mentre lavoro sull'autobus! Era il 25 luglio (sotto capirete come faccio a ricordarmi il giorno). Come potete notare l'abbigliamento era decisamente poco "ortodosso". A volte mi vestivo in modo così buffo che sembrava recitassi in una commedia in costume! Qui, indosso un paio di stivaloni lunghi, in camoscio - che vidi da Astolfi, un negozio di scarpe, me ne innamorai e fui la prima ad indossarli quell'estate lanciando la moda - una gonna a ruota modificata da me, cortissima sul davanti e lunga dietro, abbinata ad un corsetto stile '800 con laccetti e in testa una bustina tipo hostess.

Qui sotto un'altra foto, sempre la stessa sera. Festeggio il mio 23esimo compleanno, in discoteca, insieme agli amici e alcuni clienti del locale. Ecco svelato il perché della data... Così abbronzata credo che nessuno mi abbia più vista. E nemmeno così magra... (Ah, che bei tempi!) Pensate che con la vita che facevo, pesavo solo 49 chili, che per me  - con il fisico muscoloso da ballerina  - significava "assenza totale di forme".  Praticamente un'asse da stiro.

Stavo abbondantemente nella taglia 42 e i romagnoli (buon gustai, che Dio li abbia in gloria) quando mi incontravano dicevano scherzando in dialetto: "Chiudete i tombini che la perdiamo nelle fogne di Rimini!" Per loro ero diventata davvero troppo magra...

compleannoQuel periodo trascorso a Rimini fu sinonimo di libertà. Un trampolino di lancio per tanti personaggi in cerca d'autore. Io fui fra questi. Mi ambientai subito ai ritmi della movida riminese. Di giorno c'era la spiaggia con i suoi bagni di sole, i pettegolezzi sotto l'ombrellone, le risate e le nuove conoscenze. Nel tardo pomeriggio c'era la riunione per organizzare il lavoro della serata. Alle 21:00 si entrava in scena.

Dopo il primo periodo trascorso nella pensione, Barby ed io ci spostammo in un appartamento. Era un bilocale con bagno ricavato accanto alla piscina nel seminterrato di un condominio. Piccolo e troppo costoso per i nostri gusti, ma l'unico che trovammo abbastanza vicino alla discoteca. Fu chiaro sin dall'inizio che avremmo dovuto adattarci ad allargare l'ospitalità ad altri che potessero contribuire all'affitto, ma a chi?
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