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29/04/09

Carfagna: chi c'è dietro la maschera?

Se c'è una donna che mi inquieta a livello emozionale è Mara Carfagna.

La sto osservando da un po' - nulla di "politico" solo da un punto di vista della comunicazione d'immagine - e più passa il tempo più la trovo inquietante. Appare in tutte le trasmissioni televisive di maggior risalto: nulla accade per caso. Ieri sera era ospite a Porta a Porta. L'avete vista? Impeccabile, nessuna sbavatura o emozione: un perfetto androide in tailleur grigio. E' esageratamente costruita, fredda, per nulla spontanea. Il suo personaggio, la sua immagine esterna - augurandomi che quella interna sia tutt'altro - erige intorno a se barriere che non favoriscono la comunicazione; il corpo è rigido e autoritario. E' il soggetto ideale per un film di Dario Argento. Sorride con le labbra ma gli occhi restano fissi sull'interlocutore, glaciali, sbarrati (la foto a fianco è l'unica con parvenza umana che ho trovato in rete). La voce è monotona ma il suo eloquio segue un ritmo preciso, lento e ben scandito. Mara Carfagna è una scolaretta diligente che ha imparato a memoria il compitino per far felice il maestro (Berlusconi?). Qualcuno la trova erotica...

Mi piacerebbe sapere chi è quel genio che cura la sua immagine pubblica. Perché tutto in lei suona falso, artefatto. Ma non è un falso tarocco, piuttosto è un falso d'autore! E' fatto così bene che prima di scoprirlo ci vorrà del tempo. Ma noi di tempo ne abbiamo... e alla fine scopriremo chi c'è dietro la maschera.

23/04/09

Guardaroba: buttare gli abiti sbagliati

Una delle difficoltà maggiori che viene alla luce durante l'analisi del guardaroba è quella di riuscire a buttare gli abiti sbagliati, che rovinano irrimediabilmente l'immagine. Nonostante sia diversi anni che mi occupo di questo argomento faccio ancora fatica a comprendere come un imprenditore, un medico, architetto o avvocato che sia, o più genericamente una persona che lavora e occupa posizioni pubbliche e di rilievo, possa trascurare la propria immagine al punto di apparire sciatta e trasandata. Com'è possibile che una persona attenta alla sua professione o alla sua azienda possa curarsi così poco dell'impatto visivo che trasmette ai suoi clienti?

Non potrò mai dimenticare l'imprenditore con la giacca di tweed bucherellata da bruciature di sigaretta; la consulente iperfemminile e "tiratissima" con le calze perennemente smagliate che, quando glielo facevo notare, affermava di non essersene accorta - mentiva spudoratamente anche quando le consigliavo di tenere un paio di calze nell'auto che, guarda caso, aveva appena cambiato! - o ancora l'avvocato con le scarpe così logore che la suola si apriva sulla punta. E perché non parlare di quella collega presentatrice che colta alla sprovvista da un guasto alla lampo, invece di chiamare la costumista, ha preso la cucitrice e ha dato un punto rovinando un paio di pantaloni in seta di Armani? Ridete? E' vita vera. Conosco donne che lavorano nello spettacolo che pur di farsi regalare le calzature dallo sponsor indossano anche numeri più grandi e li tengono fermi con l'elastico color carne. Giuro! Mentre gli orli scuciti, così come le tasche o i bottoni mancanti sono all'ordine del giorno.

Fatevi aiutare da persone di fiducia che vi osservano quotidianamente e chiedete loro cosa notano di strano nella vostra immagine. Le giacche cadono perfette oppure tirano perché sono troppo strette? Sono logore dall'uso oppure hanno un taglio sartoriale "datato"? Hanno toppe che nascondono logorii da scrivania o tessuti macchiati? Via, buttare senza pietà.

Le camicie che indossate si abbottonano a fatica? O si sono ristrette con il lavaggio oppure vi siete allargati voi! In ogni caso, a meno che non abbiate intenzione di riacquistare la linea perduta - nel l'eventualità mette da parte - buttate via. In generale, tutti gli abiti o capi spalla che danno l'impressione che ci siate cresciuti dentro sono da eliminare. Se volete comunicare professionalità meglio evitare tutto ciò che è esageratamente stretto o esageratamente largo - tipo maglioni sformati - via anche tutte le maglie scolorite sotto le ascelle, infeltrite o piene di "pallini" che denunciano scarsa qualità. Dicono brutte cose di voi. Via. Buttare!

Attenzione anche alle calzature! Conosco persone che durante la loro vita non hanno mai pulito le scarpe: semplicemente le buttavano e ne compravano altre. A parte l'enorme spreco di denaro - la qualità si paga - è un vero delitto non curarsi delle proprie scarpe. Immaginate quei poveri piedi che stanno lì dentro, chiusi, per ore e ore... Il piede emana umidità che viene assorbita e accumulata dalla scarpa. È importante quindi fargli prendere aria dopo l'uso. Per evitare pieghe nella pelle usate un tendiscarpe adatto che le terrà sempre in forma. Se sono bagnate non cercate di asciugarle  mettendole vicino ai termosifoni; la pelle si secca in fretta, diventa dura e si screpola. Passatele prima con un panno, per asciugarle, e poi capovolgetele. Quando saranno asciutte imbottite l'interno con la carta di giornale. Scegliete sempre prodotti giusti per la cura delle vostre calzature - creme, spray, attrezzatura - e usateli al bisogno o comunque almeno una volta alla settimana. Le vostre scarpe dureranno più a lungo e voi otterrete un'immagine più curata.

Lo stesso discorso vale per gli altri accessori in pelle come cinture e borse. Vanno mantenuti in perfetta forma. Le cinture corte o rovinate dall'usura devono lasciare il posto a quelle nuove, senza paura! Così come quelle che non si abbinano facilmente al vostro guardaroba. A che serve tenerle? Fanno solo polvere. Le borsette seguono le stagioni - o almeno dovrebbero - quindi vanno pulite con un panno morbido, se sono in pelle vanno ammorbidite con una crema neutra e poi riposte nell'armadio avendo cura di imbottirle con carta di giornale per non fargli perdere la forma. Ad ogni modo se vi sentite poco preparati basterà chiedere consiglio al negoziante o a un bravo calzolaio.

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16/04/09

Prepariamoci all'estate

Ricordate l'articolo che ho pubblicato a settembre sulla depurazione in un weekend? Bene, è giunto il momento di darsi una bella rinfrescatina interna per prepararci all'estate. Inutile prendere vitamine o drenanti per la cellulite se prima non avete ripulito l'intestino dalle scorie dell'inverno. Quindi, prendetevi una pausa salutare e dateci dentro con la depurazione. Ricordate di bere molti liquidi, soprattutto acqua naturale, non solo mentre vi disintossicate, ma anche dopo, perché una volta attivato il procedimento di "smaltimento" il corpo continua ad eliminare tossine attraverso reni e intestino. Se vi riesce difficile provate ad aggiungere all'acqua un po' di limone spremuto che aumenta la salivazione e il desiderio di liquidi. Aumentante inoltre il consumo di frutta alcalina come arance, ananas, pompelmi, pere, e mangiate molte mele cotte - soprattutto se siete a corto di "dolce" - fatte al vapore o appena scottate in padella, insaporite con un pizzico di cannella e dello zucchero di canna. Le banane andrebbero cotte anch'esse perché crude sono indigeste (a meno che non siano raccolte e mangiate in loco). Un'amica brasiliana mi ha insegnato a cuocerle un minuto/due nel forno a micronde dentro la loro buccia: sono deliziose. Arricchite il vostro corpo con il ferro delle verdure verdi in foglia che siano crude o cotte al vapore. Ottime lattuga e  bieta che depurano l'organismo - costano poco e sono gustose - i carciofi, che si possono mangiare anche crudi in insalata; il sedano e gli asparagi che aumentano il drenaggio dei liquidi. In questo periodo di "transito stagionale" mangiate anche molto yogurth semplice (ottimo quello fatto in casa) evitando i formaggi che tendono ad appesantire il sistema così come la carne rossa.

12/04/09

Una botta di verde

Una botta di verde



Le persone che amano vestirsi o circondarsi di verde sono generalmente stabili ed equilibrate. Il verde, infatti, è un colore riposante e "fresco" che simboleggia equilibrio e armonia, stabilità interiore, autostima e rispetto di sé.

Il verde è il colore della natura, della fertilità e della vita. E' usato in tutto il mondo per rappresentare la sicurezza (ad esempio, semaforo verde: ok, puoi passare). In molte religioni è associato alla risurrezione e alla rigenerazione. Verde, verde-blu e blu sono i colori sacri in Iran, perché simboleggiano il paradiso. Verde è anche il colore simbolo dell'Irlanda. In Giappone è considerato un colore di vita eterna. In Cina rappresenta virtù e bellezza.

Metti un po' di verde nella tua vita quando:
- ti senti pronto al cambiamento
- vuoi trovare un po' di equilibrio
- ti senti libero di portare avanti le tue idee (il verde è il colore dei leaders)
- devi affrontare un colloquio di lavoro importante
- vuoi rassicurare un cliente sulla tua professionalità

07/04/09

Per sorridere un po'


Perché non si può trascorrere tutte le giornate a piangere...


L'Abruzzo come il Friuli nel '76

Non ho mai scritto sul terremoto del '76 ma credo sia importante per chi non l'ha vissuto capire come si vivono quei momenti, cosa ci si porta dietro, cosa resterà impresso nel conscio e nell'inconscio. Perché un terremoto è per tutta la vita! Trentatré anni fa in Friuli la terra tremava, si squarciava, inghiottiva le sue vittime. Non ci sono perché: accade. C'è chi si salva, c'è chi muore. Tante storie diverse testimoniano gli strani scherzi del destino. E chi sopravvive si chiede perché io sì e loro no? Perché la mia casa è intatta e altre sono rase al suolo?

Passano i giorni ma dentro rimane un vuoto senso di inquietudine che ti fa sobbalzare con il cuore in gola al minimo rumore, scoppio o boato che avverti. Il brivido corre lungo la schiena e ti chiedi se è lui, quel nemico invisibile che ti coglie alle spalle, spesso di notte. Ti chiedi se è tornato e se questa volta toccherà proprio a te. E non c'è una giornata calda che non riporti un pensiero angosciante: che strano questo caldo. Sarà un preavviso di terremoto? Non vivrai più le stagioni come prima. Verrà tutto esaminato, analizzato, passato allo scanner. Perché la natura è imprevedibile e te ne rendi conto solo ora. L'uomo non è onnipotente come crede, ma solo un piccolo essere in balia degli eventi.

Il 6 maggio 1976 in Friuli la terra tremava. Come in Abruzzo. Avevo 11 anni. E' passato parecchio tempo da allora ma il ricordo è sempre vivo.

Erano le nove di sera. Stavamo guardando uno sceneggiato alla tv, credo fosse "Il mistero delle 12 sedie" o qualcosa del genere (a proposito, non ho mai saputo com'è andò a finire?!). Insieme a me c'erano mia madre e mia sorella con il futuro marito. Mio padre era in Slovenia per delle cure termali e al suo ritorno avrebbe raccontato sconvolto di aver sentito tutto nonostante la distanza!

All'improvviso un rumore sordo e un forte sussulto ci gelarono il sangue. Mio cognato guardò l'orologio e con calma esclamò: «Che puntualità! E' il terremoto». Ricordo che lo guardai senza capire; era la prima volta che sentivo quella parola. Un attimo dopo l'inferno. Un boato che conservo ancora nella memoria uditiva, inconfondibile, come un ruggito. La scossa stava facendo ballare la casa come fosse su una grande giostra, facendoci perdere l'equilibrio. Dalla cucina ci precipitammo verso la porta di casa: mio cognato in testa, dietro mia sorella, ultima mia madre. Io seguivo la fila scioccata, rimanendo indietro. Nessuno si girò a guardare dove fossi. Troppa paura. Mi ritrovai la porta di casa chiusa, sbattuta in faccia dalla potenza dell'onda d'urto e rimasi lì davanti in preda al panico! Che fare? Di scatto afferrai la maniglia cercando di aprire ma le vibrazioni bloccavano la porta nello stipite. Spinsi con forza, girando il pomello finché la porta si spalancò sul giardino rivelando una straordinaria luna piena. Mai vista. Terrificante.

Correndo sul prato di casa avvertii una sensazione stranissima: sotto i piedi l'erba sembrava sabbia mobile. E i platani secolari, siti di fronte a casa, ondeggiavano le loro fronde piegandosi quasi fino a terra. Parevano di gomma. Poi di colpo il tremore si arrestò e venne il silenzio, irreale. Nell'oscurità rischiarata dalla luna non c'era  rumore, tutto taceva. Solo il pianto sommesso di mia sorella e mia madre che cercava di calmarla guardandosi attorno, cercando - finalmente - me con gli occhi.

La notte era molto calda. Nei giorni precedenti molti si erano accorti di quel caldo strano, fuori stagione. La terra sprigionava la sua energia e ci avvertiva dell'imminente esplosione: ma noi non eravamo in grado di comprenderla! C'era buio, nessuna luce in strada, l'energia elettrica era saltata. I vicini ci vennero incontro impauriti, qualcuno di loro indossava già il pigiama, uno addirittura era vestito solo con l'accappatoio: il terremoto l'aveva colto di sorpresa mentre faceva la doccia. L'agitazione era palpabile. Cos'era successo? Dove era successo? Cosa si poteva fare? Tante domande, poche risposte incerte. Nel '76 non c'erano cellulari e chi raggiunse il telefono di casa, sfidando la paura e il buio, trovò le linee interrotte. C'era solo la radio delle automobili a tenerci compagnia. Ma dalle emittenti nazionali non giungeva alcuna notizia. Ci mettemmo in paziente ascolto cercando le emittenti locali. Radio Alfa Nord ruppe il silenzio annunciando l'epicentro nell'osovano. Nessun ferito. Dopo qualche minuto precisò le località:  Maiano, Buia, Gemona, Osoppo, Magnano, Artegna, Colloredo, Tarcento, Forgaria, Vito D'Asio e molti altri paesi della pedemontana. E iniziò la conta dei morti: prima solo uno e poi, via via, a piccoli numeri tutti gli altri. Calò il gelo. I genitori di mia madre e i suoi parenti vivevano nella zona colpita dal sisma. Erano vivi? Dovevamo assolutamente saperlo. Mia madre con voce stridula ma tono fermo disse a mio cognato: «Metti in moto la macchina, noi andiamo là».


Commenti:


08 Aprile 2009 - 17:41
 
vero. anche a me il caldo eccessivo di certe giornate mette ansia. Ma come ho detto anche da me in un commento, credo che lasci dentro una sorta di panico latente che ti accompagnia anche in altri eventi della vita, a distanza di decenni. Cioè la paura di qualcosa di improvviso, non controllabile che ti coglie alle spalle senza che tu possa fare nulla. Impotenza pura. Violapensiero

10 Aprile 2009 - 18:53
 
non farmici pensare... di notte mi torna il pensiero fisso dell'orculat :-( e penso che se mi trema il letto volo dritta in giardino.anna
 
14 Aprile 2009 - 10:42
 
@violapensiero
@anna
Care ragazze, consoliamoci che siamo in buona compagnia, purtroppo. Ci sono molte persone che in questi giorni dormono con un occhio aperto e uno chiuso... e vi confesso che mi è tornata la voglia di preparare la "borsina" accanto al letto, come facevo tanti anni fa, così da esser pronta a ogni evenienza. :-)
 
14 Aprile 2009 - 11:01
 
La borsina? Non ci ho mai pensato. E che ci metti dentro? anna
 
14 Aprile 2009 - 11:06
 
@anna
Facile: documenti d'identità, patente, carte di credito, soldi, medicinali di prima necessità (soprattutto calmanti) fazzoletti, un cambio di intimo, cose così. Metti che viene una bella scossa, di quelle che ti fanno passare la notte in macchina... e pensa a cosa ti può servire in quei momenti.
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