Pagine

30/12/08

Riciclo natalizio

Il "riciclo" natalizio fa notizia.

Leggo su Newsway: "In due anni è più che triplicato il numero dei regali non graditi rimessi in vendita su eBay.it a pochi giorni dal Natale... Sarà per via del periodo economico particolarmente difficile o perchè riciclare i regali di Natale non graditi sta diventando un'abitudine sempre più diffusa in Italia, fatto sta che sono in aumento gli italiani che trovano nella rete la soluzione perfetta per guadagnare qualche soldo vendendo i doni indesiderati".

Suvvia, chi non ha mai riciclato un regalo scagli la prima pietra. C'è poco da fare, riciclare è pratico, anti-consumistico ed economico. Di questi tempi un vero e proprio "must". Vuoi mettere la gioia di girare ad un altro quello che per leggerezza è stato regalato a te? Non parlo del riciclo bastardo... no, no. Non potrei mai regalare una schifezza ad un amico o amica... però se l'oggetto che ho fra le mani potesse piacere ad un altro, perché no? Non facciamoci prendere dalle convenzioni del "non si fa" o dalle regole del galateo.

Così, se vi regalano...

... soprammobili rustici o dei centrini fatti a mano molto vintage per la vostra casa minimalista
... un completino intimo 2 taglie più piccolo
... una borsetta viola quando amate il verde
... dei sughi al peperoncino al quale siete allergiche
... l'ennesimo cesto con zampone, lenticchie, melassa e affini
... il libro di quell'autore palloso che avete usato per pareggiare le gambe del tavolo

... riciclate sereni.

22/12/08

E' un delirio

E' un delirio che precede il Natale. Prende tutti indistintamente. E' pura frenesia. Lo studio sembra un porto di mare: squilla il telefono, rispondo. Suona la porta, apro. Mi alzo, mi siedo. Baci, abbracci: sono passata a farti gli auguri! Grazie. Uh, ma non dovevi... Arriva una stella di natale che sembra una quercia. E' solo un pensiero... Grazie. Mi alzo, mi siedo. Bevi un caffè? Risuona il telefono, rispondo. Clienti uguale problemi (che palle). Faccio il caffè e mi siedo. Scusa sai... Squilla il cellulare: allieve. Sì, ok, sì ci sono. Passa pure. Scusa di nuovo.

Cinque minuti dopo. Mi alzo, mi siedo. Accendo il computer e suona il telefono. Grrr. Pronto? E' mia madre che vuole aggiornarsi sul pranzo di Natale. Non adesso mamma, ti prego fa' la brava. Ti richiamo io. Driiin. E' ancora la porta. Ciaooo! Allieve dello scorso anno. Baci, abbracci. Come stai? Questo è un pensiero per te. Che meraviglia! Un bellissimo ciclamino bianco. Una profusione di fiori. Che bel pensiero... Bevete un caffè? Le faccio accomodare. Squilla il telefono. Guardo l'impiegata che capisce al volo. Dicevamo?

Bevo il caffé e sento la porta in lontananza. E' per me: fiori in consegna. Ancora? Entra un ragazzo con un enorme vaso in braccio. Oddio, cos'è??? Una pianta grassa dal nome strano, regalo di mia suocera. Amore, però questa sera mi aiuti perché ho solo due braccia, eh? Mio marito abbozza. Stavamo dicendo? Risquilla il cellulare. Si, si, sono in studio, passa pure. Andate di già? Baci e abbracci. Vi accompagno.

Sulla porta del mio studio s'incrociano donne di ogni età. Arrivano, salutano, mi abbracciano, portano doni, raccontano una piccola parte di quotidiano e se ne vanno. Sono trafelate. Hanno la faccia stravolta. Qualcuna si porta dietro i figli... Come si fa ad uscire dal vortice? Tu come fai? Io?? Io sono al centro dell'uragano William! Non so più che giorno è. Ho la casa sottosopra, mi hanno smontato e rimontato le porte nel giro di due settimane - le abbiamo fatte laccare di bianco - ovunque c'è puzza di colore, il disordine mi soffoca, ho regali da impacchettare, biancheria da stirare, bucato che straripa dalla cesta e adesso devo anche pensare dove mettere queste piante! In ufficio sembra di stare in mezzo al traffico durante le ore di punta, non ho ancora avuto il tempo di fare pipì. E hai visto che faccia? Domani vorrei trovare un'ora per farmi i capelli... non posso arrivare a Natale con la testa in disordine. Mio marito è fuori ogni sera per qualche cena di fine anno (ma le mogli sono un optional in questi casi?) tanto che ho scordato che faccia ha. Sono stanca. Ho l'ansia a mille per tutte le cose che devo fare. Ma quando arriva Natale?

Caro Babbo Natale, se vuoi arrivare tutto intero al prossimo anno io e te dobbiamo fare due chiacchiere!

Yo soy salsera - il ritorno

Yo soy salsera
Yo soy salsera - a bordo

Il ritorno a casa fu un sollievo.
Undici mesi di navigazione, girando di porto in porto senza mai rientrare a casa, senza il calore della propria famiglia, erano stati difficili anche se bellissimi dal punto di vista professionale. Un'esperienza straordinaria che rifarei, ma solo per 30 giorni!

L'idea di mettere i piedi sull'asfalto mi esaltava: finalmente camminavo su qualcosa di duro e soprattutto stabile. La città era molto cambiata. Lo ero anch'io, ma la mia voglia di salsa era rimasta tale e quale a quando l'avevo lasciata. La prima domanda che feci agli amici fu: dove si va a ballare? Era l'inizio di dicembre, mese dedicato ai festeggiamenti, l'occasione non sarebbe certo mancata. Fu così che fra baci e abbracci, fra "ben tornata" e "racconta tutto" mi ritrovai a festeggiare il Capodanno al Palmariva una mega discoteca vicino a Portogruaro che offriva una bella sala latino americana. Ero eccitatissima ma anche "spaesata": nell'ambiente del ballo, infatti, se non sei "conosciuta" non balli, fai tappezzeria, perché le donne sono sempre in esubero. L'unica salvezza è fare la carina, quindi sorridere molto e proporsi anche chiedendo un ballo. Mi misi quindi a bordo pista e iniziai a osservare le coppie. C'era tanta gente che non conoscevo, qualcuno che avevo già visto ballare in altri locali ma con cui non c'era frequentazione. Fra i ballerini notai un ragazzo nero con i capelli a spazzola: aveva uno stile eccezionale. Probabilmente era un cubano o un portoricano con il ritmo nel sangue. Ero assorta in questi pensieri quando mi venne incontro una faccia nota. Un amico di mia sorella che conoscevo da bambina. Mi era giunta voce che insegnava salsa... quale miglior occasione per "sgranchire" i miei piedi? Ballammo per quattro o cinque canzoni, volteggiando per la pista in modo elegante: portava molto bene. Ero soddisfatta come il gatto che ha mangiato il topo! Mi stava riaccompagnando al tavolo quando sentii una mano sul braccio, mi voltai e vidi il ragazzo nero. Balli? Che domande! Gli feci un sorriso a trentasei denti per togliere ogni dubbio e in una frazione di secondo mi ritrovai al centro pista avvolta in un complicato intreccio di braccia. Azz. Ero persa. Non riuscivo a stargli dietro. Lui si fermò un attimo e fissandomi negli occhi disse: "pensa solo al passo base, ti porto io." Pensa solo al passo base... come no? E' facile. Tu mi prendi, mi frulli, mi passi sotto le braccia, mi piroetti venti volte alla velocità di un minipimer, mi porti a destra e a sinistra, mi apri, mi chiudi e mi riapri - tutto in trenta secondi - e io penso solo al passobase???? Nell'istante in cui riuscii a tirar fiato gli urlai nelle orecchie: "ma cosa stiamo ballando?" Salsa cubana! Ovvio, che cavolo di domande faccio? Avevo imparato la colombiana - o venezuelana che dir si voglia - pensando fosse l'unica salsa ballabile!? Adesso ballavo cubana! Una figata pazzesca. Mezz'ora dopo avevo bisogno del respiratore: il cuore batteva a mille, grondavo sudore da ogni poro e mi si stava annebbiando la vista. Era diventata una sfida fra me e lui. Accidenti al nero! Io non avrei di certo mollato. Lui? Sembrava stesse portando a passeggio il cane. Ad un certo punto vidi avvicinarsi altre coppie. Si indicavano l'un l'altro gridando e gesticolando mettendosi in cerchio. Li guardavo stupita. Pensavo: questi sono matti, adesso vado a bere qualcosa altrimenti schiatto, ma lui non mollava la presa. Cavolo. Che vuol fare adesso?? Rueda. Ru... cosa? Rueda de casino. No, no, io non conosco quel casino, è già un casino questo, lasciatemi andare a sedere. Ma le proteste furono inutili. Con un fare molto spiccio da hombre mi disse: "è facile, pensa al passo base (te e pareva) e guarda cosa fanno le altre!" Ma che sono nembokid? Guardo, guardo. Guardo che la pista è vuota, ci siamo solo noi e ci fissano tutti. Che vergogna. Voglio andare sotto a un tavolo. Tutto inutile. Rapidamente fui presa dal vortice: tieni il tempo, fai il passo base e guarda cosa fanno le altre. Tempo: mezza frazione di secondo. Sembrava un girotondo di coppie. Un ballerino gridava dei nomi - le figure - e gli altri eseguivano in senso orario o in senso anti-orario, a seconda del comando. Dame. Enchufla para arriva. Setenta. Sombrero. Paseala. La prima. La prima con su hermana. Ero ubriaca di salsa. Mi stavo muovendo come una matta, rischiavo un embolia per mancanza di ossigeno ai polmoni e non vedevo l'ora di uscire da quel "casino". Però era divertente. Molto divertente. Quando la rueda finì fu tutto un battersi le spalle a vicenda, baciarsi e complimentarsi. Il nero mi venne vicino sorridendo: "sei brava bionda, spero di ballare con te un'altra volta." Ansimando gli risposi: "sicuro, se sopravvivo...". Si mise a ridere, mi diede la mano e disse: "sono Luis." Solo in seguito scoprii con chi avevo avuto l'onore di ballare quella sera.

19/12/08

Sei mesi fa

viva
Sei mesi fa ho iniziato questa avventura senza scopi precisi, senza una meta, solo con la voglia di raccontare. Il mio quotidiano non conosce ancora battute d'arresto, scorre fluido come una nave che solca i mari alla ricerca di territori da scoprire. Ogni giorno una nuova storia, un'esperienza da vivere. Spesso il mare è calmo e invitante, a volte erutta cavalloni maestosi.

Chi può dire cosa ci riserva il domani? L'unica certezza è il nostro passato appena vissuto. Se amate l'avventura... rimanete con me.
Auguri blog!

14/12/08

Internet e la diffamazione

Tratto da Punto-informatico
a cura della dott.ssa Valentina Frediani
ConsulenteLegaleInformatico

"Roma - Le statistiche comprovano come tra i reati commessi sulla rete, spicchi, assieme alle violazioni in materia di diritto di autore e privacy, la diffamazione.

Ex art. 595 codice penale: "Chiunque, fuori dai casi indicati nell'articolo precedente (ovvero salvo trattarsi di ingiuria, cioè una offesa con la presenza dell'interessato) comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa sino a lire due milioni (circa 1032 ?). Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a lire quattromilioni (circa 2065 ?). Se l'offesa è arrecata col mezzo della stampa, o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione (circa 516 ?). Se l'offesa è recata ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate."

Ciascuno di noi è titolare del diritto di espressione della propria opinione (diritto costituzionalmente garantito dall'art. 21: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione?") ma tale diritto incontra dei limiti ben specifici qualora l'opinione espressa giunga a ledere l'altrui onore e reputazione. La diffamazione è un reato strettamente connesso alla persona, al diritto all'onore ed alla reputazione di cui ciascuno di noi è titolare.

Il legislatore ha scelto di porre come aggravante del reato, la diffamazione che abbia ad oggetto l'indicazione di un fatto determinato. Ciò perché ovviamente qualora si attribuisca ad una persona un fatto con riferimenti tali da renderlo più credibile, la portata offensiva del reato diviene maggiore, proprio perché capace di rafforzare la attendibilità di colui che ne parla. La diffamazione on line può compiersi in due modi, o mediante il mezzo della stampa telematica o mediante il semplice mezzo di internet.

Nel primo caso possiamo far riferimento alla giurisprudenza che da anni si pronuncia sui casi connessi alla stampa cartacea e radiotelevisiva, e che dunque non pone eccessivi interrogativi. Di nostro interesse, invece, la diffamazione mediante internet, al di fuori della stampa telematica.

Lo stesso articolo 595 codice penale, contempla l'ipotesi della diffamazione on line, laddove prevede che si possa ritenere consumata la diffamazione anche laddove si realizzi mediante un mezzo di pubblicità. Nella percezione normativa consolidatasi, internet costituisce proprio un mezzo di pubblicità, in quanto idoneo e sufficiente affinché una notizia o espressione diffamatoria raggiunga una pluralità di soggetti. Si pensi ad esempio, ad una opinione diffamatoria espressa in un forum, o in una mailing list o mandando un messaggio mediante posta elettronica ad una pluralità di soggetti.

In questo ultimo caso, ovvero in tema di diffamazione mediante posta elettronica, è intervenuta la Corte di Cassazione, sottolineando che anche se le comunicazioni diffamatorie non sono percepite simultaneamente dai destinatari, il reato di diffamazione è da ritenersi integrato dovendosi ritenere irrilevante l'intervallo di tempo più o meno lungo tra l'una e l'altra comunicazione, poiché sono comunque prodotti i medesimi effetti della diffamazione".

...

"A tutela del soggetto che si ritiene diffamato, non solo la normativa penale, ma anche un diritto al risarcimento del danno prodotto dall'autore del reato. In tal senso occorre analizzare tutte le conseguenze connesse alla diffamazione: i danni che possono andare dalla perdita di clientela e di guadagni, nel caso di persona che ha denigrato la operatività commerciale di un soggetto, ha diffuso notizie in merito alla sua insolvenza o comunque ha accusato un soggetto di essere inaffidabile; ma anche danni prettamente morali, consistenti nella offesa alla reputazione che può provocare un grave impedimento a sentirsi ben accetti nella propria comunità, o che può costringere un soggetto a doversi discolpare dalle accuse diffamatorie e quindi subire un grave danno alla reputazione ed all'onore, quantificabile secondo il grado di offesa, tenendo conto dei fatti narrati (entra in gioco l'aggravante alla quale accennavamo sopra in merito all'attribuzione di un fatto determinato), della quantità e qualità dei soggetti destinatari di tali narrazioni (ad esempio diffamare una persona con il datore di lavoro, può pregiudicargli il posto) nonché del mezzo mediante cui la diffamazione è compiuta (immettere in internet una notizia negativa attribuendola ad un soggetto, può trovare una eccessiva ripercussione nei confronti del soggetto diffamato).

Internet, dunque, quale mezzo esemplare di diffusione di una notizia, talvolta sottovalutato da colui che si esprime in merito ad un terzo, talvolta utilizzato con il preciso intento di diffondere un'offesa.

Difetto o "pregio" della rete?"

Ulteriori approfondimenti

La diffamazione online: cosa succede se qualcuno offende su internet.

12/12/08

Yo soy salsera - a bordo

Leggi la prima parte

Arrivai a bordo in febbraio con un repertorio forzatamente classico - standard jazz, evergreen americani, italiani, francesi e alcune bossanovas - ma con intenzioni indubbiamente trasgressive. Sapevo che il pubblico della nave sarebbe stato piuttosto  "vecchiotto" - da febbraio a maggio l'età media dei passeggeri superava i 65 -  ma ero certa che non avrebbe disdegnato un po' di movimento. Così, quando conobbi i membri dell'orchestra chiesi se fosse possibile modificare una parte del repertorio inserendo qualche pezzo latino. I ragazzi non se lo fecero dire due volte! Fra i musicisti, infatti, c'erano due brasiliani, un cubano e un argentino che non aspettavano altro. Andai a parlarne con il direttore artistico, ma... apriti cielo! Neanche avessi chiesto di suonare musica house. Quello mi guardò come fossi un'aliena: "E cosa vorresti cantare di latino?" mi chiese con aria schifata. "Beh, potrei fare qualche pezzo di India oppure della Estefan ". Mi guardò con aria assente: "Chi? Non conosco nessuno di questi di cui mi parli". Mi venne da ridere; pazienza India, ma Gloria Estefan è una colonna portante della musica commerciale latina. E lui era il direttore artistico?? Mi armai di pazienza e feci ascoltare allo sprovveduto alcuni cd di salsa che mi ero portata in valigia. Dopo un'ora aveva la stessa faccia assente di prima ma mi concesse il beneficio di una "prova", a cui lui non credeva: potevo cantare "Mi tierra" purché mi arrangiassi a coreografare il pezzo per il corpo di ballo. Tanto sapevo farlo, vero? Tutto qui? Figuriamoci. Andavo a nozze. Tre giorni dopo debuttavo con il mio show. Fu un trionfo. E anche l'inizio di una ventata di aria fresca. Dopo la salsa di "Mi tierra" seguirono un cha cha, alcuni boleri, una bellissima rumba e una serie di merengue commerciali che fecero venire il fiato corto a tutto quel geriatrico.

E il ballo? Nota dolente. Forse non lo sapete ma gli artisti che lavorano a bordo delle navi da crociera lavorano, mica si divertono! Non gli è permesso frequentare la discoteca o le sale da ballo e di conseguenza non gli è permesso ballare... Ma il regolamento non vietava di farlo nei piani riservati  ai "crew", l'equipaggio. Capitava allora che arrivasse voce - che dico voce, sussurro - di una "festa " nei piani bassi... ai quali, in gran segreto e all'oscuro del comandante, gli artisti dei piani alti erano invitati a partecipare. E lì si andava giù pesante, soprattutto di rum. Ricordo che mi dimenavo spesso con un ragazzo spagnolo, ballerino di flamenco - il cui nome mi sfugge - mooolto caliente, che ballava la salsa come io mi lavo i denti: con naturalezza. Peccato che due mesi dopo lo sbarcarono all'improvviso in seguito a una perquisizione in cabina. Si era preso in Turchia, come souvenir, dell'hashish. Ma il comandante non gradì e lo lasciò alla banchina del porto di Istanbul. Purtroppo, dopo di lui non ci furono molte occasioni di ballo, se non con un simpaticissimo peruviano, molto divertente ma poco pratico di salsa. Risi molto ma ballai poco. In compenso feci un sacco di amicizie internazionali.

07/12/08

Yo soy salsera

Quando è nata la mia passione per la salsa?

Vediamo... correva l'anno 1996 e la mia vita procedeva tranquilla. Ero rientrata nella mia amata e odiata città da qualche anno e sopravvivevo alla noia animando le serate "karaoke" nei locali del Friuli e del Veneto - avete presente Fiorello? ecco,  immaginatelo biondo con gli occhi verdi - quando conobbi un ragazzo. Era il tipo mio: moro, carnagione scura e occhi scuri. Uguale, uguale all'uomo che ho sposato, vero? Praticamente mi presi una cotta - reciproca per fortuna - e ci mettemmo insieme. Udine a quei tempi non offriva molte alternative notturne alla discoteca (veramente neanche adesso) così nel tempo libero da impegni lavorativi, fra una pomiciata e l'altra, si andava al cinema o a bere qualcosa nei locali di tendenza. Un giovedì sera accadde l'imprevisto. Ci avevano parlato molto bene di un discobar nelle vicinanze di Udine - il Rapsodia - dove, oltre a bere, si ballava una musica nuova: il merengue. Io, che ho la musica che scorre nelle vene al posto del sangue, mi feci subito coinvolgere da quel ritmo travolgente buttandomi nelle danze, seguita a ruota da lui che, felice come una Pasqua, si avvinghiava al mio bacino. Ansimando, mi disse in un orecchio: Ti piace? C'è una scuola che tiene dei corsi. Perché non ci andiamo uno di questi giorni? Se ci va potremmo iscriverci... Perché no? Gli risposi.

Il lunedì seguente, mantenendo la promessa, mi portò in quella scuola. E per lui fu l'inizio della fine. Ci iscrivemmo al corso base di salsa (colombiana), merengue e bachata. Un pout pourri di ritmi e stili diversi mischiati abilmente per coinvolgere e non stravolgere i principianti. Infatti, sia il merengue che la bachata sono balli abbastanza facili da apprendere, al contrario della salsa che, per noi europei non avezzi alla comunicazione corporea così "disinibita", è un vero e proprio casino. L'idea era vincente e i corsi così pieni che bisognava prenotarsi per il corso successivo! Frequentando le prime lezioni mi resi conto subito che quello che per me era facile da capire e da trasmettere ai piedi - cioè il passo base - per gli altri era arabo;  mentre io apprendevo velocemente, il mio amato morettino arrancava sui piedi e sbuffava: Accidenti. Non sembrava così difficile! Anche il maestro si accorse di avere fra gli allievi una tipa "sveglia" e ci propose di raggiungerlo in una discoteca, la sera dopo, per un ripasso extra. Non me lo feci dire due volte.

Fu così che accadde. Il maestro quella sera mi portò in pista, mi guardò negli occhi e mi chiese: Tu balli già, vero? Ehm, ecco veramente sì, ballavo anni fa, ma facevo altro... Lui rise e strinse più forte. Tu sei una bailarina, tu tienes sabor. Pensa solo a seguirmi, il resto lo faccio io. Vi è mai capitato di ballare il merengue e la salsa con un colombiano che ha il turbo nei piedi?? Non so trovare le parole per dirvi cosa è riuscito a fare con me che non conoscevo figura alcuna, a parte il passo base. Posso solo dire che non era paragonabile a quello che ballavano gli altri ragazzi che avevano già frequentato e finito i corsi. Lui esprimeva energia, gioia di vivere. Aveva il ritmo nel sangue e forse anche qualcosa di più. Ed io volevo imparare quel tipo di ballo. Quella sera danzammo insieme fino a chiusura - fra il disappunto del mio ragazzo che, rimasto solo, si consolò con le compagne di corso (le donne abbondano sempre in queste situazioni) - e così successe nelle serate seguenti. Quando il maestro mi spostò al corso intermedio facendomi saltare diverse lezioni, il mio ragazzo s'incazzò di brutto. Iniziarono i musi lunghi e i malumori. Gli dava fastidio rimanere in panchina. Ma che causa ne avevo io se lui era negato per quel tipo di ballo? Per me il discorso era divero. Finalmente avevo trovato un modo per esprimere tutta la mia energia a lungo sopita. Dopo l'incidente d'auto che aveva stravolto la mia vita, riuscivo nuovamente a ballare! Certo non era quello che facevo prima, ma mi sentivo di nuovo viva. Lui capì. Era a conoscenza della mia sofferenza interiore, gliene avevo parlato tanto. Così, mi lasciò proseguire il percorso da sola.

Al corso intermedio conobbi Marco. Era portato per quei ritmi e ballava bene. Facemmo subito coppia fissa. Per tutto il '96 e il '97 non facemmo altro che ballare in tutte le serate che si rendevano disponibili divertendoci molto. Ad un certo punto la scuola ci propose anche per una gara di ballo amatoriale. Partecipammo volentieri ma la competizione non faceva per noi: lui si emozionava  troppo ed io rivivevo ricordi che preferivo lasciare dov'erano. Poi, nel '98, dovetti partire per lavoro. Avevo un ingaggio di un anno su una nave da crociera come "One woman show". Era un'occasione importante: uno spettacolo tutto mio dove avrei cantato con un'orchestra di 12 elementi, accompagnata da un vero corpo di ballo. A malincuore, abbandonai il mio amato morettino, la mia adorata salsa e presi il largo.

Leggi il seguito
Template e Layout by Blografando2011 Distribuito da Adelebox