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09/05/10

Ritornare a vivere


Incontro Domitilla l'ottobre scorso, al corso che tengo sul Make up nella scuola di formazione per adulti. E' un volto sconosciuto fra tanti. La prima lezione attira sempre molte donne: alcune sono lì solo per curiosità o perché ne hanno sentito parlare con entusiasmo da un'amica; altre sono arrivate in classe per caso, come Domitilla. Ha il volto magro, scavato, ma non ho il tempo di capire perché, devo presentare il programma e rispondere alle domande che mi vengono poste. Ho una scaletta precisa in mente che seguo scrupolosamente, e quando arrivo alla domanda "come mai sei qui?", lei risponde che da giovane si truccava e le piaceva molto... poi, negli anni ha lasciato perdere, ma ora vorrebbe ricominciare a prendersi cura di se stessa. Sorrido. Non serve avere "un'età" per disinteressarsi al proprio aspetto. Chiede se è troppo vecchia per partecipare. La osservo meglio. Ha superato la sessantina, ma è una donna ordinata, distinta, di quelle di una volta, per intenderci. Però, qualcosa disturba quell'immagine.... Ecco, adesso la metto a fuoco: gli occhi, il viso, sono sofferenti, come di chi ha pianto molto. La invito a rimanere perché l'età non conta, basta avere un po' di buona volontà e le chiedo anche di assistere alla presentazione del corso successivo, quello dedicato all'immagine. Forse potrebbe interessarle.

E' iniziato così il percorso di Domitilla: un lungo cammino di ricostruzione del se'. In principio stava in silenzio ad ascoltare, senza fare domande. Partecipava a tutti i miei corsi: prendeva appunti quando serviva, ma mai una parola alla vicina di banco, mai un commento udibile. Poi, un giorno, finalmente ha parlato. Avevo invitato le allieve in studio da me per studiare con calma, una alla volta, i loro colori personali: scelta del fondotinta, colore degli ombretti, ecc. Un passo importante prima di procedere agli acquisti. Non ho molto tempo libero dal lavoro ma la sera mi fermo volentieri anche fino a tardi, se serve. Quando è arrivata lei ero già molto stanca - erano passate da un pezzo le 21:00 - e contavo di finire abbastanza velocemente. Ci siamo prese un caffè d'orzo e abbiamo tirato fuori il beauty, ma Domitilla era distratta, sembrava vogliosa di parlare d'altro, così l'ho assecondata. E' bastato chiederle com'era andata la giornata per ritrovarmi travolta. Avevo rotto i fragili argini del fiume di lacrime che tratteneva a stento durante le lezioni. Domitilla era vedova da pochi mesi: il marito era morto dopo una lunga malattia dalla quale non aveva voluto farsi curare, nonostante le sue insistenze. Dopo la morte del marito si era ritrovata a gestire l'azienda di famiglia con 18 dipendenti, tutti uomini. Lei, così fragile e disperata, si è rimboccata le maniche, ha calato una maschera di cemento armato, ed è andata avanti. Il suo racconto è proseguito fino a mezzanotte senza interruzioni. Io facevo domande e lei raccontava: presente, passato, ricordi. Tutto si mischiava alle lacrime che scendevano copiose. Ero così cotta che mi era persino passato il sonno. Sapevo che se stava aprendo il suo cuore in quel modo era perché ne aveva bisogno, ed io ero lì per aiutarla. A mezzanotte, mentre l'accompagnavo alla porta, sorrideva imbarazzata. Sì, era molto tardi, ma scherzando le dissi che dopo quella lezione privata avrei preteso da lei molto di più. Chiudo la porta e ho già dimenticato tutto; l'unica cosa che ho in testa è il mio letto!

Il mese scorso arrivo in classe, carica come al solito di pc, trolley, borsa, dispense e fotocopie per le allieve. Mi calo in scrivania e tiro fuori il registro, a occhi bassi, bofonchiando un "buonasera a tutte, chi mi va a prendere un caffè?". Sento ridacchiare e alzo lo sguardo. Chiedo se ci sono assenti e per tutta risposta mi sento alle spalle: "Non dici niente del mio look?" Mi giro di tre quarti e vedo Domitilla. Wow. Resto così, a bocca aperta. Mi sorride, serena. Ha una strana luce negli occhi. E' truccata in modo leggero, sui toni del rosa e indossa un bel tailleur pantalone blu marine ravvivato da una camicetta in seta rosa. Mi complimento con lei e, ovviamente, ironizzo sulla mia innata capacità di trasformare gli anatroccoli in cigni. La classe ride, sono abituate ai miei modi. Sanno che quando le strapazzo lo faccio a fin di bene.

A fine lezione, Domitilla mi aspetta con altre ragazze in corridoio. Sorride e mi ringrazia per quanto ho fatto per lei. Cos'ho fatto? La guardo curiosa. E lei, tranquilla, racconta di quella volta che è venuta nel mio studio e di come, nonostante fossi molto stanca, sia rimasta ad ascoltarla per ore, lasciandola sfogare, come fosse una seduta terapeutica. Quando è uscita dal mio studio, quella sera, si è sentita rinascere. Non ha avuto più bisogno di piangere sui ricordi. Aveva ritrovato se stessa e la voglia di vivere. Ero il "suo angelo", l'avevo aiutata nel momento in cui aveva più bisogno, sicuramente ero stata mandata dal cielo. Mentre parlava, con quel sorriso meraviglioso, pensavo a quanto è bello il mio lavoro di insegnante: non lo cambierei con niente al mondo!

01/05/10

La Jolanda brizzolata

«Ti devo parlare...»
Il tono cospiratore nella voce di Giuliana non promette nulla di buono. Di solito è molto allegro e spensierato; che sarà successo?
«Dimmi cara, sono tutta orecchi.»
«No, non al telefono. E' una cosa delicata. Meglio vederci di persona.»
Ci accordiamo per un incontro a studio, davanti a una tazza fumante di caffè.
«Allora, che succede? Sai che ieri con quella telefonata sibillina mi hai fatto preoccupare? Qualcosa di grave a casa?»
«Nooo. A casa tutto bene...» si affretta a precisare.
Poi, silenzio. Dopo un minuto riprende. «Ti devo parlare di una cosa piuttosto intima, però mi devi promettere di non ridere!
Ha lo sguardo così serio dietro gli occhiali da sole che quasi quasi mi scappa da ridere veramente: e che sarà mai?
«Dai, giuro che non riderò. Allora?»
Ancora una pausa di silenzio.
«Giuly, dai, pare che t'è morto il gatto... che succede?»
«Allora... allora, è una questione delicata e visto che tu sai un sacco di cose, per il tuo lavoro, forse mi puoi aiutare.»
«Hai bisogno di una consulenza?» chiedo impaziente.
«Diciamo che ho bisogno del tuo parere professionale.»
«Ok. Spara!»
Sono incuriosita; ci conosciamo da un po' ma è la prima volta che mi chiede consiglio.
«E' normale che... mannaggia non so come dirtelo.» Si guarda intorno. «Sta cosa m'imbarazza. Insomma, per farla breve, stamattina ho scoperto che sotto... mi sono spuntati dei peli grigi. Molto grossi.» E mentre lo dice abbassa lo sguardo amiccando sul ventre.
«Aspetta un attimo, sotto... dove?»
«Eh, sotto... nella Jolanda. Nelle parti intime! Ecco.
Sento una contrazione sussultoria al diaframma, annuncio di una risata che sta per nascere e che reprimo a fatica.
«Giuliana, mi stai dicendo che hai la topa brizzolata?»
«Mannaggia, abbassa la voce.» Mi intima con un gesto della mano.
«E chi vuoi che ci senta? Siamo solo tu ed io in studio. Oddio...» Sento che non riesco più a controllarmi.
«Gin! Hai promesso di non ridere!»
«Sì. E' vero, è vero.» La situazione è comica. «Ma non mi era mai capitato... voglio dire, non è che le persone che vengono da me fanno questo genere di confidenze.»
«Ok, ma secondo te, è normale? Si può fare qualcosa? »
«Che intendi dire? Ma certo che è normale. Voglio dire, così come i capelli, anche i peli prima o poi diventano grigi, no? E' la natura!»
«Sì, vabbè. Natura o non natura, io così non ci resto.» Afferma risoluta.
«Ma lui se n'è accorto?»
«Chi? Enrico? No, vabbè, lui non si accorge mai di niente.»
«E allora? Che te ne frega dei peli grigi. Tienila curata e vedrai che tutto si sistema.
«Infatti, era questo che ti volevo chiedere: tu che sai tutto, c'è un prodotto, qualcosa per togliere il grigio?»
«Vuoi fare la tinta alla topa?» Il controllo al diaframma cede e scoppio in una risata fragorosa che contagia anche Giuliana. «No, i colpi di sole! Mannaggia, lo sapevo... mo' finisco sul giornale!»
Dopo qualche minuto fra risate e lacrime con qualche soffiata di naso, l'imbarazzo si toglie definitivamente di torno.
«Okay, Gin. Torniamo serie. A me sta cosa di aver la topa brizzolata non va' giù. Che posso fare?»
«Ehm,» mi schiarisco la gola dandomi un contegno professionale (a stento). «L'unica cosa che ti posso consigliare è di tenerla curata. Le dai una tosata di tanto in tanto, come si fa con i giardini.»
Giuliana strabuzza gli occhi. «Cioè?»
Insisto. «Cioè la tieni tagliata corta, vedrai che i peli grigi non si vedranno. E togliti dalla testa di far cavolate. Niente tinta. Meglio piuttosto un bell'impacco di olio di mandorle dolci di tanto in tanto per tenerla morbida. Eppoi, cerca di cogliere il lato positivo della faccenda.»
«Il lato positivo, dici? E qual'è?»
«Una topa brizzolata è affascinante, trasmette saggezza, esperienza...»
«Come no? Sai che ti dico? Altro che saggezza! Stasera prendo Enrico e lo metto sotto.»
«Ecco brava, hai già capito. Per combattere lo spauracchio della pensione è meglio metterla subito a fare gli straordinari!»

Commenti:


02 Maggio 2010 - 14:57
 
Non l'ho ancora mai vista una cosa così, e a dire il vero non ci tengo mica tanto... non sono preparato Io non sono un amante della rasatura integrale, ma se a Giuliana dà fastidio il grigiore (il che è comprensibile), magari potrebbe considerare anche l'opzione PP (pelapatate). Sarebbe anche una botta di modernità, almeno se si considera YouPorn come arbiter intimae elegantiae. Che ne dice Giuliana? juanriccio
 
03 Maggio 2010 - 09:01
 

@juanriccio
Ti posso assicurare che Giuly da napoletana verace ama il pelo, quindi niente pelapatate :-)) che poi, francamente, può andar bene una volta ma a te non sembra che una Jolanda "imberbe" e implume dia adito a pensieri distorti?


04 Maggio 2010 - 10:34
 
Ah - napoletana? Bene, bene. La verità propio, a me la PP non piace. Mi fa un po' impressione e mi scatta il senso del tabù pedofilo. Però amo il pelo molto rado e curato, portato soltanto sul pube e non sul macchinario propriamente detto - in altre parole: più che il sacro cespuglio, un simulacro simbolico, estetizzato e consapevole. L'idea che la persona di fronte a me abbia dedicato attenzione alla faccenda, prefigurando l'incontro intimo mentre si acconciava come si farebbe per i capelli, è per me un eccitante afrodisiaco mentale; un po' come la tipa senza mutandine, ma molto più igienico. juanriccio 
 
4 Maggio 2010 - 13:31
 
Ma non c'è più nessuno, uomo o donna che sia, che si accetta cosi come il tempo lo trasorma? Vivaddio, occorre certo avere cura di sè, tenersi in discreta forma, ma se qualche o più di qualche capello o pelo grigio spunta non facciamone un dramma. godiamoci la vita e la Jolanda o il Walter così come sono senza patemi d'animo, consideriamo le nostre rughette e i capelli e peli grigi come medaglie guadanate sul campo di battaglia della vita. un saluto. Paolo
 
04 Maggio 2010 - 13:32
 
questo post mi ricorda una puntata di sex and the city dove Samantha aveva dovuto fronteggiare lo stesso inconveniente e aveva provato con una tinta con risultati a dir poco comici. io penso che tu le abbia dato il consiglio giusto e tra l'altro è un modo per accettare il naturale corso del tempo senza dover sempre e per forza ringiovanirsi a tutti i costi. Poi dai commenti degli uomini mi pare di capire che si concentrino principalmente su altro, ma anche se si focalizzassero su questo, non penso che andando con una donna che non ha più vent'anni si aspettino un corpo da ventenne. ecco, quello sì che sarebbe strano.. ciao Gin! Sary80

06 Maggio 2010 - 21:49
 
Simpatico questo post! Se può interessare ho qualche pelo bianco anch'io, ma la cosa non mi sconvolge affatto! saluti a tuttti!!!!!!!!!!!!! Merlino55

28/04/10

Progetti

Il concerto di Musicassieme 2010 del 17 aprile u.s. ha portato interessanti novità. Non solo perché ho ritrovato con piacere una collega dalla voce splendida - Barbara Errico - che mi ha trasmesso emozioni incredibili, ma soprattutto perché il nostro incontro ha innescato una bomba creativa tipica degli artisti molto "ferventi". Barbara è un vulcano di idee, con diversi progetti artistici all'attivo (pensate un po', ed io che credevo d'esser una mosca rara...) e quando abbiamo iniziato a raccontarci i reciproci impegni, i pensieri si sono fusi. Quello che ci accomuna è la voglia di formare, comunicare, trasmettere ai giovani ciò che negli anni abbiamo imparato. Entrambe amiamo insegnare e lo facciamo con grande entusiasmo e positività. Ma crediamo anche nell'unione dei talenti e delle forze, soprattutto femminili. Le "due chiacchiere" davanti a un caffè sono diventate presto una fitta conversazione che, presa carta e penna, si è tramutata in: facciamolo! E perché no? E così è nata la mia partecipazione al 2° workshop "Laboratorio della voce" che si terrà nell'ambito di Udin&Jazz, il 25, 26 e 27 giugno. Insieme a Barbara anche Franca Drioli e Daniela Zorzini. Se avete un po' di pazienza... presto vi darò tutte le informazioni sul programma e se volete, cioè se siete cantanti e volete approfondire la tecnica, anche le istruzioni per partecipare al seminario.

16/04/10

Dedizione al lavoro

«Tua madre mi nasconde le chiavi della moto.»
Così mi ha sussurrato papà quando sono andata a trovarlo per una rapida visita pomeridiana "mordi e fuggi". Con stupore ho girato la testa cercando lo sguardo di mia madre e lei con un sorrisetto ha mosso le labbra in silenzio:  «...crede d'esser tornato giovane!»
Porca paletta! La moto? Chi sapeva niente di questa moto... E adesso, che gli dico? Prendo tempo.
«Fa freddo per andare in moto, papà. Verranno giorni più caldi... uscirete un'altra volta.»
E lui, insistendo: «Dì a tua madre che tiri fuori le chiavi! Me le nasconde.»
«Va bene, ma sappi che senza casco non si va da nessuna parte. La mamma deve comprarne uno nuovo; domani la porto fuori e andiamo a sceglierlo. Va bene?»
Pare d'accordo e si tranquillizza. Meno male. Sta cosa della moto mi ha presa alla sprovvista. Non ho ricordi al proposito. Papà doveva esser molto giovane, probabilmente non era ancora sposato con mamma... Curioso come con l'avanzare dell'età affiorino i ricordi più lontani.

Mi guarda fisso. E' più sveglio del solito: significa che sta meglio. Ha preso un po' di peso e ha un colorito più sano di quando stava in ospedale. Mi avvicino per raccontargli un po' della mia giornata; ho intenzione di fargli vedere sul cellulare gli ultimi acquisti che ho fatto con il maritozzo: i quadri del soggiorno. Erano 9 anni che aspettavamo l'ispirazione e la settimana scorsa, finalmente, è venuta. Lui osserva attento, pare interessato, ma a un tratto mi sussurra una frase che mi spiazza: «Mi manca il lavoro.» Me lo dice con tono supplichevole, come un bambino che vuole la cioccolata. Uguale, uguale. E me lo ripete anche: «Mi manca il lavoro.» Lì, per lì, mi esce una battuta: «A me no. Vuoi un po' del mio?» Ma lui non si scoraggia e fa segno di sì con la testa. Per papà il lavoro è sempre stato importante; più importante di tutto, anche della famiglia. Amava così tanto quello che faceva da far passare tutto in secondo piano. Mamma ovviamente ne ha sofferto, ma con il passare del tempo se n'è fatta una ragione. Per noi figlie invece... Papà non c'era. Punto. E quando c'era non bisognava disturbarlo. Per nessun motivo.

Questi pensieri mi colpiscono con forza: ed io, come sono? Sono diventata come lui? Anch'io amo il mio lavoro. Lo amo così tanto che non mi pesa fare gli "straordinari". Ma non trascuro mio marito. E non solo perché lavoriamo insieme, ma soprattutto perché condividiamo ideali, scelte e passioni. E facciamo tutto insieme. Sempre.

«Papà, sai come si dice? C'è un tempo per lavorare e un tempo per riposare...» Forse questa gli basta.
Ma lui è già pronto per la risposta: «Questo non è riposo.»
No, è vero. Non lo è.

15/04/10

Il portamento femminile

Uno degli elementi fondamentali dell'immagine è il portamento, che se non è elegante e sicuro compromette la "prima impressione" e rende sciatto anche l'abito più bello del mondo! Una bella postura con mento alto, spalle dritte e andatura disinvolta, comunica agli altri quanto crediamo in noi stessi e quanto ci sentiamo sicuri. Ma per arrivare a questo traguardo bisogna conoscere l'impostazione corretta attiva del corpo, cioè i punti su cui lavorare e, ovviamente, fare parecchio esercizio! Iniziamo quindi con l’impostazione di base del corpo partendo dall'alto, cioè dalla testa.  Mettetevi davanti ad uno specchio e controllate la vostra postura.

La testa ha 2 punti di controllo: la posizione del mento, che dev'essere ad angolo retto - cioè 90° - rispetto al collo e l'allungamento verso l'alto. Che cosa significa? Immaginate di avere una fune agganciata al centro della testa che vi tira verso l'alto. Questa fune vi costringerà a stirare la vostra colonna vertebrale verso l'alto allungando di un centimetro o due la vostra figura (la crescita in centimetri dipenderà da quanto state normalmente curve). Il mento ad angolo retto, invece, porterà lo sguardo dritto davanti a voi a comunicare sicurezza ed eleganza.

Le spalle devono stare rilassate e diritte, cioè in asse con il resto del corpo. Questo significa che non devono spingere in fuori le scapole (donne, niente posizioni a gallinella) e nemmeno stare curve in avanti. Per ottenere questa posizione allungate le braccia lungo il corpo e spingete le mani in basso, verso il pavimento. Dovete sentire una leggera tensione.

Veniamo adesso alla posizione corretta del seno e dello sterno. Avete presente il punto dove si allaccia il reggiseno? Quello è un punto importante per "sentire" con il vostro corpo se siete  diritte. Immaginate che quel punto sia collegato, orizzontalmente, allo sterno, esattamente al centro del vostro seno. Adesso inclinate verso l'alto (di un centimetro) il vostro seno. Dovete sentire una leggera tensione proprio nel punto dove si aggancia il reggiseno. Mi raccomando però, la tensione dovrà essere leggera, non dolorosa! Facendo questo esercizio "dovrete dimostrare d'essere orgogliose della vostra femminilità, anche se avete i seni piccoli. L'importante è che non stiano lì tristi, ma che si ergano al cielo!"

Dal petto scendiamo ancora e passiamo agli addominali che non devono essere rilassati e abbandonati a se stessi, ma stare contratti. Quindi la pancia non dovrà mai sporgere in fuori ma piuttosto stare "in dentro". Questa posizione costringerà il bacino (e il vostro sedere) a stare in asse rispetto al corpo e a portare il baricentro nella posizione corretta. 

Affrontiamo adesso la camminata. Ciascuno di noi si contraddistingue per una camminata dallo stile particolare. La cadenza e la lunghezza del passo, il movimento delle braccia, il modo di appoggiare i piedi a terra rivelano il nostro stato d'animo e la nostra personalità. Spesso, se siamo tristi, camminiamo lentamente trascinando i piedi e portando lo sguardo verso il basso. Mentre quando siamo felici, camminiamo con allegria, in modo fluido, tenendo il mento alto. Nel portamento corretto, le gambe e le ginocchia dovranno sempre stare stese. Molte donne camminano tenendo le ginocchia piegate perché non sono capaci di stare sui tacchi alti. Ma così facendo, oltre ad affaticare la schiena, risultano goffe e sgraziate! Ricordate che la deambulazione, cioè il moviemento della gamba, è così segmentata: prima si appoggia il tacco, poi la pianta e poi la punta della scarpa. Mai viceversa! Per chi di voi avesse problemi a camminare con i tacchi, suggerisco questi due semplici esercizi da fare quotidianamente:

- camminare scalze in punta dei piedi, per circa 10 minuti al giorno, senza appoggiare i talloni;

- in posizione eretta, piedi uniti e braccia lungo il corpo, alzatevi in punta di piedi alzando bene i talloni, ritornando poi lentamente alla posizione di partenza. L’esercizio completo è costituito da 3 serie di 10 estensioni, intervallate da 30 secondi di riposo tra una serie e l’altra. Questo movimento tonifica i muscoli del polpaccio e delle cosce permettendo un maggior equilibrio sui tacchi.

E le braccia cosa fanno? Accompagnano il movimento. Partiamo dal fatto che le braccia sono decisamente importati in quanto ci bilanciano ed è grazie a loro che riusciamo a conferire al nostro passo una cadenza ritmata. Generalmente il braccio sinistro si muove in avanti insieme alla gamba destra e viceversa.

Come stare ferme con eleganza? Quando stiamo fermi solitamente bilanciamo il peso del corpo fra un piede e l'altro, oppure teniamo le gambe divaricate e portiamo il peso centrale. Quest'ultima posizione non è molto elegante e soprattutto non è femminile in quanto comunica "forza e imposizione", caratteri decisamente maschili Tanto per capirci, avete presente la tipica postura del Duce?  Gambe larghe e mani sui fianchi. Bene. La posizione ideale per essere eleganti è questa: unire i piedi, portare il peso del corpo tutto su un piede - compensando con l'anca che uscirà dalla linea retta del corpo formando una S - e portare la caviglia del piede della gamba senza peso vicino alla caviglia dell'altra. Per fare questo dovrete piegare il ginocchio della gamba senza peso portandolo quasi a coprire il ginocchio della gamba che porta il peso. Difficile, lo so, viene meglio dal vivo. Per intenderci è la classica posizione delle Miss quando si mettono in posa... Quella che vi ho illustrato è un postura che sembra facile da assumere, invece è piuttosto faticosa. Soprattutto da mantenere. E' naturale, quindi, alternare anche qui il peso da un piede all'altro. Tutto chiaro?




13/04/10

Musicassieme 2010 - canzoni a passo di cuore

Spettacolo e beneficenza: un binomio che ha prodotto sempre buoni risultati. Almeno a giudicare dalla risposta del pubblico che, oltre a partecipare con entusiasmo a concerti e serate, continua a sostenere meritorie iniziative di volontariato. Senza correre a quelli che sono veri e propri eventi mediat...ici come il “Pavarotti & friends” o il “Telethon”, anche in Friuli, si può abbinare, nella stessa serata, divertimento e generosità.

E’ il caso di “Musicassieme”, la serata-concerto che si svolgerà sabato 17 Aprile 2010 con inizio alle ore 20.45 presso l’auditorium comunale di Feletto Umberto, durante la quale si raccoglieranno fondi a favore dell’A.G.M.E.N. F.V.G. L’idea, spiega Andrea Taurino, organizzatore della serata, è nata otto anni fa, come un modo per ricordare mio padre musicista. Nel 2002 assieme a Giovanni Salvador, abbiamo realizzato il primo “Musicassieme” che ha riscosso un ottimo successo, sia per l’affluenza di pubblico, sia per la cifra che siamo riusciti a raccogliere per l’Associazione dei Genitori dei Malati Emopatici e Neoplastici dell’ Ospedale Infantile Burlo Garofolo di Trieste. Proprio per questo assieme al CEDIM di Gonars, all’Associazione Culturale Fotografica Immagine Latente di Cervignano, e grazie all’aiuto di tutta l’associazione Officina Del Suono, si è deciso di riproporre l’iniziativa, grazie al contributo dell’amministrazione comunale di Tavagnacco, senza il cui sostegno e patrocinio, non sarebbe stato possibile realizzare nulla. Rispetto all’anno scorso cui è stato dato spazio al rock’n’roll dell’inossidabile Beppe Lentini, l’edizione 2010 porterà sostanziali novità, con la presenza della splendida voce di Barbara Errico e del cantautore Francesco Ursino, accompagnati da un gruppo di validi ed apprezzati musicisti :Enzo Di Giusto alle tastiere, Alessandro Morassutti alla chitarra, Maurizio De Marchi al contrabasso, Ivan-Ordiner alle percussioni, Lucia Conflero al violino ed Elisa D'Agostini alla viola. L'ensamble proporra' un'omaggio ai cantautori italiani. La manifestazione che ha come sottotitolo “Canzoni a passo di cuore – Songs at heart’s pace” prenderà il via con le allieve della scuola di canto coordinata dall’insegnante Barbara Errico del Centro ArteMusica di Campoformido e vedrà protagoniste: Sarah, Federica, Nicole, Linda, Alessia, Zuleika ed Elisa che alternandosi sul palco, riproporranno un omaggio alle cantautrici della musica internazionale. Lo spettacolo sarà presentato da Paola Benini e allietato da alcuni momenti di magia ed illusionismo del mago Morgan.
Io ci sarò, e voi?

08/04/10

Trench, un classico del guardaroba


Il trench è un capospalla classico del guardaroba: non passa mai di moda ed è adatto a qualsiasi età. E' perfetto per la primavera e per le stagioni di mezzo, in cui c'è ancora necessita di coprirsi dal freddo e dall'umidità. A seconda del tipo di tessuto e della pesantezza è chiamato anche soprabito (gabardine di cotone foderato), impermeabile (gabardine misto trattato antipioggia, con o senza fodera) oppure spolverino (tessuti leggeri di seta o cotone, sfoderati). 
Il modello classico - molto glamour - ha l'allacciatura doppiopetto, le spalline (avete presente i vecchi cappotti dei militari inglesi?), il sottogola e la cintura con la fibbia. Si indossa sopra la giacca - occhio quindi all'ampiezza del giromanica, che dev'essere largo e alla fodera interna perché se non c'è il tessuto fa attrito con la giacca  - sopra un pullover o un abito.

Esiste in diverse varianti di colori da quelli classici a quelli più trendy, ma se volete andare sul sicuro con una tinta che si accosti a tutto, puntate su beige e blue navy: il primo dà luce alla carnagione, il secondo (nella foto in basso un modello di Diffusione Tessile) sta bene a tutte: bionde, castane, more e rosse. Se invece siete delle "black victim", puntate su un colore che stacchi, acceso e brillante (siamo o non siamo in primavera?) come il rosa (nella foto in alto), il rosso o il verde smeraldo.



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