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01/03/10

Arrivederci Carlo!

E' un momento difficile...

E mentre sabato mio padre rientrava a casa, io accompagnavo un amico nel suo ultimo viaggio.
Carlo era un ragazzo genuino, di quelli di una volta. Dico era perché è morto il 18 febbraio scorso. Aveva 35 anni e come tutti i ragazzi amava la vita. L'avevo conosciuto andando a ballare, frequentando gli stessi ambienti, le stesse persone. Anche lui, come me, era un cialtrone salsero: amava la musica cubana, la salsa e tutto ciò che girava intorno a quel mondo. Aveva un carattere riservato e sensibile ma anche scanzonato e acuto nelle sue riflessioni ad alta voce. Mi aveva colpito subito per quello strano pallore che aveva sempre in volto e per quel non stare troppo bene che alternava a momenti di grande vitalità ed energia. All'inizio pensavo fossero problemi di alimentazione e abbiamo iniziato a parlare scambiandoci pareri su esami fatti o da fare. Poi ho capito che doveva esserci dell'altro... Ma rispettavo il suo riserbo, in attesa di un cenno. Non amo invadere gli spazi altrui, però se serve... ci sono.

All'improvviso, lo scorso ottobre l'ho visto male e ho inziato a pensare al peggio. Anni fa persi un amico per una leucemia fulminante e vedere Carlo così smagrito e pallido mi ha fatto venire in mente brutti ricordi. Poi, più niente, sparito, fino a quella frase detta da un comune amico, il 31 dicembre, al momento del brindisi di fine anno: "un pensiero al nostro amico Carlo...", seguito da un applauso di tutti i presenti. Carlo, Carlo, il pensiero mi tormentava ma nessuno diceva nulla, non arrivavano notizie. Fino a quella sera in cui aprendo il suo profilo su Facebook ho notato qualcosa di strano. Non so dirvi cosa ma era una sensazione forte, tanto forte da farmi prendere in mano il telefono e chiamare una comune amica. In pochi minuti ho saputo la verità: Carlo aveva un tumore e nessuna speranza di sopravvivere. Glielo aveva detto pochi giorni prima direttamente il primario dell'ospedale dov'era ricoverato. Il mio cuore si è fermato.

Perché? La prima domanda affiorata alla ragione. Dio, dimmi perché? E' giovane, ha ancora tante cose da fare... Perché? Eppoi, il sopravvento: come starei io se fossi al suo posto? Come reagirei? Le risposte mi rimbombavano in testa. Stupore, incredulità, rabbia, paura. Una marea di emozioni contrastanti sono affiorate insieme all'istinto di andare da lui. Subito. Mentre guidavo in direzione dell'ospedale pensavo a cosa avrei potuto dirgli. Cosa si può dire a un ragazzo che muore? Parole banali, probabilmente inutili. Così ho iniziato a pregare, chiedendo la forza per sostenerlo, le parole giuste per aiutarlo. O Dio aiutami, usami tu perché io non sono nulla...

Ero preparata a quello che avrei trovato ma quando sono entrata in quella stanza, varcata la soglia, è scesa dentro me una calma innaturale. Gli ho detto semplicemente:
«Sorpreso che sono venuta a trovarti?»
Lui ha spalancato gli occhi azzurri, grandi nel volto scavato: «No, mi avevano detto che saresti venuta.»
Mi sono seduta accanto al letto, gli ho preso la mano in silenzio, in attesa. E lui ha iniziato a parlare a fatica, raccontando tutto dall'inizio. Di quando gli avevano diagnosticato il tumore, di come avesse paura a raccontarlo agli amici perché temeva la loro reazione. Ecco perché non me l'aveva detto, ma non c'era nulla di che giustificarsi. Di come aveva affrontato la prima operazione, poi la chemio, di come i medici gli avessero detto che era guarito, non c'era più nulla da temere, e invece, eccolo qui ancora a combattere.
«E' un melanoma, sai?» Mi ha detto con forza. Ho annuito muta. Non volevo dire nulla, non volevo fermare quel fiume in piena, quel ragazzo che soffriva e aveva bisogno di condividere il suo dolore. Sentivo la rabbia, la disperazione, anche se le parole erano morbide.
«Sai cos'ho imparato stando qui, in questa stanza? Che la vita è bella e preziosa. E non voglio smettere di lottare. Anche se mi hanno detto che non c'è speranza.»
«Chi te l'ha detto?»
«Il primario. Mi ha detto che non c'è più niente da fare... ma io non smetto di combattere.»
«E fai bene. Nessuno può sapere di preciso... anche i medici spesso sbagliano. E la speranza non te la può togliere nessuno.»
«E' vero... Sai, non importa se uscendo da qui non sarà più come prima... se non potrò più ballare, fare le cose che facevo, pazienza. E così bella la vita lo stesso! In semplicità, senza grandi cose: una pizza con gli amici, quattro chiacchiere in compagnia. Niente di più.»
Sì, è vero. E' così bella la vita.... pensavo, mentre le sue parole cambiavano tono, facevano progetti, ricordando le serate trascorse insieme, la musica, gli amici. Tante parole dette in quelle poche ore, ma ognuna scolpita a fuoco nel mio cuore.

Poi è venuto il momento del congedo. Avevo per lui un dono speciale ma non sapevo se l'avrebbe gradito. Così, con semplicità, guardando i pupazzi sparsi per la stanza che gli amici gli avevano portato ho detto con un filo di voce: «Ho qualcosa per te. E' un dono speciale. Non ti conosco così bene da sapere se credi in qualcosa o in qualcuno... ma io ci provo lo stesso. Stamattina aprendo un cassetto prima di venire da te - un cassetto che apro ogni giorno - mi è venuta in mano questa. E' la medaglia miracolosa dedicata alla Madre di tutti; ha portato grandi gioie nella mia vita e alla mia famiglia e oggi lo dono a te, perché so che a te è destinata. Quando hai paura, ti senti perso, quando non sai più a cosa aggrapparti, aggrappati a Lei. Chiamala in tuo soccorso e vedrai che non ti lascerà solo.» Lui ha guardato la medaglietta nelle mie mani, poi ha guardato me e tirandosi su con una forza che pensavo non avesse mi ha abbracciata dicendo in un sussurro: «Però a volte mi arrabbio e dico brutte cose...» Gli ho sorriso. «Non ti preoccupare, una mamma ama sempre i suoi figli, anche quando si arrabbiano e sono cattivi.» Mi ha stretta forte ringraziandomi e mentre me ne andavo sentivo i suoi occhi addosso: «Tornerò presto Carlo. Verrò a raccontarti la storia della medaglietta.» Invece sono passati i giorni, ho preso l'influenza e non potevo assolutamente portare il virus in ospedale. Di lì a pochi giorni mio padre si è aggravato, l'hanno ricoverato in ospedale ed è arrivata un'altra telefonata: Carlo ha tre giorni di vita...

Ed io ho mollato tutto, lavoro, famiglia e impegni e sono corsa da lui, per dargli l'ultimo saluto. Frastornata dal dolore per lui e per la sua famiglia che ancora non conoscevo ma che presto avrei incontrato. Quando sono entrata in quella stanza silenziosa, rotta solo dal suo singhiozzare convulso, sono svanite tutte le buone intenzioni. Ero lì, nuda di fronte alla morte e non sapevo cosa fare, come aiutare quella famiglia straziata che stava lì accanto al suo capezzale, in attesa. Ho pregato in silenzio, ho condiviso le lacrime, ho cercato di dare  conforto; ma è possibile confortare una madre, un padre, che vedono morire anzitempo un figlio? Ero lì e mi facevo mille domande mentre Carlo apriva e richiudeva gli occhi. Era cosciente? Sì, lo era. Era presente e abbastanza lucido, nonostante la morfina. O Dio, ti prego, prendilo presto fra le tue braccia, non farlo soffrire così tanto. Dev'essere terribile sapere d'essere vicini alla fine. Perché lui sapeva, ne sono certa.

D'un tratto ho sentito una voce maschile nel corridoio; era il prete. Ho trattenuto il respiro. Carlo l'ha sentito entrare, lo conosceva ed ha aperto gli occhi. Ha fatto un cenno di diniego quando gli è stato chiesto se soffriva, se sentiva dolore. Sembrava sopito, ma a tratti era vigile. Il sacerdote gli ha chiesto se voleva pregare con noi e lui subito ha congiunto le mani. Lì ho capito. E nel mio cuore è scesa tanta pace mista a dolore. Stavo perdendo un amico terreno ma sapevo che moriva sereno. La medaglietta aveva lasciato un segno anche questa volta. Più tardi, mentre me ne stavo andando in punta di piedi Carlo ha spalancato i suoi occhi azzurri. E mi ha detto cose che solo il linguaggio del cuore conosce. Arrivederci amico mio. Mentre guidavo verso casa ho messo la "sua" musica a palla e ho pianto tutte le lacrime che avevo.

Questo post è dedicato a tutti gli amici di Facebook, di cui molti ancora non sanno cos'è successo; agli amici salseri che leggono il mio blog e a tutti i cialtroni che come me gli volevano bene.




Commenti:





02 Marzo 2010 - 09:45
 
Arrivederci amico mio, resta di te il ricordo di una bellissima salsa insieme.


02 Marzo 2010 - 11:41
 
So quello che provi, ho perso mia sorella per melanoma. Sei una persona forte lo si capisce da come scrivi e presto supererai il dolore... ti abbraccio Giusy

02 Marzo 2010 - 12:19
 
Ciao Gin, grazie.
non riesco ad aggiungere altro... cs


02 Marzo 2010 - 21:44
 
anch'io ho perso qualcuno...
e dovrei avere le parole...
invece non le ho.

ti giuro che ancora non le ho...
(un abbraccio) Violapensiero


03 Marzo 2010 - 12:02
 

Ciao Carlo, amico mio, ora balli nei cieli la musica più bella.


03 Marzo 2010 - 12:30
 
Aggiungo queste considerazioni, a mente fredda dopo i dolorosi eventi ma "a caldo" dopo aver letto il blog.
Quando sono andato a trovarlo, più o meno una settimana prima che ci lasciasse, era in camera da solo, luci basse e porta chiusa, rannicchiato su un fianco. Ho visto in lui una rassegnazione di facciata che mascherava una gran rabbia perchè, penso io, sentiva che gli era stato tolto qualcosa di molto importante: la famiglia, gli amici, il ballo. Cose per cui vale la pena vivere e che "danno vita agli anni". Ho cercato di non farmi vedere abbattuto, di condividere un po' di forza d'animo con lui, ma è stato il contrario: lui mi dato i motivi per riprendere a ballare con l'entusiasmo, l'impegno, la curiosità, l'energia e la costanza di quando ho cominciato. Spero di non deluderlo ...
Quando l'ho salutato, nonostante non avesse ormai molte forze in corpo, si è sollevato quasi a sedere e mi ha dato una stretta di mano così forte e calorosa che è stato davvero difficile non mettersi a piangere davanti a lui. Uscendo dall'ospedale ho infilato gli occhiali da sole, nonostante fosse buio, e chiuso il giubbotto: anche se nei corridoi c'era un caldo insopportabile, sentivo freddo dentro. Durante i viaggi di ritorno, dall'ospedale e dal funerale, ho cercato rifugio nella musica che lui tanto amava, come hai fatto tu. Ciao Carlo.


03 Marzo 2010 - 18:50
 
Ciao Gin...ti ringrazio di questo bellissimo scritto...mi ha fatto piangere come in quei giorni. Ero li negli ultimi istanti e non so ancora il perche mi ha ritenuto degno di esserci..lo conoscevo da così poco...ma gia sapevo che stavo perdendo una gran persona..un grande Amico. Non vorrei dire altro per non sembrare retorico...un saluto a Te Carlo e veglia su di noi !! G.


05 Marzo 2010 - 17:16
 
Inutile ringraziarti Gin...... perchè sai bene che GRAZIE è dire poco.... Anche io e lo sai...ero lì.....gli ho tenuto la mano...sperando di riuscire a trovare nel mio cuore le parole che solo lui avrebbe dovuto recepire..... nel suo ultimo momento...terreno.... ero lì quando ha lasciato un silenzio assordante..... MA.... è stato importante poterci essere... Carlo me l'ha permesso..... e di questo potrei continuare a ringraziarlo in eterno.....
Ora ogni volta che ballo....e ballerò......lo ritroverò al centro della pista.... con quelle sue movenze....e quel sorriso BUONO.......
Il mio Cricet Man vive in me....e così sarà per sempre..........
Ciao carlo.
T.


06 Marzo 2010 - 09:14
 
Bravissima, la tua delicata penna è giunta al mio cuore! Sai cara quella medaglietta io ce l'ho sempre con me, la Madonna miracolosa è una madre amorevole e compie miracoli, come la conversione di Alfonso Ratisbonne. Il tuo amico è morto fra le braccia di Maria e lo deve a te, Carlo è in paradiso ed ora è il tuo angelo custode. Noi non possiamo comprendere il disegno divino, ma secondo me, chi muore prematuramente è stato risparmaito a grandi sofferenze che avrebbe avuto in terra. Tu hai consentito il passaggio di Carlo con gioia, attraverso la Madre celeste.
Buona giornata, cara.
una carezza al tuo cuore.
annamaria* 


16 Marzo 2011 - 11:42
 
ciao
e grazie per aver scritto questo post per ricordare il buon Carlo, ormai è passato già un anno e molti di noi sentono sempre la sua mancanza, ed ogni volta che ci riuniamo, sembra strano a dirlo, ma sentiamo la sua presenza e la sua energia, è volato in cielo ma allo stesso tempo voglio pensare che ogni volta che vado a ballare  lui è li con noi a ridere, scherzare e ballare come facevamo un tempo.
Ciao Carlo

28/02/10

E' un momento difficile...

... che dura dal 12 febbraio scorso: venerdì.
Mio padre è stato ricoverato d'urgenza in ospedale. Gli era salita improvvisamente la febbre e comparsa una tosse fastidiosa. Dopo il ricovero dello scorso ottobre - di cui ho già scritto - si temeva un nuovo focolaio. Eppoi, negli ultimi giorni mangiava pochissimo e beveva ancor meno. Un rapido consulto con il medico e poi la mia decisione di ricoverarlo immediatamente. Mia madre ha una forte idiosincrasia verso le strutture ospedaliere; come sente la parola ricovero il suo cervello si rifiuta di collaborare e minimizza. Dall'altra parte, invece, mia sorella maggiore - che si sente il "capofamiglia" - insisteva per farlo ricoverare ed io in mezzo a decidere fra i due litiganti. Dopo una serie di telefonate e mille discussione (inutili) ho minacciato di portarlo giù di peso!

Trenta minuti dopo l'ambulanza era sotto casa. Mia madre con lo sguardo rassegnato e spaurito è salita in auto e via in pronto soccorso. Due ore dopo papà era già in stanza, con la flebo attaccata, in attesa del medico. Un tempo record per il pronto soccorso di Udine, e forse per tutti. Mentre attendevo cercavo di organizzare la giornata seguente: dovevo annullare le lezioni, ma anche tutti gli appuntamenti e gli impegni lavorativi della settimana. Sentivo che la situazione era seria e guardando mamma così spaurita capivo che avrei dovuto occuparmi anche di lei. Era notte fonda quando finalmente la febbre è scesa e la situazione stabile ci permetteva di rientrare a casa. Così è iniziata.

E il sabato seguente è finita, o almeno credevamo tutti fosse finita. L'ospedale infatti dichiarava che era tutto a posto: nessuna polmonite, polmoni puliti, così come le vie respiratorie. La febbre scesa, l'anemia compensata con una trasfusione (ma perché era anemico nessuno l'ha detto) e di conseguenza lo dimettevano... ma con assistenza infermieristica a domicilio. Già. Perché papà non riesce più a bere normalmente e quindi va fatta la flebo di idratazione a giorni alterni. Tutto bene allora. Forse. Perché io avevo notato una pancia gonfia in modo anomalo e avevo chiesto lumi al dottorino di turno. Dottore cos'ha? Una visita veloce e: Niente... è tutto a posto, stia tranquilla. Ma tanto tranquilla non ero. Papà tornava a casa ma secondo me non era la mossa migliore.

Infatti, venerdì scorso è rientrato.
Ancora con la febbre alta e una pancia così gonfia che sembra di otto mesi.
La giostra ricomincia a girare: ricovero urgente e attesa di una diagnosi. Che questa volta dovranno darmi. Costi quel che costi.

25/02/10

Diorshow e Diorshow Extase


Ricordate il post scritto lo scorso anno sul miglior mascara in commercio? Be' è giunto il momento di fare un aggiornamento. C'è infatti un nuovo prodotto in profumeria che si difende molto bene: è il mascara Diorshow Extase, volumizzante, incurvante, oversize ad alta definizione. Lo sto provando da quattro settimane con notevole soddisfazione. L'effetto volume è buono, riesce davvero a raddoppiare lo spessore delle ciglia - peccato che non sia anche un po' allungante, sarebbe stato perfetto. La pasta è morbida e permette quindi diverse passate prima di indurire. Non so ancora la durata, ma spero sia maggiore rispetto al Diorshow classico che a fatica raggiunge i due mesi (ed è già un traguardo). Il colore? Rigorosamente nero. Prezzo online € 26,00.



Il mascara migliore - 06.01.2009


Mi scrive Michela da Trieste:  "Ciao Gin, tempo fa scrivesti che se avevamo bisogno di chiarimenti potevamo chiedere a te. Il mio dubbio è questo: mi trucco pochissimo, non ho idea di cosa sia una base (cipria e fondotinta non fanno parte del mio beauty) di solito cerco di valorizzare gli occhi... ma avendo avuto grossi problemi di congiuntivite allergica per tutta la stagione dei pollini non mi sono truccata manco quelli. L'altro giorno ho comperato un mascara della Lancome, waterproof, (i pochi mascara che ho comperato erano sempre Lancome o Helena Rubinstein: spettacolari, costosissimi, ma spettacolari) di quelli che infoltiscono, perché portando gli occhiali la commessa mi ha sconsigliato quello allungante. La mia question è: come si stende esattamente il mascara? e soprattutto come si fa a mettere anche sulle ciglia sotto? Io faccio sempre un disastro sotto quindi mi limito alle ciglia superiori. Gin, aiutami tu".

Carissima Michela, il trucco delle ciglia - con il mascara - così come quello delle sopracciglia è un elemento indispensabile e fondamentale per dare "risalto" al make up degli occhi. Puoi rinunciare all'ombretto, puoi rinunciare alla matita, ma non al mascara!

Ma come scegliere il mascara migliore? In base a quali criteri? Innanzitutto è bene sapere che esistono tre tipi di mascara in commercio: automatico, cremoso in tubetto e compatto in tavoletta. Il primo è quello che conosci tu, il classico "rimmel" che usa la stragrande maggioranza delle consumatrici ed è quello di cui parlerò. Il secondo e il terzo sono di uso professionale, quindi destinati a truccatori e visagisti.

Mascara classico o waterproof? A meno che tu non abbia esigenze particolari (sei un tipo emotivo che piange spesso, oppure lavori in piscina entrando e uscendo dall'acqua) ti sconsiglio quello waterproof - resistente all'acqua - perché asciuga e indurisce troppo rapidamente, rendendo difficile la stesura e l'incurvatura delle ciglia. Meglio quindi optare per quello classico e di consistenza cremosa. Qual'è l'effetto che vuoi ottenere? Allungare o infoltire le ciglia? La commessa ti ha consigliato bene. Se porti gli occhiali è preferibile infoltire le ciglia scegliendo un colore scuro e intenso (il nero è l'ideale). La lente, infatti, tende a smorzare anche del 50% il colore e l'intensità del make up! D'altra parte, ciglia troppo allungate potrebbero sbattere sulla lente provocando fastidio. Se invece porti le lenti a contatto tieni presente che il mascara allungante contiene delle microfibre - tipo peluzzi - che si possono staccare e finire sotto le lenti  irritando la cornea. Nel tuo caso, e in presenza di allergia, andrei cauta e ne sceglierei uno ipoallergenico e oftalmologicamente testato.

Quale colore?  Nero oppure marrone scuro (tipo caffè). Il secondo lo consiglio alle bionde naturali tipo Michelle Pfeiffer con carnagione chiara e occhi chiari: azzurri, grigi o verdi. In tutti gli altri casi - comprese le bionde tinte con occhi scuri - nero, nero e ancora nero, sia per il trucco da giorno che per quello da sera. I mascara colorati, viola, verde, o grigio argento, lasciamoli alle riviste di moda o alle passerelle.
Quale scovolino?  Diritto e con una discreta punta, come le tipologie che vedi nell'immagine a fianco. Lo scovolino curvo, dal mio punto di vista, è perfettamente inutile. Per dare forma e incurvare le ciglia ci vuole solo un po' di pazienza e tanta manualità passando il cosmetico tante volte fino ad ottenere il risultato desiderato.
Come si stende?  Rigorosamente sulle ciglia superiori, a menoché non ti piaccia l'effetto "bambola". Ti consiglio di truccare un occhio alla volta tenendo la punta dello scovolino in direzione del naso, sia per l'occhio destro che per quello sinistro. Parti sempre dalla coda dell'occhio - per poi procedere verso il centro - appoggiando lo scovolino alla radice delle ciglia e procedendo con un piccolo movimento a zig-zag sali verso la punta del pelo. Il tempo di "passata" totale per un infoltimento medio è di circa 30 secondi per occhio; ma si può arrivare anche a 1 minuto! E' importante che la radice sia ben truccata e folta, ma per fare questo ci vuole un mascara cremoso da passare e ripassare più volte. L'occhio deve rimanere aperto e guardare verso lo specchio; mentre passi il mascara sulle ciglia dalla radice alle punte, dovrai fare con l'occhio un movimento isometrico verso il basso (forza uguale e contraria) cercando di chiuderlo. E' più facile farlo che dirlo. Così facendo otterrai una stesura uniforme e un effetto naturale di incurvatura. Se noti degli accumuli di mascara non usare il cotton fioc ma la punta dello scovolino per "tirare" il prodotto verso l'alto e separare così le ciglia.

Nota bene  Il mascara dura da tre a sei mesi a seconda della consistenza liquida o cremosa del prodotto (quello cremoso rende meglio ma secca prima). Ogni volta che aprirai il tubetto stantuffando lo scovolino, l'aria provocherà ossidazione e seccherà il mascara. Ricorda quindi di tenerlo sempre ben chiuso e quando è esaurito buttalo. E' sbagliato, oltre che dannoso per la salute dell'occhio, sperare di allungare la vita del mascara aggiungendo dell'acqua!

Se ne acquisti uno cremoso, come ad esempio Diorshow, tieni lo scovolino sempre pulito togliendo eventuali residui prima di richiuderlo. Basterà pulirlo sull'imboccatura del tubetto portando gli eccessi di prodotto verso la punta dello scovolino. In questo modo eviterai che mascara fresco vada a sommarsi a mascara secco (rimasto nella tramatura dello scovolino) creando fastidiosi grumetti sulle ciglia.

Quale marca preferisco? 
Dior - Diorshow; Lancome - Hypnose; Helena Rubinstein - Lash Queen; Yves Saint Laurent - Mascara Volume False Lash Effect Mascara.

Ma tutto è soggettivo. Forse chi legge questo post ne preferisce altri. Sono aperta ai suggerimenti.

19/02/10

Clerici, una bellezza naturale

Una giornalista, durante la trasmissione di Maurizio Costanzo "Sanremo? Parliamone", chiede alla Clerici come mai entri spesso in scena zoppicando. La risposta è semplice: "Non sono capace di camminare con i tacchi! E pensare che mi sono anche fatta modificare le scarpe passando da 15 a 12 cm."

Ok. Permettetemi di restare interdetta di fronte a tale affermazione. E' proprio necessario indossare scarpe disumane e innaturali, rischiando, fra l'altro di rompersi l'osso del collo? Se lo scopo era quello di "slanciarla"... ahimé, dovevano puntare sugli abiti e non sull'altezza delle scarpe. Ma poi, perché snaturare la sua naturale bellezza? Antonella non è né alta né magra, lo sappiamo. Ma è bellissima così, nella sua rotondità di madre. Datele un paio di scarpe dai tacchi normali, che le permettano di camminare in modo elegante e non come una papera grossa e affaticata. Vestitela con abiti giusti, che valorizzano la figura; con tessuti opachi che accarezzano il corpo - non è necessario vestirsi solo di nero, ci sono anche variazioni di blu, verde e rosso che con i suoi colori chiari starebbero divinamente - e non con tessuti sberluccicanti simil carta stagnola che ingrasserebbero anche la Bruni. Cercano di nascondere le braccia con applicazioni che le rendono ancora più voluminose. Perché invece non dotarla di maniche? E le scollature? Con un seno così prorompente gli scolli rotondi non sono certo indicati! Diciamocela tutta: i costumisti e gli stilisti non sono ancora pronti a vestire con dignità ed eleganza una donna Donna come Antonella Clerici. E' più facile vestire un palo della luce, tanto quello è senza curve!

11/02/10

Idratare la pelle

Freddo e burro di Karité

In questi giorni di freddo intenso molti mi scrivono per chiedere consigli sulla cura e protezione della pelle. I frequenti sbalzi di temperatura - vedi  ad esempio il caldo secco degli uffici rapportato al freddo pungente dell'esterno - mettono a dura prova la pelle causando rossori, screpolature e fessurazioni spesso fastidiose. Ma un rimedio c'è e viene dalla natura. Parlo del burro di karité ottenuto dalla pressione a freddo del seme dell'albero di karité. Questo burro, dal quale si estrae l'olio, più leggero ma anche più povero di principi attivi, contiene sostanze preziose per mantenere la pelle compatta ed elastica. Ho scelto per voi il karité de "I Provenzali" perché ha un buon rapporto qualità prezzo. L'olio si assorbe facilmente, ha un buon profumo e può essere usato anche sulle pelli grasse perché, come il burro, non è comedogenico. Ne bastano poche gocce, da sole o sotto la crema, mattina o sera. Le pelli giovani lo useranno quando la pelle è irritata - anche dal sole, quindi è un valido rimedio contro gli eritemi e le scottature - mentre le pelli mature lo possono usare quotidianamente contro l'invecchiamento cutaneo. Il burro è ottimo per ammorbidire le callosità dei piedi, delle mani e dei gomiti; può essere usato come protettivo per le labbra, come impacco rigenerante per la pelle e anche come emolliente prima della rasatura. In piccole dosi va bene anche come maschera nutriente per i capelli da usare preferibilmente sulle lunghezze o anche solo sulle punte. Dopo la doccia dona morbidezza e un effetto vellutato all'epidermide.

Vitamina E in crema

Colgo l'occasione per completare la recensione sul burro di karité segnalandovi un prodotto naturale viso corpo, senza conservanti, coloranti o profumi, che uso ogni volta che la mia pelle fa i capricci a causa delle allergie. Vea Lipogel è una crema-gel contenente olio VEA (tocoferolo, ovvero vitamina E acetato allo stato puro)  ''gelificato'' con sostanze lipofile affini ai lipidi normalmente presenti nello strato corneo dell'epidermide. Insieme all'olio base "Olio Vea" è un ottimo lenitivo del prurito - perfetto in tutti i casi di pelle sensibile e reattiva - cicatrizzante ed elasticizzante - potete usarlo sui capezzoli prima e durante l'allattamento -  utile nei casi di dermatiti atopiche e potente emolliente per le labbra, anche quelle più screpolate. D'inverno potete usarlo al posto del lucidalabbra e avrete una bocca molto glamour! Lo trovate in farmacia. Della stessa linea molto interessanti l'Olio Vea Spray che potete utilizzare come idratante dopo il bagno o la doccia, come dopo sole e anche sui capelli per domare quelli crespi o come protettivo per le lunghezze.

Olio di germe di grano

1L'olio di germe di grano è un principio attivo molto usato in cosmesi perché fonte preziosa di vitamina E, antiossidante per eccellenza. Grazie alle sue proprietà nutrienti ed elasticizzanti è indicato per prevenire e ridurre le smagliature. Fitocose, sempre attento alla bellezza della pelle, ha sfruttato queste proprietà creando una crema per il corpo: crema al germe di grano per smagliature. Me ne sono innamorata all'istante! In verità cercavo una crema corpo che nutrisse in profondità senza ungere e navigando sul loro sito mi sono imbattuta in questo prodotto. L'acquisto è stato fatto d'impulso: l'ho aggiunto a un ordine che stavo facendo più per curiosità che per necessità. Ma quando l'ho provata ho capito subito che era il prodotto giusto. Lascia la pelle morbida come il velluto per giorni e giorni. Non unge, non macchia e il profumo è gradevole. Rapporto qualità prezzo? F-a-v-o-l-o-s-o. Da non perdere!

07/02/10

Conclusioni sulla dieta proteica

E' passato un mese da quando ho iniziato la dieta proteica e devo ammettere d'aver ottenuto buoni risultati. Ho interrotto il racconto diverse settimane fa perché non volevo tediarvi con un "esperimento" che riguardava più il blog di Belle oltre la 46! che questo. Ma so che siete curiose e dopo diverse e-mail in cui mi chiedevate come stava andando, be', ecco qui il risultato: - 4 chili in quattro settimane! Più di quanto avrei immaginato. All'inizio mi ero ripromessa di seguirla solo per 15 giorni, perché temevo di far soffrire troppo i reni, ma dopo aver consultato la nutrizionista e visto che tutto procedeva senza intoppi, ho deciso di continuarla per altre due settimane. Ora sto seguendo la fase di "transizione" che durerà un mese, quanto il periodo della dieta. Questa fase, come dice la dottoressa Marta, serve a reintrodurre gradualmente tutti gli alimenti prima esclusi, e a riattivare il metabolismo per mantenere nel tempo i risultati raggiunti. Quindi, per un po' ancora bustine, ma meno di prima!

Conclusioni finali?
Presto detto. La dieta è "talebana", nel senso che è così rigorosa che basta uno sgarro per vanificare il risultato ottenuto. Ho sofferto per la mancanza di frutta, per l'abolizione dei formaggi e per alcuni gusti un po' troppo sintetici delle bustine che alla fine mi uscivano dagli occhi, ma a parte questo, ho continuato a fare la mia regolare attività fisica - circa 7 ore a settimana - senza perdita di energia o di tono muscolare. Oltre ai chili ho perso anche centimetri sgonfiando in modo evidente la siluette. Ho perso anche una piccola percentuale di massa magra (si è visto nell'esame con l'adipometro) ma era quello che volevo. Le curve? Sempre al loro posto, grazie. Soprattutto il seno che grazie agli esercizi intensivi consigliati dal PT è ancor più tonico di prima. Ma la cosa più sorprendente, sulla quale mi riservo di indagare in maniera più approfondita, è che per tutto il mese in cui ho fatto la dieta e anche ora che sono in transizione non ho mai avuto un attacco di fibromialgia! Sarà un caso? Non credo. Sarà la grande quantità di potassio che ho preso per alleggerire i reni? Forse sì. O forse è il tipo di alimentazione che ha disinfiammato l'organismo. Chissà... Ad ogni modo, appena possibile ne parlerò con Marta, perché se così fosse sarebbe un bell'aiuto per tutti quelli che soffrono di fibro. Non vi pare?

Per tutti coloro che mi hanno chiesto se la consiglio, rispondo: sì, a patto che ci sia la salute e una forte motivazione. Perché senza la vedo dura tirare avanti per 30, 60 o 90 giorni. Eppoi tenete presente il costo, che per qualcuno potrebbe essere vincolante: di questi tempi, una dieta del genere è un bene di lusso! In un mese ho speso circa 400 euro, ai quali vanno aggiunti circa altri 200 per la fase di transizione. E la spesa della settimana non è stata più economica in quanto il maritozzo ha continuato a mangiare come prima - ovviamente - ed io ho acquistato quantità industriali di verdura e di proteine.

Bene, ora anche voi siete in grado di trarre le vostre conclusioni.
Per quanto mi riguarda... come gratifica per i risultati raggiunti dopo tanta "astinenza" ieri mi sono regalata un bel completino color lavanda della Freddy. Così, quando andrò a ballare la salsa potrò sfoggiare la mia linea invidiabile.

La dieta proteica
1° giorno di dieta

2° giorno di dieta
3° giorno di dieta
4° giorno di dieta
Quinto, sesto e settimo giorno
E l'ottavo giorno esultò

03/02/10

La scivolata di Morgan


Ovvero, come rovinarsi l'immagine parlando a vanvera.
Dopo il caso Marrazzo sul quale avevo scritto qui, scoppia una nuova bomba mediatica.

Alla vigilia del Festival di Sanremo Morgan rilascia un'intervista in esclusiva alla rivista Max e si lascia andare a dichiarazioni "poco felici" sull'uso della cocaina come antidepressivo. Risultato? Silurato di brutto. Il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, d'accordo con il direttore generale, Mauro Masi e dopo aver consultato il direttore artistico del Festival, Gianmarco Mazzi, decide di escludere Morgan dal Festival della canzone. E, a parer mio, siamo solo all'inizio. Oggi, nel pomeriggio, durante la trasmissione "Il fatto del giorno" condotta da Monica Setta, assisto al massacro. Nonostante le ripetute dichiarazioni di comprensione degli astanti per il fatto increscioso e l'intervento di Claudia Mori che con intelligenza ha cercato di smorzare i toni, la "macchina dello spettacolo", il "tritacarne", ha iniziato il suo lavoro. Prima ti innalza ai vertici dell'Olimpo e poi ti inabissa negli inferi. Povero Morgan, così preso dall'essere personaggio, trasgressivo e provocatorio, da rimanere vittima di se stesso. Con il suo modo di fare scomodo avrà senz'altro pestato i calli a più di qualcuno negli anni, che adesso godrà nel vederlo cadere. Sono convinta che durante l'intervista abbia parlato come al solito a sproposito, senza tener conto delle eventuali conseguenze. Finora gli era andata sempre dritta ma... come succede spesso a chi sta in alto, basta un attimo di distrazione e precipiti a terra. Staremo a vedere le ripercussioni su X Factor, che certamente non si faranno attendere.

Chissà perché, ma mentre sto scrivendo mi viene in mente la canzone Un giorno credi del mio amico Edoardo Bennato:

"Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero...."


Le dichiarazioni di Claudia Mori
Trovo una forma di ipocrisia escluderlo dal Festival. E’ come dire, sei diverso e ti metto da una parte. E’ una cattiveria. Mi piacerebbe vivere in una società più comprensiva. Le droghe fanno malissimo, sia chiaro, ma inizi a dare l’esempio chi dovrebbe darlo, visto che la droga gira anche in Parlamento. Se dovessimo fare una distinzione tra buoni e cattivi, allora a Sanremo non dovrebbe andarci nessuno. Tra l’altro penso che Morgan si riferisse al passato: io ci ho lavorato a X Factor e non mi è sembrato che avesse problemi di questo genere”.
Tratto da: http://www.tvblog.it
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