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21/09/09

Modi di dire

Pranzo.
«Amore sono cotta. Vado a buttarmi giù venti minuti.»
C'è chi schiaccia un pisolino, chi si fa una pennica. I friulani vanno a buttarsi...
Risposta di mio marito: «Ciccia, mi raccomando. Buttati, ma che sia per sempre!»

Ah, ah, ah. Battuta delle ore 14:00

15/09/09

Miss Italia 2009

Lo scorso anno ho seguito Miss Italia con trepidazione, raccontandovi i miei esordi come presentatrice di concorsi di bellezza, discutendo sulle candidate del Friuli in Miss, miss, mia cara miss e commentando l'eliminazione delle taglie regolari in Miss taglia 44. Quest'anno, vuoi per i problemi tecnici di Splinder che mi hanno fisicamente impedito di scrivere sul blog, vuoi per l'interesse centrato sul "generale Milly" - al secolo, Carlucci - per me icona e punto di riferimento lavorativo praticamente da vent'anni - ho deciso di lasciare ogni commento alla fine della manifestazione.

Iniziamo dalla vincitrice del titolo 2009, la calabrese Maria Perrusi. Bella è bella. Con uno sguardo magnetico che buca lo schermo. Niente da dire. L'ho notata la prima sera. Ma a confronto con la 17 che a parer mio meritava la corona - Mirella Sessa - arrivata seconda, è tutta un'altra storia! Credo che Miss Italia debba essere una donna con la D maiuscola, a prescindere dall'età, s'intende. Il viso dovrebbe raccontare una storia, un vissuto. Che lì non ho visto. Il corpo dovrebbe essere femminile e morbido, e dall'alto del suo metro e ottantadue, questa acerba ragazza ricorda più una figura efebica che una degna rappresentante della bellezza mediterranea. Non voglio far la parte dell'invidiosa, per carità. Ho lavorato anni con le miss ed è un lavoro che ho sempre amato. Ma si fa' per ragionare, per discutere dei "costumi" che cambiano. Possibile che tutte le titolate debbano somigliare alle indossatrici d'alta moda? Le donne non sono manichini. E le "piccoline", si fa per dire, come Giulia Luchi - così bella da sembrare persino finta e con il viso da bambola - le scartiamo? Non sono d'accordo su com'è andato il televoto e stranamente quest'anno sono più vicina alla giuria tecnica di quanto sia mai accaduto. La Stampa titola: Miss Italia compie 70 anni. Ma rappresenta veramente le donne italiane? Per me no.

Veniamo ora alle novità portate da Milly Carlucci. "Non ci sentirete mai chiamare una ragazza con un numero - spiega Milly sulla Stampa - le miss si chiamano Maria Rossi o Maria Bianchi etc, non la numero 7 o la numero 50. Abbiamo quindi abolito il numero di identificazione perchè è una questione di rispetto e di dignità". Sono d'accordo. Il numero le spersonalizzava. Ma dal numero siamo passati a togliere anche le curiosità personali. Maria Rossi è alta 1,80. Ok. Indossa la taglia 40. E poi, che altro? Studia? Lavora? E cosa pensa? Le hanno decimate, selezionate da 100 a 60 per snellire la manifestazione. Ma di queste 60 ragazze vorrei sapere qualcosina di più. Sì, certo. Hanno registrato dei promo in video, ma a me interessa sentirle parlare dal vivo. In diretta, non in indifferita, dove si taglia e si cuce a proprio piacere!

"Abbiamo voluto trasformare il concorso in un talent show". L'idea di Milly è buona, anzi ottima. E' giusto far capire alle candidate al titolo che oggi se vogliono farsi strada nel mondo dello spettacolo debbono saper fare di tutto. Ma per far funzionare quest'idea ci vorranno almeno tre edizioni di rodaggio! E' stato infatti evidente, fin dalla prima serata, che per far ballare e cantare le candidate 20 giorni di prove non bastano. La colpa non è solo nella difficoltà oggettiva delle miss - non mi sarei aspettata nulla di più - ma nelle "mancanze tecniche" di chi opera dietro le quinte. Mi riferisco all'esibizione delle "sportive". L'orchestra non ha minimamente supportato, con una voce guida, l'esibizione canora delle ragazze - atto doveroso, se teniamo conto che sono giovanissime, inesperte e tesissime - e le ha costrette a cantare canzoni in tonalità maschili - apriti cielo! - molto più adatte alla voce tonale di Paolo Belli. Roba da matti. Li avrei presi a calci nel sedere. Le poverine viste dal video sembravano rigidi manichini con lo sguardo disorientato che sfiatavano sul microfono. Penose perché mandate allo sbaraglio. E' questo il modo per giudicare il loro talento? Non credo. Sarebbe stato più semplice farle cantare o ballare - Madonna insegna che per fare bene entrambe le cose è necessario il playback - in due momenti distinti. In altre parole, è giusto agevolarle non complicare loro la vita.

Spero che la mitica e professionale Milly Carlucci, che tanto ammiro, legga questo post e faccia un po' di outing. E' stata brava ma so che avrebbe potuto dare molto, molto di più - fosse stata solo un po' meno tesa. E' importante per lei adesso prendersi uno spazio per riflettere su questa "grande macchina da spettacolo" chiamata Miss Italia.

11/09/09

Concorsi di bellezza

Ieri vi stavo raccontando che nel 1985 organizzavo e presentavo le serate di selezione di un noto concorso di bellezza, "Modella Oggi". Ebbene, oggi scartabellando fra gli album di ricordi, ho trovato (incredibile perché non ricordavo di averla) la foto della prima serata - praticamente il debutto - che ho presentato con un collega. Se guardate verso destra, mi vedrete in versione vintage con un microfono giallo in mano (se cliccate sulla foto si apre una pagina più grande). Mio Dio, se penso com'ero conciata... E' anche vero che ero reduce da un brutto incidente automobilistico... Insomma, ragazzi, questa è storia!

dragoclubmed
Questa invece è un po' più recente, fatta dopo il 2000. Sono alle prese con una serata di selezione di "Miss Alpe Adria International" un altro concorso prestigioso che ho presentanto per diversi anni. Non ricordo il luogo ma era una serata all'aperto (da cosa lo capisco? dal foulard che porto al collo: proteggo sempre la mia voce dalle intemperie). E io sembro "Titty il canarino". Sempre in giallo. Tanto per non smentirmi.

lineasprint

08/09/09

Sono passati otto giorni...


La sindrome da rientro esiste. Confermo.

Addio Mike

Se n'è andato un altro pezzo di storia della televisione italiana. Il tam tam in rete annuncia che Mike Bongiorno, il re del quiz, è morto ieri mattina a Montecarlo. La causa probabilmente un infarto.

Pronto a ripartire con una nuova avventura televisiva, un nuovo quiz su Sky intitolato Riskytutto, il presentatore ci lascia alla splendida età di 85 anni. Ho ancora davanti agli occhi la sua recente apparizione a X-Factor dove ci ha deliziati con la sua verve e il grande senso dell'umorismo. E non potrò mai dimenticare le esilaranti gags con Fiorello. Ma anche i ricordi meno recenti affiorano e rapidi vanno a quel giorno, ormai lontano nel tempo, quando ragazzina, al seguito di Rita Pavone, giunsi negli studi di Rete 4 per registrare una puntata di SuperFlash. E' impressa indelebile nella mia mente questa figura di uomo energico, generoso e attento a ogni particolare attorno a lui. Un grande professionista ma anche un insuperabile comunicatore. Sono profondamente colpita da questa morte e mi unisco al dolore della sua famiglia.

04/09/09

Barcellona: istruzioni per l'uso

Se volete fare una vacanza a Barcellona vi consiglio di muovervi con largo anticipo: otterrete prezzi vantaggiosi sia per quanto riguarda i voli che per il soggiorno. Noi ci siamo mossi a marzo per agosto e abbiamo scelto una compagnia aerea low cost di cui avevo letto buone recensioni in rete: Vueling. Partenza da Venezia e arrivo a Barcellona città, aeroporto El Prat. Comodissimo. Con il ceck-in online, la scelta e la prenotazione dei posti, l'assicurazione viaggio e bagaglio, abbiamo spuntato € 170,00 a testa andata e ritorno. La compagnia ci è piaciuta: efficiente, puntuale alla partenza e all'arrivo, niente code in aeroporto e aereo pulitissimo. Come prima esperienza non è andata affatto male!

Una volta arrivati a Barcellona, per andare in hotel abbiamo optato per un taxi. Si poteva fare anche con i mezzi di trasporto pubblici, ma francamente con i due totem che avevamo dietro (leggi grandi valigie) l'impresa sarebbe stata piuttosto ardua. Sapete vero che viaggio con la casa appresso? E allora perché faticare inutilmente? Ad ogni modo la spesa è stata più che onesta: 18,00 euro contro i 15,00 che avremmo speso con gli autobus.

Per il soggiorno avevamo scelto l'Hotel Principal a pochi passi dalla Rambla, nel Barrio El Raval - sicuramente non la parte migliore di Barcellona. Il quartiere, infatti, negli anni passati ha goduto di pessima fama e anche se ora è molto migliorato non è certo il posto più affidabile e pulito della città. Ma la scelta era strategica: a pochi metri, sulla Rambla, c'è la metro e diverse fermate degli autobus. Questo ci ha permesso di muoverci sia a piedi, per visitare la città vecchia, che di spostarci facilmente con i mezzi pubblici. L'hotel è stato ristrutturato di recente, è moderno e pulito ma le stanze sono un po' troppo piccole per i miei gusti. Ok. Ora non prendetemi per rompiballe - non sono l'unica che si è lamentata delle stanze piccole - è vero che amo gli spazi ampi ma per poterci muovere dal letto al bagno senza saltare le valige abbiamo dovuto rinunciare alla matrimoniale e scegliere una camera con letti gemelli! Che fra l'altro erano comodissimi (per fortuna perché son partita con un attacco di fibro ed ero tutta dura e dolorante) e sui quali abbiamo dormito il sonno dei giusti. Mica penserete che andiamo in ferie per fare sesso selvaggio, vero?

Pernottamento e prima colazione a buffet. Fra un'oscillazione di prezzo e l'altra - i weekend a Barcellona costano una cifra - abbiamo speso in due € 830,00 per otto notti. La colazione era buona e molto semplice. Manca un po' la varietà nella scelta, ma non si muore di fame. Servizi aggiuntivi? Se viaggiate con il PC vi danno la connessione Wi-Fi gratuita. E se il PC l'avete lasciato a casa - come ho fatto io - c'è una stanza con 3 Mac a disposizione gratuita dei clienti. Dove litigherete con la tastiera che è tutta scombinata, ma questa è un'altra storia...

La vacanza
Svegliarsi in una città straniera è un'esperienza eccitante. Tanto quanto bere un buon caffè espresso. Di conseguenza, per ogni italiano che si rispetti diventa imperativo localizzare subito un punto di ristoro dove trangugiare l'amata bevanda. E allora, dopo aver fatto colazione e bevuta la "brodaglia" che passava l'hotel, gambe in spalla e via sulla Rambla alla ricerca dell'oro nero! Fortuna ha voluto che proprio a pochi passi, di fronte al Gran Teatre del Liceu (vale la pena fare una visita con guida in lingua spagnola perché troverete una gentilissima signora che con un perfetto accento, scandito e vocalizzato lentamente, racconterà storia e aneddoti di questo bellissimo teatro) ci fosse un bar davvero carino: Il Cafè de l'Opera. Equipaggiati da una Cimbali - garanzia di qualità - servono un caffè espresso che è una libidine. Provare per credere.

Ristoranti € 50,00 in due

Dopo esserci rassicurati sul caffè del mattino è stato facile trovare l'energia giusta per organizzare le visite più interessanti alla città (leggasi Gaudì). Ma rimaneva ahimè un cruccio: trovare dei ristorantini dove mangiare bene, spendendo il giusto (senza farsi pelare solo in quanto turisti) assaggiando piatti tipici locali. La Lonelyplanet suggeriva un localino nel Barri Gòtic specializzato in cucina fusion: Cometacinc. Lì è stata consumata la nostra prima cena romantica a lume di candela (così come la seconda e la terza). Il locale è intimo, piccolo ma caratteristico. La mise en place minimalista come i loro piatti. Io ho preso del petto d'oca marinato con riso nero selvaggio e verdurine grigliate, mentre il maritozzo si è lanciato sul tonno rosso scottato sulla piastra e patatine "brave" (sono una specialità spagnola). Abbiamo mangiato divinamente, bevuto un vinello che ci ha stesi (non siamo abituati a bere ma essendo a piedi abbiamo smaltito in fretta) e assaggiata una favolosa crema catalana.

Un po' diversa invece l'esperienza al ristorante vicino all'hotel nel Barrio El Raval, sempre consigliato da Lonely Planet: El Cafeti. Raggiungerlo fra le viuzze degradate del quartiere non è stato impresa da poco, ma eravamo così stanchi dalla giornata appena trascorsa che l'alternativa era di andare a nanna senza cena. Giammai! Così ci siamo avventurati in un labirinto di viuzze sporche e maleodoranti fino a questo ristorante battuto da italiani. La guida lo suggeriva (quando è stata pubblicata, adesso non più) per la paella di cui la sottoscritta è ghiotta. Grande delusione. Il padellone di riso conteneva pochi pezzi di pollo e qualche pescetto solitario. Niente a che vedere con la paella che avevo mangiato anni fa. La delusione mi ha chiuso lo stomaco, ma la speranza di mangiare il mio piatto preferito non è morta al primo tentativo. E a buon rendere perché chiedendo consigli al titolare dell'hotel è spuntato fuori un ristorante di cucina catalana: Can Culleretes sempre nel quartiere gotico di Barcellona a poche centinaia di metri dall'hotel. Questo locale è ciò che noi italiani definiamo trattoria, ovvero  "mangiare bene e abbondante" a pochi euro. Gestito da donne, efficienti e simpaticissime, il ristorante vanta una tradizione centenaria. La paella era strepitosa - mi sono abbuffata così tanto che non ho chiuso occhio tutta la notte - così come tutto il pesce pescato di giornata, il fritto, la griglia e i dolci. Assolutamente da non perdere!

Inutile dirvi che è diventata tappa fissa dei nostri peccati di gola notturni, a parte le giornate di chiusura - domenica e lunedì - durante le quali ci siamo avventurati sulla Barcelloneta per andare a mangiare al Suquet de l'almirall (purtroppo niente sito) che si trova al Passeig de Joan de Borbó 65. Frequentato da gente del posto, il locale offre una cucina locale molto rinomata (consigliato dalla guida Michelin) con piatti di pesce freschissimo e gustosissimi risotti. Peccato che il personale parli solo catalano stretto: capirsi è stato difficile.

01/09/09

Felicemente a casa

Il viaggio è esperienza. Vita, cultura, odori e sapori. Ma a tutto c'è un limite.
Dopo cinque giorni, cinque, al mare nella casetta dei puffi e nove giorni di caldo afoso - correggo, da bagno turco - a Barcelona (con un L), tornare a casa è come spalancare le finestre dopo un temporale estivo.
Aria fresca e pura.


Ok. Dopo questa vena poetica, faticosamente torno alla vita quotidiana e lavorativa.
Praticamente a fare un cazz perché lo studio è ancora tranquillo. Non vola nemmeno una mosca.
Il momento ideale per scaricare sul PC quelle cinque/seicento foto che ho scattato durante il viaggio. Poi, se vi va, vi racconto la vacanza.
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