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26/02/09

Guardaroba e cambio stagione

Gli abiti sono una parte visiva della nostra personalità e del nostro status lavorativo e sociale. Un vero e proprio investimento per l'immagine. E non soltanto in termini economici. Per farvi un esempio, potremmo paragonare il guardaroba al “magazzino merci” di un commerciante. Le merci sono un “capitale”, denaro che non può restare fermo a deteriorarsi. Va' quindi mantenuto in ordine e pianificato con metodo e organizzazione.

Avete mai pensato a quanto può “valere” il vostro guardaroba? Sarebbe sufficiente conservare tutti gli scontrini d'acquisto degli ultimi due o tre anni. Io l'ho fatto tanto tempo fa, quando mi stavo specializzando sulla comunicazione d'immagine. Roba che mi venga un infarto. Da allora sono molto, molto più oculata nello shopping, soprattutto quando lavoro per gli altri. Ah, se penso a quanti soldi ho buttato facendo acquisti d'impulso - noi donne siamo così... lasciandomi influenzare dalla moda che proponeva quel determinato colore - che una volta rientrata a casa non riuscivo ad abbinare con niente... e scegliendo capi che mi piacevano ma che non mi valorizzavano - e che poi non avrei indossato. Per fortuna è acqua passata. Adesso capita esattamente il contrario: faccio acquisti sempre “ragionati e pianificati”. E voi? Siete consumatori consapevoli o d'impulso? Vi tuffate nella varietà dei colori oppure siete monotematici e aderite al totalblack?

Quante volte è capitato di aprire l'armadio, guardare tutti quei vestiti con aria smarrita, e richiudere dopo un'ora pensando: “non ho niente da mettermi”? Eppure l'armadio è pieno fino a scoppiare! Allora cosa c'è che non va? Il problema è tutto lì: nella pianificazione. Ma per poter pianificare un guardaroba bisogna imparare a gestirne la manutenzione ordinaria, ovvero, il famigerato cambio di stagione. Vi sentite male al solo pensiero di metter mano in tutto quel caos? Niente paura. Seguite i miei consigli e armatevi di molta, molta pazienza.


L'analisi del guardaroba

Il periodo è perfetto. La primavera è alle porte; è giunto quindi il momento di tirare fuori dall'armadio i capi invernali e, prima di riporli, fare un piccolo inventario sulla situazione. Prendetevi tutto il tempo che occorre, ma tenete presente che la “prima volta” è sempre la più difficile. Innanzitutto, vi suggerisco di creare una piccola tabella in word, tipo questa (ne serviranno quattro, una per ogni stagione) dove indicherete: nella prima colonna, voce per voce, tutti i generi di:

- capi spalla
- completi
- giacche
- pantaloni
- gonne
- vestiti
- camicie
- maglie
- gilet

Vi siete già persi? Non sapete cosa sono i capi spalla? Sono quelli che vestono le spalle e che stanno sopra tutto, cioè giacconi, cappotti, piumini, pellicce, soprabiti, impermeabili, trench, ecc. Nella seconda colonna descriverete il tipo di capo - ad esempio, cappotto di lana pesante - e come si presenta: in buono stato, “datato”, da portare in pulitura, taglia piccola, ecc. Nella terza colonna indicherete il colore, nella quarta lo stile: elegante, sportivo, casual, ecc., e nella quinta la quantità. L'ultima colonna lasciatela libera per le considerazioni finali.

Pronti? Ok. Si parte. Iniziamo ad analizzare quello che c'è. Aprite le ante e tirate fuori un capo alla volta, iniziando da quelli più pesanti e che siete sicuri non indosserete più. Osservateli con cura perché questo è il momento per suddividerli in quattro gruppi distinti:

- abbigliamento da "lavoro"
- per il tempo libero
- per il giorno
- per la sera e/o le occasioni importanti (cerimonie, eventi formali, mondani, ecc.)

Adesso disponetevi davanti a uno specchio a figura intera (fatelo di giorno perché la luce è migliore) e indossate un capo uno alla volta analizzandolo con calma. Come vi sentite dentro a quel cappotto? Goffe? Infagottate? Forse il “taglio” è fuori moda, oppure non vi “vedete” più con quelle linee. La gonna è diventata stretta? Con il tempo il corpo di modifica... magari avete messo su qualche chilo di troppo. Meglio metterla da parte... Il colore di quella giacca non vi dona? E' stato un acquisto errato? Allora via! E questo paio di pantaloni? Da quanto tempo è fermo nell'armadio? Decisamente troppo: è ora di disfarsene. Quando si fanno queste “analisi” è bene ricordare che tutto ciò che è diventato piccolo difficilmente verrà riutilizzato (soprattutto se “quella taglia” è un ricordo di gioventù); i capi passati di moda, se non possono essere rimodernati vanno eliminati, così come quelli rovinati, strappati o scoloriti irrimediabilmente. In linea di massima - ma poi ognuno di voi troverà il suo metodo - io codifico l'esito dei capi in questo modo:

B - buttare direttamente nella spazzatura
C - riporre in cantina: taglie piccole o grandi da conservare (della serie non si sa mai) o doppioni che al momento non servono
M - da sottoporre a manutenzione: bottoni che mancano, cerniere da sostituire, orli da riprendere, ecc.
P - portare in pulitura per una rinfrescata
O - ottimo, ok. Il capo sta bene, il taglio valorizza la figura, il colore è giusto e facilmente abbinabile
V - pezzi “vintage” che potete reinterpretare facendoli diventare capi “unici”

Ricordate la colonna della tabella dedicata alle considerazioni finali? Bene. Le lettere vanno riportate lì. Serviranno a tenere sempre sottocchio la situazione del vostro guardaroba. Perché per portare a termine un cambio di stagione ci vuole tempo. Non illudetevi di finire tutto in una giornata! A gettare si sta poco, è vero, ma tutto il resto richiede almeno una settimana di lavoro. Soprattutto se non siete pratici e avete poco tempo da dedicarvi. Iniziate facendo tre pile con B, C, P e M: da buttare, da sistemare in cantina e da mandare in pulitura. Mettete dentro ai sacchi tutto ciò che volete eliminare (vanno benissimo quelli grandi da condominio); poi sarà la volta dello "stoccaggio" in cantina. Munitevi di scatoloni o di sacchi per la biancheria tipo "sottovuoto" che occupano meno spazio e prima di riporli attaccate un'etichetta con la descrizione del contenuto. Fra qualche mese potreste aver bisogno di rintracciare proprio la camicetta che sta lì... Preparate poi i capi da portare in pulitura e quelli che hanno bisogno di manutenzione. Capita sempre più spesso, infatti, che le puliture facciano anche piccoli lavori di sartoria. Nel frattempo potrete dedicarvi ai capi di abbigliamento che restano e cioè quelli che amate, che indossate spesso e nei quali vi sentite a vostro agio e ovviamente a quelli "vintage" che avrete deciso di tenere.

Penso di avervi dato materiale sufficiente sul quale iniziare a lavorare, quindi per oggi mi fermo qui.

22/02/09

De Filippi a Sanremo: questione d'immagine

Ne vogliamo parlare?
Siamo abituati a vedere la De Filippi ad "Amici" in tutte le salse e nei diversi look: dallo stravagante allo sbarazzino, dal jeans con tacco assassino - 15 centimetri - a gonna e camicetta stile impiegata della porta accanto. Ma chi l'ha conciata così ieri sera andrebbe preso a calci nel sedere! A partire dal make up. Ma chi è quel "cane" che le ha fatto un trucco "smoky eyes" - per i non addetti ai lavori tutto quel nero attorno agli occhi - che l'ha invecchiata di 10 anni, rendendo pesante e infossato lo sguardo? Andrebbe radiato! Ma chissenefrega? Tanto, quel trucco va' di moda... Ovvio. E che dire dei capelli? Colate impietose di gel tipo pulcino bagnato. Ok, posso dire che la preferisco con i capelli naturalmente arruffati che le donano un'aria un po' più femminile? Ah, ma certo. Che stupida! L'intento era di darle un'aria da femme fatal. Hai voglia. Altro che aria, lì ci vuole un tifone.

Ma il peggio sono stati gli abiti che ha indossato. Il primo non saprei definirlo. C'era qualche intento dietro a quella scelta? Peccato non avere a disposizione una foto che le renda giustizia - l'ho cercata ma la rete non è ancora aggiornata sui look sanremesi. Comunque, per chi non l'avesse vista sembrava una specie di Minnie vestita a lutto. Decisamente un abito non adatto alla sua figura e al suo stile (ma ce l'ha uno stile?) e completamente fuori luogo le calze pesanti - adatte ad un look sportivo e non a una serata elegante che richiede una calza velata - che le segnavano i polpacci non proprio femminili. Forse faceva freddo lassù in cima alla scala?

Il secondo abito - mi sembra simile al primo e dello stesso stilista - le stava decisamente meglio. Calze e scarpe finalmente giuste.

NB: a Maria stanno particolarmente bene le tinte chiare (qualcuno glielo vuol dire? grazie.) che le donano freschezza e luminosità. Nella colorimetria applicata è una donna "primavera". Dovrebbe quindi evitare il nero preferendo colori chiari e luminosi come tutte le gradazioni dell'azzurro, del verde, dei gialli pallidi e dei rosa. Chiuso NB.

Ad ogni modo, per me poteva restare vestita così tutta la sera. E invece no. Si è cambiata ancora. Il terzo abito mi ha fatto sobbalzare dalla sedia. Lasciamo stare, dai. Maria in abito di pizzo nero "nudelook "è come la sabbia nelle mutande. Mi spiace, ma dopo quella visione non ho più commenti.

PS: Maria, da' retta. Se li paghi son soldi buttati. Se invece è farina del tuo sacco... scrivimi due righe che ti mando volentieri qualche dritta via mail. Anzi no. Chiamami che facciamo prima. Baci.

17/02/09

Un San Valentino col botto

Sì, perché uno pensa: vado a scuola, finisco le lezioni presto senza chiacchiere da corridoio, uscendo faccio la spesa in volata - tanto all'una il super è mezzo vuoto - così rientro prima di lui, cucino un pranzetto sfizioso e nell'attesa preparo l'atmosfera per un pomeriggio dedicato alle coccole. Musica "giusta" del grande Frank (Sinatra), luci soffuse, tende rigorosamente tirate, un bel bagno caldo e profumato cosparso di petali di rose (acquistate fresche al mercato sotto casa), olio da massaggio e dell'ottimo prosecco. Direi perfetto.

E invece no! Il programma si interrompe esattamente lì, alle prime note di Frank. Squilla il cellulare e dall'altra parte arriva una voce agitata. Mia madre con frasi sconnesse avverte che stanno portando papà al pronto soccorso. Ossignoreiddio. Cerco di farmi spiegare cos'è successo ma capisco solo che è caduto dalla sedia a rotelle. Ok. Ricomponiamoci e precipitiamoci a casa dei miei: non serve nemmeno dirlo che siamo già in macchina. Ma come avrà fatto a cadere dalla sedia a rotelle? Forse si è sentito male... con tutti i farmaci che prende... Mio padre ha ottantanni, un parkinson avanzato e una mielopatia degenerativa del midollo osseo. Insomma un quadro incasinato che lo porta a prendere 18 pastiglie al giorno. Fortunatamente ha la fibra forte ma ultimamente perde colpi e dice frasi senza senso. Sì, probabilmente è un malore, o una perdita di conoscenza. Ma la scena che si presenta davanti ai nostri occhi ci lascia di stucco. Mio padre è in salotto disteso a terra, accanto c'è la sedia a rotelle con una staffa divelta. Ha il viso pieno di sangue che esce da un buco in fronte ma non dice una parola. Mia madre cerca di fermare l'emorragia tamponando con gli asciugamani e intanto ci spiega cos'è successo.

“Era tranquillo sulla sedia, con il freno tirato ed era seduto là, dietro il tavolo, in attesa di riportarlo nel letto. L'avevo lasciato solo un attimo per andare a lavare i piatti come faccio sempre. Ma chi andava a pensare una cosa simile? A un certo punto ho sentito un botto pazzesco provenire dal salotto. Sono corsa qui e l'ho visto per terra sotto la carrozzina. Oddio, non capivo come aveva fatto. Lui le mani non le muove! Eppure è riuscito a sganciare il freno e piano piano si dev'essere spinto fino al mobile”.
“Da solo?” sono incredula. “Ma sì, voleva prendere le cioccolate che stanno nel mobile. Ma aveva appena finito di mangiare, accidenti. Chi andava a pensare... Lo vedi il mobile? Ha aperto lo sportello per prendere le cioccolate e dev'essersi chinato pensando di fare chissà che. Ha scardinato lo sportello in legno massiccio!  Poteva perdere un occhio”. Solo in quel momento realizzo e metto a fuoco la scena. “Mamma, scusa, ma gli è andata bene che si è fermato lì. Pensa se fosse caduto direttamente di testa a peso morto”. Il pensiero mi fa venire i brividi alla schiena. “Lui non è come noi che quando cadiamo mettiamo le mani avanti per proteggerci. Non ha questo tipo di reazioni. Se andava giù diretto sul pavimento di marmo si spaccava la testa... Ossignoreiddio, non farmici pensare”. Osservo mio padre e il suo mutismo mi inquieta. “Papà, stai tranquillo, adesso arriva l'ambulanza”. Mi guarda fisso con gli occhi velati. E' presente, lo so, mi ha capito perfettamente e credo sia coscente di "averla fatta grossa". Da quando è totalmente dipendente dalle cure di mia madre si è creato fra loro uno strano legame, tipo vittima e aguzzino. L'aguzzino è ovviamente lei. Suonano alla porta: è il 118. Si parte verso il pronto soccorso. Seguiamo l'ambulanza con la nostra auto. Il pensiero di un pomeriggio di coccole è ormai sepolto dietro l'angoscia. Speriamo non si sia rotto niente. Però, tutto quel sangue...

Ore 17:00. Il pomeriggio prosegue nell'atrio del pronto soccorso. Mio padre è già dentro da un po'. C'è molta gente, molta sofferenza. Mia madre è nervosa, detesta i luoghi chiusi ma anche quelli affollati. Mio marito cerca di distrarla. Si attende. Arriva un caso urgente. Un bimbo è annegato in piscina, ha perso conoscenza. Un uomo si è preso il braccio nella motosega perde molto sangue. Una donna al terzo mese di gravidanza ha avuto un incidente d'auto. Passa un'ora e ancora non si sa nulla, ma mio padre deve prendere le medicine a intervalli regolari. Ore 18:00. Parliamo con i paramedici: stanno facendo controlli. Ok, ho capito. “Mamma dammi le chiavi che vado a casa a prendere le medicine, tu è meglio che resti con lui”. Mio marito si offre di andare a prenderle nel frattempo qualcosa da bere. Quando ritorno non si sa ancora nulla ma fanno entrare mia madre. Passano i minuti, poi la notizia: è tutto a posto. Ha un lieve trauma cranico ma può tornare a casa. Gli hanno dato dei punti e hanno dovuto ricucire una piccola aorta che sta sopra il lobo occipitale. Ecco il perché di tutto quel sangue. Tutto sommato sta bene è solo un po' frastornato. E te credo! Con quel botto. Chiediamo un'ambulanza per il rientro a casa ma sono tutte fuori e fino all'indomani non ce n'è. Che fare? I medici propongono di tenerlo per la notte ma mia madre è irremovibile. La sua "ansia" da ospedale non le permette di rimanere ulteriormente. Meglio caricarlo in macchina. Ma la nostra è una station ed è troppo bassa per farlo stare comodo (non piega bene il collo). Mio marito ed io ci guardiamo un attimo con aria smarrita. Il Megan? Sì ma è a casa... Vabbe' capito. “Mamma tu rimani qui con papà, noi andiamo a casa, prendiamo il Megan e ritorniamo a prendervi.

Escludendo la parte dove, in tre infermieri, a fatica, hanno caricato mio padre in auto permettendoci di partire, ed escludendo anche la parte dove, fuori casa dei miei abbiamo dovuto suonare al vicino chiedendogli di darci una mano per tirare fuori mio padre dall'auto e sistemarlo sulla sedia a rotelle - unico modo per portarlo in casa - direi che tutto sommato alle 21:30 potevamo finalmente tirare un sospiro di sollievo. Papà dormiva placido nel letto, mia madre piangeva scaricando la tensione e noi... noi eravamo così stravolti che siamo andati a letto senza cena. E San Valentino? Non osate fare domande...

12/02/09

Chiedete scusa a Beppino Englaro

Non per alimentare ancora la polemica ma solo per pensiero condiviso pubblico questo articolo di Roberto Saviano tratto dal suo sito ufficiale.


DA ITALIANO sento solo la necessità di sperare che il mio paese chieda scusa a Beppino Englaro. Scusa perché si è dimostrato, agli occhi del mondo, un paese crudele, incapace di capire la sofferenza di un uomo e di una donna malata. Scusa perché si è messo a urlare, e accusare, facendo il tifo per una parte e per l'altra, senza che vi fossero parti da difendere.

Qui non si tratta di essere per la vita o per la morte. Non è così. Beppino Englaro non certo tifava per la morte di Eluana, persino il suo sguardo porta i tratti del dolore di un padre che ha perso ogni speranza di felicità - e persino di bellezza - attraverso la sofferenza di sua figlia. Beppino andava e va assolutamente rispettato come uomo e come cittadino anche e soprattutto se non si condividono le sue idee. Perché si è rivolto alle istituzioni e combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, ha solo chiesto che la sentenza della Suprema Corte venisse rispettata.

Senza dubbio chi non condivide la posizione di Beppino (e quella che Eluana innegabilmente aveva espresso in vita) aveva il diritto e, imposto dalla propria coscienza, il dovere di manifestare la contrarietà a interrompere un'alimentazione e un'idratazione che per anni sono avvenute attraverso un sondino. Ma la battaglia doveva essere fatta sulla coscienza e non cercando in ogni modo di interferire con una decisione sulla quale la magistratura si stava interrogando da tempo.

Beppino ha chiesto alla legge e la legge, dopo anni di appelli e ricorsi, gli ha confermato che ciò che chiedeva era un suo diritto. È bastato questo per innescare rabbia e odio nei suoi confronti? Ma la carità cristiana è quella che lo fa chiamare assassino? Dalla storia cristiana ho imparato ha riconoscere il dolore altrui prima d'ogni cosa. E a capirlo e sentirlo nella propria carne. E invece qualcuno che nulla sa del dolore per una figlia immobile in un letto, paragona Beppino al "Conte Ugolino" che per fame divora i propri figli? E osano dire queste porcherie in nome di un credo religioso. Ma non è così. Io conosco una chiesa che è l'unica a operare nei territori più difficili, vicina alle situazioni più disperate, unica che dà dignità di vita ai migranti, a chi è ignorato dalle istituzioni, a chi non riesce a galleggiare in questa crisi. Unica nel dare cibo e nell'essere presente verso chi da nessuno troverebbe ascolto. I padri comboniani e la comunità di sant'Egidio, il cardinale Crescenzio Sepe e il cardinale Carlo Maria Martini, sono ordini, associazioni, personalità cristiane fondamentali per la sopravvivenza della dignità del nostro Paese.

Conosco questa storia cristiana. Non quella dell'accusa a un padre inerme che dalla sua ha solo l'arma del diritto. Beppino per rispetto a sua figlia ha diffuso foto di Eluana sorridente e bellissima, proprio per ricordarla in vita, ma poteva mostrare il viso deformato - smunto? Gonfio? - le orecchie divenute callose e la bava che cola, un corpo senza espressione e senza capelli. Ma non voleva vincere con la forza del ricatto dell'immagine, gli bastava la forza di quel diritto che permette all'essere umano, in quanto tale, di poter decidere del proprio destino. A chi pretende di crearsi credito con la chiesa ostentando vicinanza a Eluana chiedo, dov'era quando la chiesa tuonava contro la guerra in Iraq? E dov'è quando la chiesa chiede umanità e rispetto per i migranti stipati tra Lampedusa e gli abissi del Mediterraneo. Dove, quando la chiesa in certi territori, unica voce di resistenza, pretende un intervento decisivo per il Sud e contro le mafie.

Sarebbe bello poter chiedere ai cristiani di tutta Italia di non credere a chi soltanto si sente di speculare su dibattiti dove non si deve dimostrare nulla nei fatti, ma solo parteggiare. Quello che in questi giorni è mancato, come sempre, è stata la capacità di percepire il dolore. Il dolore di un padre. Il dolore di una famiglia. Il "dolore" di una donna immobile da anni e in una condizione irreversibile, che aveva lasciato a suo padre una volontà. E persone che neanche la conoscevano e che non conoscono Beppino, ora, quella volontà mettono in dubbio. E poco o nullo rispetto del diritto. Anche quando questo diritto non lo si considera condiviso dalla propria morale, e proprio perché è un diritto lo si può esercitare o meno. È questa la meraviglia della democrazia. Capisco la volontà di spingere le persone o di cercare di convincerle a non usufruire di quel diritto, ma non a negare il diritto stesso. Lo spettacolo che di sé ha dato l'Italia nel mondo è quello di un paese che ha speculato sull'ennesima vicenda.

Molti politici hanno, ancora una volta, usato il caso Englaro per cercare di aggregare consenso e distrarre l'opinione pubblica, in un paese che è messo in ginocchio dalla crisi, e dove la crisi sta permettendo ai capitali criminali di divorare le banche, dove gli stipendi sono bloccati e non sembra esserci soluzione. Ma questa è un'altra storia. E proprio in un momento di crisi, di frasi scontate, di poco rispetto, Beppino Englaro ha dato forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Sarebbe bello se l'epilogo di questa storia dolorosa potesse essere che in Italia, domani, grazie alla battaglia pacifica di Beppino Englaro, ciascuno potesse decidere se, in caso di stato neurovegetativo, farsi tenere in vita per decenni dalle macchine o scegliere la propria fine senza emigrare. È questa l'Italia del diritto e dell'empatia - di cui si è già parlato - che permette di rispettare e comprendere anche scelte diverse dalle proprie, un'Italia in cui sarebbe bellissimo riconoscersi.
Il sito ufficiale di Roberto Saviano


Commenti:

12 Febbraio 2009 - 18:05
 
la chiesa non è quella di un papa che parla di povertà, benedicendo con le mani ingioiellate. io non credo, se un dio esiste, che risieda in san pietro.... bensì tra coloro che realmente operano per gli altri, oltre ogni ipocrisia. quanto alla faccenda Englaro mi sono già espresso.... dopo 17 anni di violenza alla figlia non hanno saputo fare di meglio che farne anche al padre. Fedifrago

13 Febbraio 2009 - 13:18
 
@Fedigrafo
Sono d'accordo. Da vera credente sono incredula dal comportamento di chi si dice "cattolico" nella forma ma non lo è nella pratica. Non giudicare, perdona, accogli e comprendi... sono termini sconosciuti ai più. E il libero arbitrio dove lo mettiamo? Vorrei esser lasciata libera di decidere come morire, perché sono convinta che se Dio mi ha dato la vita ha anche scritto il mio destino, il mio percorso di vita e di morte. In questo caso chi sono io per oppormi alla sua volontà cercando di perseguire l'immortalità a tutti i costi attraverso la tecnologia? Se devo morire, se è giunta la mia ora, è giusto che me ne vada con dignità non che resti a "vegetare" in un letto d'ospedale per anni distruggendo la vita di chi mi vuol bene. Se passa la legge di cui si è parlato ieri sera ad Anno Zero lo stato mi obbligherà a vegetare contro la mia volontà! Questa non è più democrazia e rispetto dei diritti civili ma un governo TALEBANO
 
14 Febbraio 2009 - 10:16
 
sappiamo che quello che è la chiesa e quello che è la religione sono due cose diverse;spero che prima o poi ci si ricordi quale delle due da aiuto e conforto ai più e che se non altro Beppino ed Eluana abbiano ricordato a tutti quello che succede se si dimentica di sentire invece che di pensare...Anonimo
 




09/02/09

Anche i mariti migliori a volte

Anche i mariti migliori a volte si meritano qualche strillo. Perché io capisco che sabato sera ci siamo beccati la chiusura dell'A4 perché dovevano montare il palco per lo psiconano che inaugurava il passante di Mestre e per andare a Padova abbiamo fatto il giro del globo passando per il mare. Capisco che siamo rientrati alle tre del mattino e ci siamo alzati alle otto perché avevamo un corso di aggiornamento al quale non potevamo rinunciare. Capisco pure che siamo tornati a casa cotti come due pere al forno e che l'unico stimolo di vita era raggiungere il divano e stravaccarci a fare zapping...

Quello che non capisco è: perché abbiamo acquistato un lampadario se c'è ancora la lampadina che pende dal soffitto con i fili scoperti? perché abbiamo preso quelle belle scatole verdi all'Ikea che dovrebbero essere montate e sistemate nella libreria con lo scopo di contenere tutte le tue scartoffie se le tue scartoffie sono ancora in disordine sparso sulla nostra scrivania? perché i tuoi costumi da bagno girano ancora per casa in attesa di collocazione se siamo rientrati dalle terme da più di quindici giorni? perché le tue scarpe non sono mai nella tua scarpiera ma sono sempre nella mia? perché le carte dell'ufficio non stanno in ufficio e ci invadono casa? perché conserviamo tutti gli imballaggi di telefonini che non abbiamo più? perché? perché? perché?

04/02/09

Eluana è a Udine

Porta a porta.
La giornalista in collegamento da Udine ieri sera commenta con stupore che non ci sono udinesi assembrati sotto le porte della clinica La Quiete. Eppure la città è piena di telecamere...

Mia cara giornalista non c'è nulla di che meravigliarsi. Forse gli udinesi come tanti altri cittadini italiani hanno deciso di tenere un rispettoso atteggiamento di silenzio attorno ad una vicenda che ha tutto dell'"evento mediatico" e nulla di privato come invece dovrebbe essere. Il caso Eluana Englaro lo state strumentalizzando voi!

Le parole del professor De Monte invitano alla riflessione: "Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino... Io penso che tutta la società civile dovrebbe fare un grosso ripensamento su questa tematica e soprattutto sullo scollamento che su questo problema esiste tra il sentire sociale e la posizione della politica e della Chiesa".

Ognuno ascolti la sua coscienza e rifletta.
Ma non solo su questo caso.
Il problema è più vasto.

Perché se come dice il vescovo di Udine, mons. Brollo, bisogna tutelare una persona vivente allora dobbiamo ridiscutere anche sull'aborto. E dare una definizione precisa di che cos'è la vita. E legiferare sul  testamento biologico.


Commenti:

04 Febbraio 2009 - 11:38
 
Ho pensato spesso a te sentendo le notizie su Eluana, sull'aria che si respira ad Udine....è un dramma, comunque la si veda. Però devo dirti che mi mette ansia il fatto che la lascino lì a morire di sete e fame, anche se dicono che non sente nulla. Alla fin fine lo sanno solo Dio ed Eluana come ci si sente davvero. Un abbraccio, Elisa ...TVB e mi mancano le nostre chiacchierate ma devo finire le correzioni della tesi...a prestissimo!!!!! 
 
04 Febbraio 2009 - 12:14
 
ci indigniamo quando si abbandonano le bestie! ci adiriamo quando un albero viene abbattuto, e quando lasciano morire di fame e di sete un essere umano è tutto normale? se proprio vuole ammazzarla, perché non la fa macellare all'estero con una dose massiccia di pentotal almeno non soffre, al posto di procurarle una lunga agonia di 15 20 giorni.Faccio una domanda: vi è mai capitato in sogno di parlare e non essere sentiti? chi ci assicura che lei risponda siamo noi che non la sentiamo. un esempio con gli extraterrestri: non esistono perché non riusciamo a comunicare con loro, pero' non pensiamo che magari loro per comunicare usano strumenti diversi da quelli oggi conosciuti. potrebbe essere il caso di Luana :che sia viva è sicuro tanto è che svolge tutte le sue funzioni vitali, mestruazioni comprese. lei comunica con noi ma noi non percepiamo oggi con gli strumenti che abbiamo. un sordo 100 anni fa restava sordo, oggi esistono le protesi e può sentire ecco noi siamo i sordi in attesa di protesi, e perché noi siamo sordi (e ciechi) un essere umano deve essere giustiziato ( non a caso la chiamano esecuzione la sentenza emessa dalla corte.) penso che il buon Dio si ricorderà di queste persone un giorno quando compariranno davanti a Lui. Mi dispiace di una cosa che nessun prete potrà mai rimettere un peccato così grave. loro sanno quello che stanno facendo e ne saranno responsabili soprattutto davanti a Dio. Giacomo
 
04 Febbraio 2009 - 12:30
 
Lasciamo ai preti i loro peccati che ne hanno abbastanza da scontare e pensiamo a questo. Non si sta discutendo di "condannare a morte" una persona, ma di rispettare la sua volontà espressa in vita e cioè di non continuare una "vita" in queste condizioni - sempre che si possa chiamare vita perché sull'argomento non ne sappiamo un granché. Perché dobbiamo obbligarla a vegetare se non è questo che voleva?Tempo fa parlavo con alcuni amici medici a proposito delle sofferenze dei malati di SLA, sclerosi laterale amniotrofica. Malattia tremenda. Ebbene, loro sono i primi a dire che vogliono il testamento biologico e che nel caso non vorrebbero cure, proprio perché assistono giorno dopo giorno al calvario di queste persone.
 
05 Febbraio 2009 - 19:45
 
Ciascuno è libero di manifestare il proprio pensiero, secondo coscienza e credenza.Ma non deve essere libero di imporlo a chi abbia manifestato diverse intenzioni, e quindi sì al testamento biologico.Chi dice che nessuno ha il diritto di lasciarla morire non si domanda quale diritto abbia lui di imporre, invece, la tortura quotidiana a questo povero essere? E se è convinto che possa soffrire, allora per quanti anni ancora vuole imporre sofferenze alla ragazza? Fedifrago

10 Febbraio 2009 - 01:31
 
C'era una sentenza della Cassazione, in mancanza di una normativa definita, che ci toglieva d'impaccio. Purtroppo questo è il paese dove le sentenze passate in giudicato si ridiscutono ad libitum mediante decreti d'urgenza retroattivi.Se poi qualcuno vuol sapere la mia opinione, posto che interessi, io mi chiedo perché si debba contrastare ogni forma di intervento innaturale sull'origine della vita (anticoncezionali, aborto, fecondazione assistita), e invece bisogni sostenere a tutti i costi un intervento innaturale sulla morte. Senza le odierne tecnologie, Eluana Englaro e tutti i degenti in stato vegetativo irreversibile sarebbero stati morti e stramorti da tempo, perché di fatto la natura quello vorrebbe. Diciassette anni immobili in un letto può essere considerata o meno vita, ma di certo non è una cosa naturale, se per natura si intende quel che vuole Dio. Io PER ME sono contrario all'aborto, alla fecondazione assistita, ma non per gli altri. E forse, fossi un familiare di una persona in quelle condizioni, forse sarei a favore della prosecuzione innaturale di quella vita. PER ME. Ma non posso imporlo a chi non lo è.Comunque via, è morta, ora non se ne parlerà più per 5-6 anni. Ora, secondo i miei calcoli, dovrebbero tornare di moda i pitbull (visto che gli stupratori rumeni già stanno finendo il proprio ciclo). reoconfesso

10 Febbraio 2009 - 14:05
 
@reoconfesso
Io sono credente e in quanto tale so perfettamente che Dio ci ha lasciato il "libero arbitrio" ovvero la facoltà di scelta. Qualunque essa sia. Se Lui, che ci ha creato, rispetta le nostre scelte perché non possiamo farlo noi verso gli altri? Qui si continua a distogliere l'attenzione (sciacallaggio politico l'hanno chiamato) dalla vera questione: è un mio diritto chiedere la sospensione delle cure se non voglio più vivere in queste condizioni? Io da cittadina dico di sì soprattutto in funzione del fatto che se si è data l'opportunità alle donne di decidere sulla vita di un bambino - vedi aborto - perché non dare al cittadino l'opportunità di decidere come vivere o morire?
 
10 Febbraio 2009 - 14:32
 
Saperla morta è un sollievo; penso a quei poveri genitori e al dispiacere di questi diciassette anni. Preghiamo per lei e per loro. Teresa (CO)

02/02/09

Kabuki

KabukiBrushScrive Saby77
"... possibile che per acquistare i pennelli da trucco debba chiedere un mutuo? Sto cercando un pennello per la terra, piccolino da borsetta tipo kabuki, ma nelle profumerie trovo soltanto pennelli che superano i € 35,00. A me sembrano decisamente cari... Mi puoi aiutare tu?"

Colgo l'occasione per aggiornare il post sui pennelli da trucco parlandovi del kabuki oggetto di culto per le patite del mineral make up - trucco minerale. Cos'ha di diverso da un normale pennello per la terra? Nulla. Solo le dimensioni. Il manico è cortissimo - tre, quattro centimetri di lunghezza - le setole sono molto dense e infustate su base rotonda, perfetto quindi per tutte le polveri da stendere sul viso con movimenti circolari. Perché costa così tanto? Perché essendo "di moda" ci stanno marciando alla grande. Vuoi un mio consiglio? Cerca nelle profumerie della tua città quelle che vendono i prodotti della Prestige Cosmetics e acquista il loro kabuki. E' quello della foto a fianco. Piccolo, morbido, in pelo sintetico. Ce l'ho da settembre scorso e va benissimo. Il costo? Circa € 6,00. Più che onesto!
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